L’irrisolvibile conflitto tra Piacere e Dovere

Non sempre un conflitto tra piacere e dovere è risolvibile. Talvolta ha solo la funzione di perturbare la nostra coscienza, al fine di riorientarla verso i nostri più profondi e autentici valori
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Non sono poche oggi le persone che si rivolgono ad uno Psicologo in cerca di un aiuto per risolvere un conflitto tra piacere e dovere. Si tratta infatti a volte di situazioni non banali, che creano grave disagio interiore. Ma come lo si affronta? Il buon senso suggerirebbe che ciascuno di noi dovrebbe essere posto nella condizione di vivere la dimensione del piacere nella maniera più libera ed equilibrata possibile, senza quei vincoli autoimposti che ne limitano l’esperienza. In altri termini, sempre secondo questa basilare assunzione, lo Psicologo dovrebbe aiutare la persona ad eliminare ciò che, nella mente di un individuo, rende problematica l’accettazione del vissuto del piacere.

Questo perchè, anche in assenza di impedimenti di natura “oggettiva”, possono comunque persistere aspetti psicologici in grado di esercitare un’efficace funzione censorea nei confronti dei nostri desideri.  Su questi aspetti psicologici abbiamo di norma scarso controllo e poca consapevolezza. Tendono infatti ad essere di natura inconscia.

Riconoscere il conflitto tra piacere e dovere

Lo specifico conflitto tra piacere e dovere di cui ci occupiamo qui riguarda proprio aspetti psicologici di questo tipo, nella loro forma più sottile. Spesso si pensa che questo conflitto possa costituire un “problema”. Si teme che possa interferire con il proprio benessere psicologico. E in molti casi è effettivamente così. Per qualche ragione, che è possibile esplorare anche mediante un percorso di tipo psicologico, qualche “tendenza ostacolante” si è sedimentata in noi nel corso del nostro sviluppo.

Può ad esempio trattarsi di qualche forma di “senso di colpa” inconscio. L’indisturbata permanenza all’interno della nostra sfera psichica di un “complesso” di questo tipo ha frequentemente come conseguenza il sorprendente rifiuto dell’esperienza del piacere, in tutte o alcune delle sue espressioni.

Ma lo specifico conflitto tra piacere e dovere di cui ci occupiamo in questo contesto ha una natura ancora più sottile. Alcune situazioni conflittuali di vita, in persone con determinate caratteristiche psicologiche, appaiono pressoché irrisolvibili. L’impressione che si ha, in casi come questi, è che il conflitto sia in realtà innescato non da elementi psichici appartenenti all’inconscio personale, ma provenienti da quello Superiore o dal Sé Transpersonale. La vera domanda da porsi non è pertanto “come risolvere il conflitto, al fine di essere felice?“, ma “qual’è il senso di questo conflitto nella mia vita? In quale direzione la mia coscienza si deve sviluppare, al fine di trascendere questo conflitto, realizzare me stesso/a ed essere felice?“.

Sono necessarie una grande conoscenza della natura umana e spiccate capacità intuitive per individuare e distinguere casi di questo tipo. In ogni caso, un conflitto interiore indotto dalla parte più nobile del proprio Sé, trova possibilità di manifestazione solamente in un individuo dotato di elevate risorse psicologiche personali.

Questa persona può senza dubbio essere turbata, anche intensamente, da un conflitto tra dovere e piacere. Ma fin da subito inizia a farsi strada nella coscienza la consapevolezza che tale situazione non è risolvibile nella maniera ordinaria. Inizia ad essere sempre più chiaro che non si tratta, in realtà di un conflitto tra due opzioni tra cui scegliere. La via che persone di questo tipo finiranno per scegliere è in un certo senso nota a loro stessi fin dall’inizio. Essa contempla l’opportunità di sperimentare evolutivamente anche il valore del “sacrificio“, quale straordinario mezzo di arricchimento interiore. La scelta non è tra piacere e dovere, ma tra ciò che è opportuno e saggio (non solo per sé stessi) e ciò che non lo è. Il sacrificio è, come abbiamo già visto in un precedente articolo, è infatti un “fare sacro“.

