Il Sé nella Psicologia di Carl G.Jung e Roberto Assagioli

Il Sé: una realtà psichica estremamente interessante per gli ambiti della psicologia che hanno a cuore gli aspetti più elevati dell'umana Essenza. Eccone la definizione data da Carl G.Jung e Roberto Assagioli.
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Nelle pagine di questo sito utilizziamo spesso il termine “il Sé” per intendere una realtà psichica di non facile definizione. L’impiego del concetto di Sé si rende necessario quando si tenta di esplorare dimensioni della psiche che abbracciano una sfera più ampia ed estesa rispetto al concetto di Io, con il quale abbiamo probabilmente maggiore familiarità.

In ambito psicologico, gli studiosi che, nel corso del ‘900, hanno contribuito a sviluppare il concetto di Sé, sono stati numerosi, con posizioni teoriche piuttosto eterogenee. Definire il Sè è pertanto possibile solo a partire dal punto di vista dell’orientamento teorico da cui lo si osserva. Per i soli fini di questo articolo ci focalizzeremo sul Sé dal punto di vista di due autori, Jung e Assagioli, che hanno elaborato questo concetto al punto da rivelare, attraverso di esso, l’immensa ampiezza della psiche in tutta la sua bellezza. Il modo con cui questi due autori definiscono il Sé è fondamentale per comprendere alcuni dei contenuti di questo sito. Riportiamo pertanto alcuni spunti tratti dai loro scritti.

Il Sè per Carl Gustav Jung

Nella Psicologia Analitica di Carl Gustav Jung, il Sé acquista un’importanza fondamentale. Il fine dell’analisi, secondo il celebre psichiatra svizzero, sarebbe infatti l’istituzione di un rapporto gerarchico tra l’Io e il Sé. Questa relazione rifletterebbe la medesima che si instaura, rispettivamente, tra la parte e il tutto. Lo scopo è quello di procedere nel proprio percorso di individuazione. Il Sé rappresenterebbe infatti quella totalità psichica raggiungibile grazie ad un ampliamento della propria coscienza. Il potenziale individuale dell’essere umano sarebbe racchiuso nella sfera di possibilità creative contenute nel Sé considerato dal suo più ampio punto di vista possibile.

Ecco dunque un importante spunto di riflessione per la definizione del Sé tratto dagli scritti di Jung.

In quanto concetto empirico denomino il Sé come il volume complessivo di tutti i fenomeni psichici nell’uomo. Esso rappresenta l’unità e la totalità della personalità considerata nel suo insieme. In quanto però quest’ultima, a causa della sua componente inconscia, può essere conscia solo in parte, il concetto del Sé è, propriamente parlando, potenzialmente empirico e quindi è, allo stesso titolo, un postulato. In altri termini, esso abbraccia ciò che è oggetto d’esperienza e ciò che non lo è, ossia ciò che ancora non è rientrato nell’ambito dell’esperienza.

Esso ha queste qualità in comune con moltissimi concetti peculiari delle scienze naturali i quali sono piuttosto semplici “nomi” che non idee. Poiché la totalità che consta di contenuti sia coscienti che inconsci, è un postulato, il suo concetto è trascendente; per ragioni empiriche infatti essa presuppone l’esistenza di fattori inconsci, e caratterizza con ciò un’entità che solo in parte può venire descritta, ma che per quel che riguarda l’altra parte rimane pro tempore inconoscibile e non delimitabile.

Poiché in pratica esistono fenomeni della coscienza e dell’inconscio, il Sé, in quanto totalità psichica, possiede tanto un aspetto cosciente quanto un aspetto inconscio. Empiricamente il Sé appare nei sogni, nei miti e nelle favole in una immagine di “personalità di grado superiore”, come re, eroe, profeta, salvatore ecc.; oppure di un simbolo della totalità, come il cerchio, il quadrato, la quadratura del circolo, la croce ecc.

Rappresentando una complexio oppositorum una sintesi degli opposti, esso può apparire anche come diade unificata, quale è per esempio il Tao, fusione della forza yang e della forza yin, come coppia di fratelli oppure sotto l’aspetto dell’eroe e del suo antagonista (drago, fratello nemico, nemico mortale, Faust e Mefistofele ecc.). Ciò vuol dire che sul terreno empirico il Sé appare come un giuoco di luce e di ombra, quantunque concettualmente esso venga inteso come un tutto organico e quindi come un’unità nella quale gli opposti trovano la loro sintesi.

