Amore e Odio verso se stessi

Amore e Odio verso se stessi. La potenza delle emozioni distruttive rivolte a se stessi e l'importanza di un corretto dialogo interiore
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Nel 1989, durante uno dei primi incontri internazionali di maestri buddhisti, noi insegnanti occidentali portammo all’attenzione di tutti l’enorme problema del senso di inferiorità, dell’autocritica, della vergogna e dell’odio di sé che tanto spesso emerge nella pratica degli studenti occidentali. Il Dalai Lama e altri maestri orientali erano stupefatti: non riuscivano quasi a comprendere l’espressione “odio di sé”. Al Dalai Lama ci vollero dieci minuti buoni di confabulazioni con il suo traduttore Gheshe Thubten Jinpa solo per capirla; poi si voltò verso di noi e ci chiese quanti di noi avevano fatto esperienza di questo problema in se stessi e nei propri studenti. Ci vide annuire tutti affermativamente. Sembrava sinceramente sorpreso: “Ma è un errore!” disse, “ogni essere è prezioso!

Dal testo “Il Cuore Saggio” di Jack Kornfield

 

L’estratto appena riportato ci offre la preziosa opportunità di renderci conto di quanto potenti e distruttivi siano a volte alcuni sentimenti negativi che, più o meno inconsapevolmente, rivolgiamo verso noi stessi. Dall’incredulità del Dalai Lama verso questo tipo di situazioni, possiamo intuire che negli ambiti in cui la preziosità della vita, di ciascuna vita, è realmente valorizzata, nessun essere è minimamente sfiorato dal pensiero di rivolgere qualche tipo di sentimento negativo verso se stesso.

Per quanto possa sembrare paradossale, non sono poche oggi le persone che si precludono possibilità di crescita, di benessere economico o affettivo, non solo pensando di non meritarlo, ma addirittura rivolgendo verso se stesse pensieri o parole fortemente avversativi. Non si tratterebbe in questo caso di qualche forma di masochismo patologico, ma più semplicemente (e più diffusamente) dell’incapacità di rendersi conto di quanto il nostro dialogo interiore sia funzionale al nostro equilibrio interiore.

Il fenomeno opposto potrebbe probabilmente essere descritto come una qualche forma di “narcisismo”, in cui l’individuo, ben lontano da una serena e sincera capacità di autoanalisi e autocritica, assume semplicemente come dato di fatto la propria grandiosità, importanza, ecc. Non è però escluso che questo tipo di manifestazione non possa originare da un fenomeno ipercompensatorio le cui radici affondano proprio in una inconsapevole e profonda autosvalutazione. E’ quindi del tutto evidente quanto sia importante aiutare se stessi a comprendere il tipo di dialogo che ha luogo all’interno della propria mente.

E tutto questo deve partire da una seria auto-osservazione sul tipo di educazione a cui siamo stati assoggettati. Il fenomeno dell’autocritica pesante e dell’odio verso se stessi emerge generalmente in quei contesti personali in cui si è stati abituati a credere di non meritare le cose o a credere che determinati eventi spiacevoli o dolorosi siano accaduti a causa nostra. Si innescano quindi dei processi depressivi e autosvalutativi che tendono a perpetuarsi a causa anche del permanere di un distorto dialogo interiore, e soprattutto dell’assenza di consapevolezza circa la propria natura, autenticamente spirituale e preziosa all’economia del Tutto.

Psicologo Online - Amore e odio verso se stessiSi tratta evidentemente di un problema di natura sostanzialmente esistenziale, la cui soluzione non può che svilupparsi mediante l’evolversi in noi stessi di una nuova consapevolezza e di una nuova abilità nell’osservare la nostra relazione con il mondo e con noi stessi. In nostro soccorso può venire una tecnica “spirituale” storicamente piuttosto nota in tutte quelle tradizioni che attribuiscono grande importanza al lavoro interiore, e che sta ricevendo un certo apprezzamento anche in contesti psicologici moderni: la tecnica del “come se”. Possiamo infatti iniziare a pensare a come sarebbe diversa la nostra vita se… (se ci considerassimo degni di amore, se ci considerassimo meritevoli di una serie di cose, se ci considerassimo persone nobili e sagge, ecc.). Non basta però pensarci abbandonandosi ad un passivo fantasticare.

E’ necessario uno sforzo attivo di immaginazione creativa, meglio se accompagnata dal potere della visualizzazione e da un vissuto emozionale congruente, potente e sincero.
In sostanza, dal punto di vista di una autentica Psicologia dell’Anima, si tratta sostanzialmente di essere consapevoli della propria Natura, del posto che occupiamo all’interno dell’Universo. Se l’Universo è concepibile come un “tutto armonico”, non sarebbe il medesimo in assenza di ciascuno di noi. Se è vero che nessuno di noi può sentirsi autorizzato a pensare di contare troppo e men che meno a comportarsi di conseguenza, è altrettanto vero che ciascuno di noi ha importanza in quanto essere umano e che le persone che tendono all’autosvalutazione dovrebbero fare uno sforzo sincero per osservare entro se stesse la propria natura spirituale, il proprio appartenere “all’umanità come un tutto” e le infinite possibilità di sviluppo ed espansione di coscienza che giacciono in ciascuno di noi.
Come esempio di autoriflessione molto illuminante e produttiva, invitiamo a leggere la poesia di Marianne Williamson: “La nostra paura più profonda

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