Accettare la sacralità del sacrificio nella soluzione di un conflitto di questo tipo significa generalmente “sottostare” a ciò che si ritiene essere la cosa più importante. Non è una perdita di libertà o una frustrazione. Si tratta di comprendere l’esistenza di questioni che trascendono il nostro piccolo io individuale, e del modo in cui vogliamo porci di fronte ad esse. Ce lo ricorda Dante, nella Divina Commedia (già citato nell’articolo sul Destino e la forza del Daimon):

A maggior forza e a miglior natura liberi soggiacete…”

E’ un tema psicologico che personalmente mi è molto caro. Il conflitto tra dovere e piacere, alla fine, dovrebbe evolvere in una scelta di libertà. Ma non la libertà di “fare ciò che si vuole”, o di seguire quelle emozioni che spingono alla soddisfazione incondizionata di tutti i propri desideri. Questa è una libertà adolescenziale, pretesa solo da persone inconsapevoli delle responsabilità che la vita adulta richiede.

Si tratta di una scelta di libertà in un certo senso paradossale. Una libertà che si muove nella direzione del nostro Sé superiore o transpersonale, e che trascende i confini dell’io. Una libertà che solo un cuore puro può apprezzare, e che è tale proprio perchè è una “forza dell’anima” e non solamente un impulso emotivo che anela alla soddisfazione del piacere più immediato.

Conflitto tra piacere e dovere, e trascendenza del Sé

Nel titolo dell’articolo abbiamo definito questo tipo di conflitto come “irrisolvibile”. Ed effettivamente lo è, se lo osserviamo dal punto di vista del nostro Io cosciente. In assenza di una adeguata consapevolezza interiore sulla natura processo in corso, l’opzione a favore del “dovere” genererà probabilmente frustrazione. Al contrario, la scelta del “piacere” potrà generare rimpianti, anche non nell’immediato. Dal punto di vista del Sé superiore o transpersonale, il conflitto assume una veste del tutto diversa. La sua irrisolvibilità può infatti essere trascesa.

Meravigliosa, da questo punto di vista, quella frase attribuita ad Einstein che afferma che “i problemi non possono essere risolti allo stesso livello di consapevolezza in cui si sono generati“. Questo è in sostanza il senso di questo intero articolo: una realtà che può apparire come un problema ad un dato livello (ad esempio quello dell’Io personale), può non apparire per nulla problematica ad un livello “superiore”, che include la consapevolezza del più ampio Sé di cui disponiamo.

Per la nostra stessa natura di esseri umani, tendiamo a procedere verso sfere di integrazione psichica sempre più ampie, elevate ed omnicomprensive. La nostra psiche anela a completezza e totalità. E quando anche un solo passo è stato mosso in quella precisa direzione, la nostra coscienza si fa più chiara, più luminosa e, con il tempo, più sottile e nobile. Alla sua luce, tutte le ombre proiettate nella nostra sfera psichica dal conflitto tra piacere e dovere semplicemente si dissolvono.

Questo perché i conflitti possono essere considerati tali solamente se osservati dal punto di vista delle nostre emozioni, intese da questo punto di vista come una componente non integrata nella pienezza della totalità del Sé.

conflitto tra piacere e dovere
Conflitto tra Piacere e DovereImmagine da Pixabay

 

Quando il “fine” del conflitto sembra essere il conflitto stesso…

E’ senza dubbio un’affermazione sorprendente e paradossale, ma vi sono casi che, se osservati attentamente, sembrano proprio suggerire che il senso dell’irrisolvibilità del conflitto sta proprio nella sua caratteristica di essere tale. In assenza di quella estremamente rara dote di consapevolezza che abbiamo appena descritto, il conflitto non può essere “trasceso”, ma richiede una soluzione a favore di uno dei due elementi che si contrappongono.

La presenza di un conflitto, come quello tra piacere e dovere è fonte di disagio esistenziale, anche marcato in taluni casi. Perché allora non riusciamo a risolverlo con facilità? E anche qui ripenso alle parole di una grande persona, un maestro dell’alpinismo, che per molti aspetti è stato anche un degno maestro di vita:

Vincere la debolezza rende l’uomo sublime…

Con queste parole, Walter Bonatti riassume la grandezza interiore a cui perviene l’individuo capace di un saggio ed equilibrato autogoverno. I conflitti interiori che ci attanagliano, spesso hanno origine proprio dalla nostra difficoltà nel governare saggiamente alcune delle nostre emozioni. Esse, nelle parole di Bonatti, altro non sarebbero che “debolezze”.

