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Il Sogno e il Suicidio

Se possa esserci una relazione tra il sogno e il suicidio è il quesito che Emil A. Gutheil si pone in un testo sull’analisi dei sogni (1) ormai piuttosto datato, ma che contiene senza dubbio alcuni spunti di riflessione utili anche nel contesto psicologico moderno.

Premetto che non mi occupo di pazienti gravati da psicopatologie la cui severità possa includere il rischio suicidario. Lo scopo di questo articolo è semplicemente quello di riportare le riflessioni cliniche dell’autore formulate sul sogno di un paziente effettuato il giorno prima che commettesse un tentativo di suicidio.

Sfortunatamente, afferma Gutheil, non si possiedono mezzi assolutamente sicuri per prevenire il suicidio, se non “l’esperienza clinica e l’acume psicologico”. Trovo dunque piuttosto interessante l’analisi che egli offre di questo sogno, perchè condivido il fatto che “l’acume psicologico” abbia un’importanza fondamentale nel lavoro dello Psicologo, e che questo aspetto possa apparire anche nell’abilità di cogliere importanti dinamiche psichiche attraverso il sogno.

L’autore si dice convinto che l’impulso al suicidio, come ogni altro impulso psicologico, possa rivelarsi nel sogno. “Il valore principale dei sogni”, afferma, “sta nel fatto che essi non soltanto tradiscono gli intenti del paziente, ma di solito contengono anche tracce dei meccanismi mentali più profondi che vi sono coinvolti”.

Il sogno e il suicidio
Il sogno e il suicidio – Interpretazione dei sogni
immagine da: pixabay.com

Ecco dunque il sogno del paziente, (n.463 nel testo), una donna di 49 anni, non sposata e affetta da depressione in seguito alla menopausa.

Il sogno e il suicidio
Faccio una gita in montagna con un’amica d’infanzia, Mary, ora morta. E’ inverno.
Camminiamo per qualche tempo insieme.
Il paesaggio è tutto neve e ghiaccio.
Per qualche ragione ci separiamo: lei si ferma mentre io continuo a camminare.
Ma presto mi accorgo che davanti non c’è niente.
(La paziente riferì il sogno in tedesco. Disse: “Es geht nicht weiter”. Questa frase si può anche tradurre: “non c’è niente da fare”.
Devo tornare indietro. La strada è molto difficile. Non posso proseguire…
Improvvisamente vedo, sull’altro lato di un burrone, qualcosa che rassomiglia a un pacifico paesaggio estivo.
Mi sento sempre più debole.
Mi aggrappo al mio bastone dalla punta d’acciaio, che uso per sorreggermi, ma poi mi lascio andare…
E mi sveglio

Il sogno e il suicidio – Interpretazione

I contenuti interessanti del sogno, secondo Gutheil, sarebbero i seguenti:

  1. La paziente è in compagnia di una persona deceduta.
  2. La gita dell’amica finisce (infatti ella muore), mentre la paziente prosegue.
  3. La paziente incontra difficoltà insormontabili, ben rappresentate nell’affermazione “davanti non c’è niente”, ma anche “non c’è niente da fare”. Lo sviluppo, ovvero la strada della paziente, è bloccato in ambedue le direzioni.
    Questo sarebbe il punto a cui prestare particolare attenzione. Nell’esatto punto della totale frustrazione, la paziente sperimenta la visione di pace, “dall’altra parte”. Si creerebbe pertanto un’antitesi tra “questo lato” e “dall’altra parte”.
    Questo lato è gelido, invernale, colmo di pericoli (che richiama l’impoverimento emotivo della paziente). L’altro lato appare invece promettente, caloroso, accogliente.
  4. La paziente si lascia andare, diventa sempre più debole, abbandona la lotta.

Il sogno, in estrema sintesi, sembra affermare che di fronte non c’è nulla, che ormai è troppo tardi. La prognosi infausta del sogno, afferma l’autore, “si fonda sul pessimismo completo che ne pervade il contenuto. L’apoteosi della pace appare alla sognatrice come una visione remota. Ma non vi è strada che ad essa porti (il burrone). La visione si verifica simultaneamente ad espressioni di spossatezza e di mancanza di spirito combattivo.

Nei termini dell’analisi Freudiana, andrebbe identificato un elemento di “esaudimento di desiderio”, che è di norma sempre presente nel sogno. In questo sogno si collocherebbe nella remota promessa che il sogno offre. La pace è desiderata ad ogni costo, ma la si può trovare solo “dall’altra parte”.

Può il sogno spianarci la strada verso l’autodistruzione?

Gutheil riporta poi un’interessante riflessione con un risvolto filosofico molto particolare. Il sogno in ambito psicoanalitico è sempre stato definito come il guardiano dell’equilibrio mentale, come un appagatore di desiderio al servizio e in sostegno dell’Io. Può costituire anche un elemento in grado di aprire una strada che conduce alla distruzione di noi stessi?

Vi sarebbero due possibili risposte a questo quesito, secondo l’autore:

  1. Accettare l’ipotesi che la scena estiva del sogno abbia lo scopo di ricordare alla sognatrice (quale ultimo e disperato tentativo di salvarle la vita) la potenziale bellezza dell’esistenza, simbolizzata nell’estate che segue sempre l’inverno.
  2. Accettare l’ipotesi alternativa che i sogni siano in realtà capaci anche di preparare la strada per l’accettazione definitiva della morte.

A suo avviso, ci sarebbero due ragioni che giocano contro la prima ipotesi. Prima di tutto, il paesaggio idilliaco è a tutti gli effetti inaccessibile. In secondo luogo la paziente ha comunque effettuato un tentativo di suicidio.

L’inquietante conclusione sarebbe dunque che in determinate circostanze psicopatologiche la “funzione salvatricepotrebbe venire meno, ed il sogno potrebbe porsi al servizio dell’istinto di morte. Emergerebbe l’espressione dell’esaudimento di desiderio di eliminare dolore e sofferenza , dissolvendosi nella pace e nell’armonia di un “Nirvana passivo e privo di desideri”. Il sogno potrebbe in sostanza avere la funzione di prevenire la disorganizzazione dell’Io determinata da un conflitto mentale incessante e insolubile.

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NOTE
(1) Gutheil E.A., 1972, Manuale per l’analisi del sogno, Casa Editrice Astrolabio