Innamoramento e Psicologia: I meccanismi dell’inconscio

Tra Anima e Animus... La Psicologia dell'Innamoramento, e le bizzarrie di questo fenomeno, visti con gli occhi di un poeta
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Vorrei qui proporre qualche riflessione sul processo dell’innamoramento e sulle dinamiche, appartenenti al nostro inconscio, che scatenano l’attrazione. L’atto di innamorarsi non ha molto a che fare con gli elementi razionali della psiche. E’ un aspetto della nostra vita psichica che, per molti versi, è ancora avvolto dal mistero.

Per comprendere il fascino di questo fenomeno, avrei piacere di segnalare la poesia che segue, tratta da un noto sito che si occupa in modo particolare di tematiche Junghiane. L’autore, Giancarlo Buonofiglio, è riuscito nell’intento di esporre in forma artistica la bellezza di questa realtà, cogliendo nel contempo la profondità delle dinamiche psicologiche ad esso sottese.

Innamoramento
InnamoramentoPhoto by Josh Willink from Pexels

 

Ti Amo Ma Ti Odio

di Giancarlo Buonofiglio

Ci innamoriamo delle persone sbagliate, di immagini alterate, di parole accennate, di verità taciute, di frasi volute, della menzogna e a volte di una carogna.

Di ciò che è presente e assente, ci innamoriamo del nulla, del vuoto, del niente.

Come un desiderio che soffoca nel petto, negli occhi, nella testa, in quel che resta.

Ci innamoriamo di quello che non esiste ma che sussiste e resiste, di cose non viste, dalla mente, dalla bocca, dal cuore, ci innamoriamo di parole; di quello che vale e di quello che fa male.

Cerchiamo risposte a domande mal poste.

Ci innamoriamo di ciò che è diverso e lontano, di una domanda che immaginiamo, desiderata e insensata, di una chiamata.

Ci innamoriamo di chi è diverso, che sfugge, che è perso, che dura magari un giorno, un battito di ciglia, di chi non ci assomiglia.

Ci innamoriamo di chi ci ferisce e non si capisce.

Di chi è crudele e infedele, di chi non ci vuole bene.

Ma ci innamoriamo sempre e comunque di ciò che mente o è assente, perché è nell’assenza che troviamo risposta a quello che siamo, a quello che vogliamo.

In un desiderio riflesso che diventa bisogno di se stesso; in quel posto strano dove è possibile dire ti amo.

Dove l’Io si guarda nell’altro in un differire che è come morire; ci andiamo per non scomparire o svanire.

E ci spostiamo in quell’impossibile luogo, che è come una voce che chiama lontana; dove l’Io è denso e ha finalmente un senso.

Ci andiamo perché solo là è possibile cercare, sperare, respirare, vivere, afferrare quello che sparisce e rapisce; come davanti a uno specchio per guardarsi nel tempo e non vedersi mai vecchio.

In quel posto sbagliato dove puoi essere amato.

Ci incontriamo nell’essere altrove dove l’Io muore, innamorandoci in un disperato presente fatto di mancanza, di nulla, di niente.

E allora posso anche odiarti, ma non posso fare a meno di amarti.

Perché senza di te mi sento svuotato, perduto, annullato.

Ci torno perciò spesso per incontrarti lo stesso.

Ed ora sto là dove mi hai tenuto e temuto distante per guardarti un istante.

Sepolto tradito stravolto.

Dove però esisto e dove ti ho visto: là dove posso guardarmi senza voltarmi.

Dal sito: jungitalia.it – Rivista di Psicologia Analitica
– Riprodotto con autorizzazione –

 

Anima e Animus nell’Innamoramento

Ma perchè, dunque, ci innamoriamo talvolta proprio delle persone che ci conducono a sperimentare la bizzarra realtà di cui parla la poesia? Perchè a volte questa eventualità diventa addirittura uno schema ripetitivo nella nostra vita? E’ una tematica estremamente curiosa ed affascinante, la cui trattazione merita un separato approfondimento. In questa sede è però opportuno introdurre almeno i concetti Junghiani di Anima e Animus. Essi offrono un’interpretazione di questo fenomeno talmente elegante che poche altre teorie possono suscitare il medesimo interesse nello studioso interessato ai meccanismi più sottili della psiche umana.

In estrema sintesi, Carl G. Jung propose una teoria secondo la quale “Anima” e “Animus” sono, rispettivamente, la controparte femminile inconscia nella psiche dell’uomo, e quella maschile nella donna. Sostanzialmente, il fattore che determina l’attrazione verso il sesso opposto, è il riconoscimento nel partner di quegli elementi che, essendo inconsci in noi, possiamo solamente “proiettare”. E’ in un certo senso un processo di tipo “spirituale”, dal momento che l’attrazione così descritta, ha il fine di agire nell’ottica dell’espressione della totalità del Sé, che include anche tutti gli elementi inconsci e superconsci.

Eccone la descrizione dalle parole del celebre analista svizzero:

“Nessun uomo infatti è tanto virile da non avere in sé nulla di femminile.
Anzi, appunto gli uomini molto virili hanno, seppure ben nascosta, una vita sentimentale assai tenera, che spesso a torto è detta “femminea”.
Per l’uomo è una virtù rimuovere le caratteristiche femminili, così come alla donna, almeno finora, era disdicevole essere virile.
La rimozione dei tratti e delle tendenze femminili conduce naturalmente all’accumulazione di queste pretese nell’inconscio.

L’imago della donna (l’anima) diventa il ricettacolo di queste pretese, sicché l’uomo nella sua scelta amorosa soggiace spesso alla tentazione di conquistare quella donna che meglio risponde al particolare carattere della sua propria femminilità inconscia; una donna, dunque, che possa accogliere senza difficoltà la proiezione della sua anima.

Sebbene simile scelta sia spesso considerata e sentita come l’ideale, tuttavia colei che in tal modo l’uomo visibilmente sposa può anche essere la sua peggior debolezza (così si spiegano alcuni singolarissimi matrimoni!)”.

Ecco dunque, con le parole di Jung, come si spiegano determinati meccanismi dell’innamoramento, ben visibili nella vita quotidiana di un gran numero di persone e ben descritti nella poesia di Buonofiglio. E questo spiega le ragioni per cui la consapevolezza dei nostri complessi inconsci identificabili con le figure di Animus e Anima, potrebbe essere fondamentale per comprendere molti dei nostri atteggiamenti, razionali e non, che emergono nelle dinamiche relazionali.

Il medesimo principio, anche se con polarità opposta, vale naturalmente anche per la figura dell’Animus, in virtù della quale sarebbe la donna a proiettare nel compagno la propria mascolinità inconscia. La teoria di Jung su questi aspetti è piuttosto complessa e articolata, e sintetizzandola in questo modo corriamo il rischio di snaturarla completamente. In attesa di riprendere questo argomento con un apposito approfondimento, l’auspicio è solamente quello di avvicinare la curiosità del lettore alla prospettiva psicologica dell’innamoramento.

 


 

«Noi ci innamoriamo di quello che non esiste ma che sussiste e resiste» (di Giancarlo Buonofiglio)

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