Qualcuno potrebbe obiettare, affermando invece la necessità di “seguire il proprio cuore“. Qualcun altro potrebbe difendere la dimensione del piacere sostenendo invece l’importanza di “vivere intensamente la vita“. Certo, qualche nota poetica colora e arricchisce la propria esistenza. Qualche emozione forte la rende senza dubbio più interessante. Il problema è che molto raramente siamo in grado di gestire psicologicamente situazioni di questo tipo senza cadere nella conflittualità interiore.

A titolo di esercizio di riflessione, possiamo però chiedere a noi stessi, cercando di rispondere con la massima onestà possibile, se una grande forza di carattere potrebbe evitarci qualche situazione conflittuale interiore. In caso affermativo, vincerla è ciò che ci renderebbe “sublimi”, o, in termini psicologici, capaci di elevare la nostra coscienza a quei meravigliosi “frammenti di sublime” che albergano nelle vette del nostro pensiero supercosciente.

L’instaurarsi del conflitto interiore è dunque la dimostrazione che la via da seguire potrebbe, banalmente, non essere quella di tentare di risolverlo. Portarsi su quel piano di coscienza (diverso da quello a cui il problema si è generato) ed osservarlo alla luce di una nuova e diversa consapevolezza, potrebbe avere un’utilità psicologica molto più profonda. Vincere le debolezze che alimentano il conflitto sarebbe più semplice. E questo libererebbe in noi la sensazione di aver conosciuto il nostro potere psicologico interiore.

Considerazioni conclusive

Questo articolo difficilmente incontrerà l’interesse di coloro che concepiscono la dimensione del piacere come l’unica che valga la pena di essere perseguita nella vita. E in effetti è scritto per chi, invece, in possesso di una sensibilità particolare verso la vita, apprezza la dimensione del dovere inteso come necessità del cuore. E’ scritto per chi non interpreta dualisticamente la realtà in termini di piacere-frustrazione, ma piuttosto come scelta di necessità tra ciò che è opportuno e saggio, e ciò che è inopportuno e sconveniente. Persone di questo tipo rivelano la rara fioritura della forza che giace nel cuore di chi agisce dal punto di vista di ciò che considera essere “il Bene”.

Le considerazioni che abbiamo formulato possono valere anche quando (e sono probabilmente i casi più numerosi) nel conflitto tra piacere e dovere sono coinvolte questioni legate alla sfera della sessualità. Esse infatti non sono affrontabili unicamente lungo l’asse soddisfazione-frustrazione. Lo stesso Sigmund Freud, che ha fatto della conflittualità psichica in ambito sessuale uno dei suoi principali ambiti di studio, era convinto che l’espressione di queste potenti energie potesse avvenire anche in maniera sublimata. A suo avviso, le più grandi realizzazioni del genio artistico umano sono proprio il frutto della straordinaria capacità di alcuni individui di trasmutare in senso creativo le proprie pulsioni più forti.

La questione è particolarmente delicata, perchè il conflitto tra piacere e dovere in ambito sessuale è quello che più rischia, nel momento in cui viene “risolto” a favore di una delle due polarità conflittuali, di condurre la persona ad una delle due rispettive conseguenze che abbiamo indicato come rimorso-rimpianto. Limitatamente alla sfera psicologica, entrambe recano con se aspetti di disagio esistenziale.

Che fare dunque se siamo attanagliati da un conflitto tra piacere e dovere?

  • Cerchiamo innanzitutto di comprendere se vi sono in noi ostacoli inconsci al vissuto del piacere in piena libertà(ad esempio qualche forma di senso di colpa o le conseguenze di un’educazione eccessivamente limitante) ;
  • Se non è questo il punto, dobbiamo allora comprendere se ci troviamo di fronte ad un anelito del nostro cuore ad elevare la nostra coscienza. Questo è sovente il mezzo di cui il nostro inconscio si serve per “riorientare” il nostro vissuto quotidiano verso dimensioni psichiche più piene, più profonde, più autentiche. Il conflitto in questo caso esisterà solamente per tutto il tempo che serve alla nostra coscienza per riuscire a far luce sui propri valori più autentici.

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