La seduta di Counseling con L’Esperienza Immaginativa

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Esperienza Immaginativa e Counseling Psicologico

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, è forse opportuno richiamare alcuni punti che possono aiutare a comprendere la differenza tra una seduta di Esperienza Immaginativa di tipo Psicoterapeutico da quella inquadrabile nell’ambito del “Sostegno Psicologico” e/o “Counseling”.

Il Prof.Felice Perussia, nella prefazione al testo di Rocca e Stendoro (1), a proposito di questo ci ricorda come sia “sempre meno diffusa tra i colleghi la pretesa di curare una malattia mentale, nel senso di un medico che aggiusta una patologia ricostituendo lo stato di salute del paziente, a favore di un intervento che si propone piuttosto di accompagnare l’altro nella sua strada evolutiva, attraverso un percorso di crescita che solo l’altro stesso può conoscere o riconoscere. […] Si affermano dunque forme attive di intervento dove il soggetto che soffre diventa attore e protagonista della sua stessa evoluzione, dove lo psicologo è il catalizzatore, lo stimolo, l’occasione (per l’altro che incontra) di trovare dentro di se le proprie risorse. Lo psicologo si trova allora a svolgere principalmente una funzione di facilitatore, di mentore, e quasi di allenatore, per la naturale capacità di crescita del soggetto. Il suo compito è quello di permettere, all’individuo che gli chiede aiuto, di aiutarsi da solo, attraverso la procedura di esercizio (ed esercitazione) della propria soggettività che gli permettano di superare i disagi che le vicissitudini della sua evoluzione personale hanno eventualmente prodotto in lui“.

L’intervento di tipo Psicoterapeutico è indispensabile nel caso in cui vi sia la necessità di procedere ad una ristrutturazione della “personalità” dell’individuo, o di rielaborare un vissuto di sofferenza patologica che va oltre le potenzialità e le possibilità del “Sostegno Psicologico”. L’intervento di Counseling Psicologico (argomento del presente articolo) si configura invece come un “intervento professionale di sostegno-aiuto, inteso a guidare una persona verso una maggiore consapevolezza-conoscenza di sé, delle proprie risorse e delle potenzialità per fare fronte autonomamente a vari problemi, conflitti esistenziali attuali, della vita quotidiana” (1). Naturalmente, essendo la Psicoterapia un’ulteriore specializzazione dello Psicologo, tutto ciò può trovare spazio anche all’interno di un percorso psicoterapeutico.

Counseling Esperienza Immaginativa

La seduta di Counseling con l’Esperienza Immaginativa

Se il fine dell’intervento configurabile come Counseling Psicologico può differire di molto rispetto ad uno di tipo Psicoterapeutico, le modalità di svolgimento delle seduto presentano invece diverse similarità. In entrambi i casi, la persona viene fatta accomodare su una poltrona in un idoneo ambiente senza rumori o elementi di disturbo, in cui le luci saranno abbassate e nel quale potrà raggiungere una ideale “messa in condizione” che favorisca il rilassamento e l’interiorizzazione. Viene quindi invitata a mantenere gli occhi chiusi per tutta la durata dell’Esperienza Immaginativa e a lasciarsi andare ad immaginare qualcosa conformemente alle indicazioni iniziali fornite dall’operatore.

Di norma la seduta inizia con il cosiddetto Stimolo Immaginativo, ovvero con la richiesta di effettuare una produzione immaginativa a partire da quanto lo Psicologo o Psicoterapeuta suggerisce. La scelta dello Stimolo Immaginativo non è ovviamente casuale, ma ha il preciso scopo di suscitare un certo tipo di vissuto interiore sotto forma di immagini. “Immagina di essere in riva al mare…“; “Immagina una figura mitologica…“; “Immagina di essere in compagnia di qualcuno…“; sono alcuni esempi dei modi con cui si può dare inizio alla seduta.

Gli Stimoli Immaginativi utilizzabili sono potenzialmente infiniti (a seconda della sensibilità della persona, si possono utilizzare anche immagini o sequenza sonore), e la loro scelta dipende, oltre che dal tipo di obiettivo che si intende raggiungere, naturalmente anche dall’abilità professionale e dall’intuito dell’operatore.

Al soggetto viene anche chiesto di descrivere verbalmente, nella maniera più precisa possibile, il fluire delle immagini, così come affiorano spontaneamente alla sua coscienza, senza rielaborazioni o interpretazioni di alcun tipo. Quando l’implicazione nella scena dell’immaginario è adeguata, la verbalizzazione del vissuto assume la forma di un racconto, di una storia che si sviluppa, sul piano dell’immaginario, attorno al nucleo centrale interiore del problema dell’individuo, e con dei momenti che possono raggiungere un’intenso coinvolgimento emozionale.

