Fuggire da se stessi

La rinuncia al bisogno di fuggire da sé stessi, quale elemento di cambiamento e di riscoperta della volontà del proprio Sé più autentico

Fuggire da sè stessi
Fuggire da sè stessi
Immagine da pixabay.com

E’ possibile fuggire da sé stessi? Se si, che cosa si intende, esattamente? Sono quesiti di particolare rilevanza psicologica, e forse non solo psicologica. Andare verso sé stessi o fuggire da sé stessi ha evidentemente a che fare con la realizzazione dei più importanti scopi della propria esistenza.

La frenesia della vita moderna ci costringe non di rado a confrontarci con momenti di insoddisfazione, che di tanto in tanto escono dalla loro latenza per rendersi manifesti alla nostra coscienza. I più importanti punti di riferimento che hanno caratterizzato le generazioni del passato, come la religione o i grandi ideali, non hanno oggi quel potere di guida e di struttura che possedevano anteriormente all’epoca recente.

E questo è accaduto prima che avessimo il tempo di costruirne di nuovi. E così rischiamo di essere assorbiti in modelli sociali o professionali in grado di garantirci crescita e benessere economico, ma che non invogliano a prestare ascolto a ciò che in noi spinge verso forme sempre più complesse ed elevate di consapevolezza psicologica e spirituale.

Fuggire da sé stessi e responsabilità personale

La vita di ognuno di noi ha spesso a che fare con una serie di difficoltà, di fronte alle quali tendiamo a pensare che vi possa essere scarsa variabilità di risposta. Queste situazioni sono spesso in grado di provocare disagio o frustrazione.

Di fronte ad esse, abbiamo la possibilità di entrare in noi stessi e riconoscere che non tutto è necessariamente determinato da fattori estranei alla nostra possibilità di intervento o controllo. Non sempre siamo “vittime” dell’ambiente in cui viviamo.

Ma, paradossalmente, anche accettare questa semplice osservazione può essere fonte di stress. Rendersi conto di avere più potere di quanto avremmo potuto immaginare, ci pone nella condizione di doverci assumere un grado maggiore di responsabilità nella nostra vita.

Fuggire da sé stessi ha dunque spesso a che fare con le paure collegate alla perdita di quel privilegio evolutivo che ci consente, almeno nella prima fase della nostra esistenza, di poter “incolpare gli altri per ciò che ci accade”.

E quanto più a lungo decidiamo di rimanere in quella fase di rassicurante inconsapevolezza, tanto minore sarà la possibilità di renderci conto che in noi vi sono risorse psicologiche e creative quantitativamente e qualitativamente superiori a quanto potremmo immaginare.

Il crollo delle illusioni

Potrà sembrare paradossale, ma il mantenimento di determinate illusioni, sulla nostra vita o su noi stessi, può “salvarci” dal dover prendere coscienza di qualcosa che preferiremmo evitare.

Guardare con autenticità entro sé stessi e con sincero desiderio di confronto consapevole è tutt’altro che semplice, se nel corso del nostro sviluppo evolutivo abbiamo progressivamente cristallizzato un modello irrealistico di noi stessi per proteggerci da un crudo realismo.

Ma vi sono momenti in cui non ci è più possibile continuare a farlo, perchè avvertiamo che il disagio causato dalla fuga da sé stessi è maggiore di quello da cui stiamo tentando di proteggerci.

Questo è un momento di grande opportunità evolutiva, per quanto possa essere complesso, e non di rado doloroso, da dover gestire. Grazie al crollo delle nostri illusioni e alla creatività che può emergere dalla gestione delle difficoltà esperite in questo particolare momento di verità, abbiamo la possibilità di far emergere la nostra parte più vera, quella allineata con il nostro Sé più autentico.

Fuggire da sé stessi: il prezzo della consapevolezza

Non è possibile comprendere cosa significhi fuggire da sé stessi se non siamo concretamente consapevoli di chi siamo realmente, e dove stiamo andando. Per poterlo fare, dovremmo poterci rendere conto che la nostra vita sta fluendo in maniera deterministica e inconsapevole, in parziale o totale disaccordo con la nostra volontà e le nostre aspettative più profonde.

Dovremmo in sostanza renderci conto che qualcosa, nella nostra vita, non sta andando come dovrebbe, e che questo qualcosa potrebbe dipendere almeno in parte dai nostri atteggiamenti.

E’ dunque solamente quando iniziamo ad avere un barlume di consapevolezza sulla natura, sugli scopi e sulla volontà del nostro Sé più autentico che possiamo decidere, più o meno consapevolmente, di girargli le spalle, giungendo alla soluzione estrema di fuggire da noi stessi.

Ma questa “scelta” si fa sempre più difficile quando qualcosa in noi si agita in modo sempre più dinamico. Quando la nostra intelligenza, volontà e sensibilità sono sufficientemente allineate e limpide, mentire a sé stessi diventa sempre più difficile.

Entrare dentro sé stessi, senza fuggire, può far paura. Ci può rendere consapevoli di aspetti che preferiremmo non vedere o, peggio ancora, ci può rendere consapevoli di aspetti nostri che preferiremmo attribuire ad altre persone.

Dobbiamo essere in grado di accettare anche l’ignoto, o di muoverci in territori sconosciuti. Dobbiamo avere abbastanza amore e fiducia in noi stessi da fare in modo che ciò che in un dato momento ci può spaventare, possa in realtà contribuire a costruire una preziosa fonte di cambiamento, consapevolezza e realizzazione.

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