Disagio Esistenziale e Senso della Vita

"L'uomo non può sopportare una vita priva di senso"
(C.G.Jung).
La ricerca del "Senso della vita" come potente strumento di reinterpretazione e "cura" del moderno "Disagio Esistenziale".
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Senso della Vita e Psicologia

Dare un senso alla realtà che sperimentiamo e fornire risposte al senso di vuoto esistenziale che cerchiamo compulsivamente di colmare, fa senza dubbio parte di questioni su cui è compito della Filosofia interrogarsi. Quando il disagio esistenziale provoca un tipo di sofferenza psicologica tale da richiedere un aiuto, anche lo Psicologo può profiquamente trarre dalle stesse fonti filosofiche alcuni elementi di profonda ispirazione.

Questa “ispirazione” può fornire alle persone chiavi di lettura e di reinterpretazione della realtà che possano risvegliare quel contatto con la propria interiorità più sublime, che da solo basta a garantire quell’autentico benessere psicologico derivante da una vita ricca di Senso.

Non a caso Carl G. Jung affermava che “L’uomo non può sopportare una vita priva di senso”. La totale atomizzazione verso il nulla o verso l’assenza di senso è qualcosa che tendiamo a combattere (anche se spesso solo inconsciamente), perchè siamo interiormente predisposti a cercare un senso alla nostra esistenza.

Oggi si ripete spesso che la moderna società spinge le persone sempre più pericolosamente verso modelli di comportamento individuale che svuotano l’esistenza di quei valori che dovrebbero invece esserne il fondamento. La vita frenetica nelle grandi città dei paesi più economicamente avanzati tende a suggerire “modelli ideali” basati sulla pericolosa illusione che un’affermazione personale fondata sul “principio del piacere” sia l’unico strumento che possa garantire la felicità. La vita diviene così sempre più orientata all’estroversione e al conformismo, con la conseguente perdita di quel prezioso contatto interiore con la sola fonte che può garantire una Gioia autentica e stabile, svincolata dall’impatto degli eventi della vita.

Sembra dunque alquanto probabile che oggi, molti degli attuali disagi psicologici, abbiano origine dal fatto che non abbiamo un’idea precisa di quali siano gli ideali verso cui orientare la nostra esistenza, costringendo noi stessi ad adattarci a quei modelli sociali rispetto ai quali sembrano non esserci alternative se si desidera procurarsi adeguate risorse materiali e crescita personale grazie all’affermazione sociale e lavorativa.

Il “senso di vuoto interiore” e l’assenza di punti di riferimento filosofico-spirituali in grado di arricchire la nostra esistenza di autenticità, ci condannano al disorientamento e alla drammatica condizione di non essere in grado di accogliere gli eventi della vita, qualunque essi siano, con quella salda consapevolezza interiore che caratterizza l’uomo in grado di osservare le cose dal punto di vista di una “Saggezza senza tempo”. Anche i più piccoli ostacoli sembrano oggi insuperabili e la “ricaduta narcisistica” che subiamo di fronte ad essi può generare nel nostro animo una deflessione del tono dell’umore (fino a tendenza depressive clinicamente rilevanti) e molta frustrazione.

Il ruolo della Psicologia e dello Psicologo attento alla questione del “senso della vita” deve oggi pertanto essere quello di sapersi spingere in quei territori che conducono alla Trascendenza, alla pienezza interiore e a quel senso di Realizzazione esistenziale che annulla ogni pena. E’ questa una Psicologia che deve saper guardare al futuro dell’uomo, oltre che al suo passato, ricercando nel potenziale psicologico-spirituale inespresso la chiave che apre quella preziosa porta di un ricco mondo interiore che da solo basta a “guarire” molti disagi provocati da quel buio narcisismo moderno verso il quale veniamo costantemente richiamati.

Carl Gustav Jung sul Senso della Vita

Che consiglio darebbe alle persone negli ultimi anni della loro vita per aiutarle in questo atteggiamento quando, per la maggior parte, probabilmente credono che la morte sia la fine di tutto?

Ho avuto in trattamento molte persone anziane ed è molto interessante osservare come reagisce l’inconscio di fronte all’apparente minaccia di una fine totale. Ebbene … non la considera.
La vita si comporta come se dovesse continuare; perciò io penso che sia meglio per una persona anziana continuare a vivere, guardare con attesa al giorno dopo, come se avesse secoli davanti a se; allora quella persona vivrà nel modo giusto.
Ma quando ha paura, quando non guarda avanti, ma all’indietro, si pietrifica, diventa rigida e muore prima del tempo. Mentre se vive guardando piena di aspettativa alla grande avventura che la attende, allora vive, e questo è appunto ciò che l’inconscio vuol fare.
Beninteso, è chiaro che tutti moriremo un giorno e che questo è il triste finale di tutto; ma ciò nonostante c’è qualcosa in noi che a quanto pare non ci crede. Ma questo è solo un dato, un dato psicologico, non dimostra niente. È così e basta.
Per esempio, anche se non sappiamo perché il sale è necessario, in genere preferiamo mangiare salato, perché ci fa stare meglio. Allo stesso modo, quando si pensa in un certo modo, si sta meglio e secondo me se si pensa come ci porta a fare la natura, il nostro modo di pensare è giusto.

E questo mi conduce all’ultima domanda che volevo rivolgerle. Nella misura in cui il mondo diventa più efficiente tecnicamente, si direbbe che la gente abbia sempre più bisogno di adottare comportamenti comuni e collettivi. Ebbene, secondo lei è possibile che il culmine dell’evoluzione umana sia di affrontare la propria individualità in una sorta di coscienza collettiva?

Non mi sembra possibile. Credo che ci sarà una reazione. Si instaurerà una reazione contro questa dissociazione collettiva. Vede l’uomo non sopporta all’infinito il proprio annullamento. Prima o poi ci sarà una reazione e già la vedo iniziare. Se penso ai miei pazienti, loro vogliono tutti trovare la propria esistenza e garantirla contro questa totale atomizzazione verso il nulla o verso l’assenza di senso. L’uomo non può sopportare una vita priva di senso

Uno stralcio di una delle ultime testimonianze del padre della Psicologia Analitica
dal sito: www.temenosjunghiano.com

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