Dal momento che la seduta di Counseling Psicologico ha come fine quello di intervenire in un ambito o problema circoscritto e ben definibile, in un tempo verosimilmente limitato, e di essere focalizzato sul presente, l’operatore somministrerà Stimoli Immaginativi adatti a suscitare una risposta immaginativa che eviterà di “scendere nel profondo”, ovvero di condurre la persona a momenti di regressione o di esplorazione profonda dell’inconscio. Le “Immagini Induttrici” (come le definiva Robert Desoille, ideatore del metodo Reve Eveille) avranno quindi piuttosto l’obiettivo di condurre la persona attraverso l’immaginario ad attivare le proprie risorse interiori per elaborare soluzioni creative al proprio problema. Sono i cosiddetti Stimoli Immaginativi di tipo “orizzontale”, così definiti proprio perchè evitano di condurre il soggetto a quelle fasi regressive necessarie ad intervenire in certi ambiti psicopatologici o di sofferenza profonda che esulano dal campo del Sostegno Psicologico e del Counseling.

Nel corso dell’Esperienza Immaginativa l’operatore interviene solamente quando il suo intuito professionale gli suggerisce essere il momento adatto, mediante alcune indicazioni finalizzate ad alleggerire o intensificare il vissuto immaginativo, ad aiutare e/o proteggere l’individuo da un vissuto che sta diventando angosciante, a suggerire come comportarsi per trovare un aiuto (sempre all’interno dell’immaginario) per “risolvere” la situazione che sta vivendo. Se la persona verbalizza ad esempio che sta immaginando l’incontro con uno sconosciuto dall’aspetto rassicurante e saggio, le può essere richiesto di immaginare di provare a parlare con questa figura, o di chiedere consiglio. Questo perchè, grazie a questa strategia, potrà portare a galla proprio quei suggerimenti che sono già all’interno di se stessa e che grazie a questo tipo di intervento possono affiorare alla coscienza. Ciò che il nostro inconscio (in particolare quello “Superiore” o “Transpersonale”) ci può offrire, è sempre la guida più saggia ed illuminante per la nostra vita.

Sempre a titolo di esempio, se la persona sta invece immaginando di essere impegnata in un compito difficile e in un momento di stallo (che può provocare uno stato ansioso reale), lo Psicologo può intervenire suggerendo di immaginare di guardarsi attorno e cercare qualcosa o qualcuno che possa aiutare. Anche in questo caso, l’aiuto immaginativo ricevuto è semplicemente la materializzazione, sotto forma di pensieri o idee nuove, di una soluzione già presente nell’inconscio della persona, che può servire a risolvere (quando possibile) o a reinterpretare emotivamente un problema, uscendo progressivamente dalla trappola del disagio psicologico in cui vive.

Questi interventi, definiti “Spostamenti” (proprio perchè effettuano una ricollocazione della persona all’interno del suo immaginario) richiedono ovviamente una grande attenzione da parte dell’operatore, e sono tanti più efficaci quanto più egli sarà in grado di riprodurre a sua volta nella propria mente una copia sufficientemente fedele di quanto sta avvenendo nello spazio immaginativo della persona. E questo è senza dubbio uno degli aspetti più interessanti, poetici ed allo stesso tempo delicati del metodo dell’Esperienza Immaginativa. L’operatore deve essere in grado di immaginare assieme al paziente/cliente, in modo da saper cogliere nella maniera più empaticamente corretta come queste immagini si traducono nel vissuto emozionale dell’Altro, sapendo utilizzare i giusti Stimoli Immaginativi e gli Spostamenti più corretti lungo il fluire della situazione.

Counseling Esperienza Immaginativa

Esperienza Immaginativa – Le fasi successive

Alla persona viene poi chiesto di trascrivere, nella maniera più fedele possibile, tutto il materiale immaginativo emerso nel corso dell’Esperienza Immaginativa, che verrà successivamente rivisto assieme allo Psicologo. Se è vero che questo tipo di materiale immaginativo presenta non poche analogie con quello di tipo onirico, il modo in cui viene utilizzato differisce però nella sostanza rispetto a quanto avviene nella psicoanalisi classica. Non si procede infatti ad una interpretazione mediante attribuzione di significato al materiale simbolico immaginato, ma è la persona stessa, sotto l’attenta osservazione dell’operatore, a trovare un saggio trasferimento del simbolico nel reale, dal momento che il fine della tecnica è proprio quello di ottenere consapevolezza e cambiamento sul piano della realtà.

In ogni caso, il vero punto di forza del metodo dell’Esperienza Immaginativa non si manifesta solamente nella fase di attribuzione di significato, quanto piuttosto nell’elaborazione delle proprie problematiche a livello simbolico direttamente nello spazio immaginativo. L’immaginario, come affermano Rocca e Stendoro, è infatti “il Teatro delle nostre Emozioni”, il luogo protetto in cui, attraverso il Simbolo, le possiamo evocare, vivere, rielaborare, superare e/o reinterpretare, a seconda di ciò che è necessario sperimentare per vivere in maniera più felice, consapevole e realizzata.


Bibliografia:
1. R. Rocca, G. Stendoro – “Il counseling con l’intervento della procedura immaginativa” – Armando Editore
2. A. Passerini, F. Vegetti – “Esperinza immaginativa. Counseling, pedagogia e psicoterapia. Applicazioni individuali e di gruppo” – Alpes Edizioni

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