Poiché un concetto del genere si sottrae a ogni rappresentazione – tertium non datur: esso è anche, per questa stessa ragione, trascendente. Da un punto di vista logico, esso sarebbe anzi una speculazione oziosa, qualora non stesse a designare e a denominare i simboli unitari che ricorrono sul piano empirico. Il Sé non è un’idea filosofica, giacché non contiene l’affermazione di una sua propria esistenza, cioè non si ipostatizza.

Da un punto di vista intellettuale esso possiede solo il valore di una ipotesi. Per contro, i suoi simboli empirici possiedono assai spesso una notevole numinosità (per esempio il mandala), vale a dire un originario valore affettivo (per esempio Dens est circulus.., la tetrade pitagorica, la quaternità ecc.) rivelandosi in tal modo una rappresentazione archetipica che si differenzia da altre rappresentazioni di tal genere in quanto occupa una posizione centrale in modo conforme all’importanza del suo contenuto e della sua numinosità.

C. G. Jung, Tipi psicologici, Boringhieri, Torino, 1968, pagg. 467-468

La posizione di Carl G.Jung nella definizione del concetto di “Sé” è per certi versi rivoluzionaria in psicologia. Essa include infatti aspetti della totalità dell’esperienza psichica per lo più ignorati dai suoi contemporanei. I suoi interessi verso questioni orientali o metafisiche ne hanno senza dubbio ampliato la visione personale su questo tema.

Si tratta sostanzialmente di un ambito dove il confine tra aspetti psicologici e filosofici si fa più labile. Ma forse, proprio per questa ragione, le intuizioni delle menti più geniali che la Psicologia ha conosciuto possono aprirci la strada verso territori della mente di non facile esplorazione.

Pur avendo meravigliosamente descritto la presenza di un inconscio collettivo e di un Sé inteso quale totalità della personalità che si estende oltre i confini dell’Io, la visione di Jung rimane comunque circoscritta alla sfera individuale. Vediamo ora come la questione sia stata affrontata da Roberto Assagioli.

 

Il Sé e la rappresentazione mediante il Mandala
Carl G. Jung – Il Sé e la sua rappresentazione mediante il Mandala

 

Il Sè per Roberto Assagioli

Per quanto la definizione di Jung possa risultare affascinante e di straordinario spessore psicologico, il pensiero di Roberto Assagioli giunge ad orizzonti di significato ancora più ampi e lontani. Dobbiamo innanzitutto doverosamente ricordare che Assagioli è stato un sincero pensatore scientifico. Ha infatti affrontato quelle delicate e misteriose questioni psicologiche che sfiorano le vette della psiche umana con l’atteggiamento dell’osservatore.

Assagioli ha tracciato un solco nitido e sicuro che ogni serio ricercatore può seguire. La necessità di una comprensione intelligente di questi fenomeni è infatti la caratteristica più importante per chiunque intenda procedere con sicurezza nella vastità dei propri spazi interiori. Le sempre più diffuse realtà pseudo-psicologiche e pseudo-spirituali utili solamente a persone emotivamente polarizzate, non hanno nulla in comune con la raffinatezza di pensiero e di qualità elegantemente intuitive alla base delle formulazioni di Assagioli.

Lo schema di seguito riportato mostra la presenza, accanto ad un “Io Superiore” o “Sé Transpersonale“, anche di un “Supercosciente”, ovvero della parte superiore dell’inconscio. E questo è senza dubbio l’elemento di maggiore novità nella formulazione di Assagioli.

Vediamo dunque innanzitutto la definizione che egli propone per comprendere la natura del Supercosciente:

Per l’esattezza, “Supercosciente” è semplicemente un termine per designare la regione più alta, spirituale o transpersonale, della psiche. Nel Supercosciente, come nella personalità ordinaria, si trovano varie funzioni psicologiche, processi, ed energie; però nel Supercosciente essi possono manifestare un’attività e una diversificazione molto maggiore.

Quindi la differenza fra Supercosciente e personalità ordinaria è di livello, non di natura. E le esperienze del Supercosciente consistono fondamentalmente nel diventare consapevoli dell’attività che si svolge ai livelli più alti della coscienza umana. Per esempio gli stati di estasi, di gioia e di amore per tutti gli esseri viventi, di cui parlano molti mistici, gli impulsi al sacrificio di sé, le intuizioni creative dell’artista, tutti questi fenomeni appartengono ai livelli più alti del Supercosciente.

