Dialogo interiore e pensiero responsabile

Forse non ci preoccupiamo mai abbastanza di fare attenzione al nostro dialogo interiore. Esso può essere davvero determinante per il nostro benessere psicologico, perchè "l'energia segue il pensiero"
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Il dialogo interiore: “l’energia segue il pensiero”

Qualunque tipo di intervento psicologico è basato, in ultima istanza, sulla “parola”, e dunque sulla verbalizzazione dei propri pensieri, stati d’animo, desideri, frustrazioni, ecc. Basterebbe dunque questa semplice osservazione per rendersi conto dell’importanza sia della forma che del contenuto del nostro dialogo interiore.

Se ci soffermassimo ad analizzare il nostro dialogo interiore in maniera trasparente e sincera, ci renderemmo immediatamente conto del suo impatto sul nostro benessere psicologico quotidiano. Come afferma un antichissimo aforisma spirituale, infatti, “l’energia segue il pensiero”. Dal punto di vista simbolico-interpretativo più semplice e psicologico esso suggerisce che tutto ciò verso cui indirizziamo il nostro pensiero tende a mantenersi in vita. Le nostre energie non hanno di certo una volontà propria. Esse fluiscono esattamente lungo la direzione tracciata dai nostri pensieri, e in quella stessa direzione producono i loro effetti.

Oltre a questo, il fatto che l’energia fluisca nella direzione del nostro pensiero implica anche che tutto ciò su cui focalizziamo il nostro dialogo interiore tende ad essere alimentato e di conseguenza a perpetuarsi. Questo vale naturalmente per i pensieri positivi, ma vale in modo particolare per tutto ciò che ha un impatto negativo sul nostro stato d’animo.

E’ dunque estremamente importante essere consapevoli del fatto che, quando qualcosa causa in noi sofferenza, la cosa più sbagliata che possiamo fare è rimanere costantemente focalizzati su di essa, mantenendola viva nella nostra mente.

Psicologo Online - dialogo interiore

Usare saggiamente il dialogo interiore

A volte abbiamo bisogno di confidare a qualche persona fidata i tormenti o le sofferenze che costituiscono l’oggetto dei nostri pensieri in un dato momento. Se abbiamo la fortuna di essere ascoltati con sincero interesse ed empatia, l’aiuto che riceviamo è senza dubbio prezioso. Parlarne in questo modo è cosa ben diversa dal mantenerci in uno stato di chiusa focalizzazione sul nostro dialogo interiore. E’ bene prestare particolare attenzione per evitare che la ricerca di una comprensione empatica del nostro vissuto non sconfini in una chiusa focalizzazione della nostra attenzione su di esso, senza la possibilità di svincolarsi.

Per la stessa ragione, quando si desidera affrontare un problema psicologico è sempre saggio valutare l’effettiva utilità di insistere nella ricerca delle cause nel passato della persona, dal momento che questo la costringe a concentrarsi sul problema anziché sulla soluzione.

In tutto questo non si desidera avallare alcune posizioni pseudo-psicologiche o pseudo-spirituali piuttosto diffuse oggi che tendono ad illudere le persone che i propri problemi psicologici possano essere risolti “magicamente”. Ci limitiamo qui a ricordare che un cambiamento psicologico autentico e profondamente evolutivo non può che essere prodotto da una genuina rielaborazione consapevole, implicante l’applicazione della componente più luminosa della volontà e risultante in un’autentica espansione nella qualità della propria coscienza.

Tutti i cambiamenti, indipendentemente da come vengono ottenuti, che non comportano espansione di coscienza possono certamente rendere la vita più semplice ma non “guariscono” l’Anima delle persone dotate di intelletto e sensibilità più profondi.

Questo ci deve rendere consapevoli del grande potere creativo e realizzativo di cui possiamo disporre imparando a formulare ed utilizzare i pensieri nella maniera più corretta, così come ci dovrebbe rendere consapevoli del grande spreco di energie vitali a cui ci assoggettiamo cedendo a pensieri disarmonici o inutili.

Il dialogo interiore e la responsabilità dei propri pensieri

Per quanto possa sembrare assurdo, è necessario dunque imparare ad assumersi la responsabilità dei propri pensieri. Quanto più siamo in grado di imparare a formulare pensieri armonici, costruttivi ed equilibrati, tanto più le nostre energie psichiche ed emotive tendono a produrre in noi sentimenti di pari levatura.

E’ sorprendente a questo proposito notare come si possa beneficiare di un sollievo da situazioni di pessimismo e di disagio, anche di antica data, semplicemente imparando a distogliere da essi il pensiero e di conseguenza l’energia che li alimenta. Ma come ci ricorda Roberto Assagioli, combattere contro una tendenza psicologica o emotiva errata è estremamente difficile e la sconfitta è quasi certa. Molto più saggio a questo proposito è lo spostamento del focus dell’attenzione su qualcosa che coinvolga e riorienti le nostre energie creative.

Non si tratta di un banale “mantenere la mente occupata” al fine di non pensare al problema. Si tratta piuttosto di ridirezionare il pensiero verso scenari di realtà molto più positivi, creativi ed evolutivi. Per una persona depressa, una cosa è rifugiarsi in attività distraenti (come lo shopping), la cui “utilità” si esaurisce non appena il comportamento termina, altro è dedicarsi a qualcosa di intensamente creativo (come un’attività realmente artistica), che riattiva il desiderio verso la vita, l’amore e la bellezza.

Abbiamo a questo proposito già parlato di quanto può essere utile pensare al proprio modello ideale, coltivandolo ed intensificandolo nel tempo. Ed abbiamo anche accennato all’importanza di fare posto nella nostra mente a pensieri di gratitudine, capaci di portare un raggio di luce anche negli animi più attanagliati da dense nubi.

Oggi desideriamo ricordare quanto la possibilità di sperimentare uno stato di reale gioia equilibrata possa dipendere in larga parte dal modo in cui ci rendiamo responsabili dei nostri pensieri. Possiamo aiutarci ricordandoci semplicemente che “come un uomo pensa nel suo cuore, tale egli è”. Ciò che pensiamo a livello della nostra parte più profonda e personale è, di fatto, ciò che siamo.

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