Il Sé e gli aspetti Transpersonali della coscienza

Nella sua formulazione del Sé Superiore, Assagioli include aspetti dichiaratamente Transpersonali appartenenti alla sfera più elevata (e non facilmente accessibile) della nostra coscienza. Il tipo di contatto che tende ad instaurarsi tra l’Io cosciente e il Sé Transpersonale è di tipo invocativo-evocativo, in un processo di feedback continuativo. Il piccolo sé personale si protende invocativamente verso le dimensioni del Sé Superiore o Transpersonale, evocandone una risposta sotto forma di una progressiva espansione di coscienza. Ma anche il Sé Superiore, parallelamente, tenta di rendersi accessibile ai livelli più razionali della coscienza, innescando un’ulteriore spinta invocativa dal “basso”. Ecco di seguito la definizione data da Roberto Assagioli, con un’analogia estremamente efficace per la comprensione.

il Sé transpersonale è essenzialmente “ontologico” – una parola che deriva dal greco “essere”, qualcosa che non è un processo, e che ha in sé la ragione della sua esistenza. Per fare una semplice analogia, il Sé è come il cardine di una porta: la porta ruota attorno al cardine, ma il cardine rimane immobile. Ma il Sé non è solo il punto focale attorno a cui accadono molti processi del Supercosciente; è anche la causa di questi processi, e la sorgente dell’energia che li rende possibili. Così il Sé è la realtà immutabile che permane: un centro stabile di vita al suo livello, che ha delle funzioni, ma che non è una funzione […].

Possiamo capire questo apparente paradosso se prendiamo in considerazione l’analogia del sistema di erogazione elettrica nelle grandi città. Alla sorgente – il generatore, situato in un luogo remoto – c’è un’elettricità di una certa intensità o voltaggio. Questa elettricità pervade l’intera complessa e intricata rete elettrica della città, ed è opportunamente ridotta in voltaggio mediante trasformatori, ma l’intensità (voltaggio) alla sorgente permane stabile. E un voltaggio che non cambia si può trovare anche a tutte le prese in ogni casa. Eppure la corrente elettrica, che fluisce lungo i cavi per dare energia a una moltitudine di macchine, apparecchi, sorgenti di luce, ecc. costituisce un processo vasto e in continuo cambiamento che pervade e anima la città […].

Da un altro punto di vista, è come se il Sé fosse il sole. Il sole non si muove relativamente alla terra. È al centro del sistema solare, e ci rimane. Ma pervade l’intero sistema solare con la sua irradiazione, e al tempo stesso lo sostenta e ne mantiene la coesione mediante la sua forza di attrazione.

 

Roberto Assagioli - la struttura dell'inconscio e il Sé
  1. Inconscio Inferiore
  2. Inconscio Medio
  3. Inconscio Superiore o Supercosciente
  4. Campo della coscienza
  5. Io o sé cosciente
  6. Io so Sé Superiore, spirituale (Transpersonale)
  7. Inconscio Collettivo

 

La struttura dell’inconscio secondo le indicazioni di Roberto Assagioli. Al vertice di questo schema, è visibile il “Sé transpersonale“, o “Sé superiore spirituale“.

 

Roberto Assagioli e la distinzione tra “il sé” e “il Sè”

E per concludere riportiamo anche questa precisazione di Assagioli, per meglio comprendere la differenza tra Sé Superiore e sé personale.

Il Sé è una Realtà ontologica, un Essere, e al Suo livello è un Centro di Vita stabile, da cui irradia energie. Il sé personale, l’Io autocosciente, è una proiezione o riflesso del Sé nel normale livello umano.

Un’analogia può essere utile a capire, sebbene, come tutte le analogie, sia solo approssimata e parziale. La relazione tra il Sé spirituale o transpersonale e il sé personale o Io, può essere paragonata a quella fra il Sole e un pianeta, diciamo la Terra. Dal sole emanano molte potenti irradiazioni che investono il pianeta e tutti gli esseri viventi che lo abitano, producendo le condizioni per l’evoluzione, lo sviluppo e la crescita. Nello stesso modo il Sé proietta una piccola parte, una scintilla, un piccolo centro di autocoscienza.

Questo sé cresce in autoconsapevolezza, intelligenza, potere d’azione, ecc. sotto l’influsso congiunto del “nutrimento” che gli deriva dall’ambiente, il suolo su cui si trova, e dell’impatto vivificante delle energie discendenti irradiate dal Sé. Si potrebbe dire che il Sé diventa consapevole attraverso il sé di quello che esiste e accade sui livelli personali (fisico, emotivo e mentale). Il sé personale, a sua volta, diviene consapevole del Sé in due modi:

  1. Aprendosi consapevolmente all’irradiazione del Sé, e riconoscendola.
  2. Elevandosi verso il Sé, per infine toccarlo, e fondersi parzialmente con esso.

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