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Paradosso della scelta: libertà e felicità

Il concetto di “paradosso della scelta” è generalmente legato al nome dello psicologo Barry Schwartz. Egli ha infatti studiato il modo in cui la moderna e vastissima disponibilità di scelta può avere un impatto sulla nostra libertà e sulla qualità della nostra vita.

La sua analisi parte da quello che è stato definito come il “dogma ufficiale” di tutte le società occidentali industrializzate: massimizzare la libertà individuale significa massimizzare il benessere. E questo assunto trarrebbe origine dalla considerazione del fatto che uno dei massimi valori a disposizione dell’uomo è la libertà, e che la massimizzazione della libertà equivalga alla massimizzazione delle possibilità di scelta.

Credo che, in linea di principio, non si possa in alcun modo obiettare a questa affermazione. E’ alla base dello sforzo che l’impegno dell’uomo ha prodotto nel corso della propria evoluzione. Si tratta di un concetto moto radicato, che individua proprio nella libertà di scelta l’espressione della propria libertà.

paradosso della scelta
Il paradosso della scelta
immagine da pixabay.com

Secondo lo psicologo Barry Schwartz ciò presenterebbe però almeno due aspetti negativi:

  1. Invece di produrre libertà, produce paralisi.
  2. Anche qualora si riesca a superare la paralisi, la scelta effettuata produrrà un minor grado di soddisfazione.

Paradosso della scelta e libertà

Per quanto riguarda il primo punto, le troppe opzioni disponibili rendono più difficile la scelta, che di conseguenza tende ad essere rinviata, con tutte le conseguenze del caso.

Ricordo simpaticamente un’ironica affermazione che avevo udito molto tempo fa, che paragonava la scelta di un partner all’acquisto di un nuovo computer: “non appena ne scegli uno, dal giorno dopo sicuramente sarà disponibile un modello migliore”.

Questa (apparente) banalità potrebbe senz’altro farci sorridere. Ma sorrideremmo senza dubbio molto meno se ci rendessimo conto che contiene purtroppo una drammatica verità.

Quante volte abbiamo rinviato una decisione proprio per il fatto che avevamo troppe opzioni a disposizione e il timore di effettuare una scelta sbagliata era più forte della spinta a portarla a termine? Vale in tutti gli ambiti della vita.

Libertà e soddisfazione

Il secondo punto ha a che fare con il grado di soddisfazione derivante dalle nostre scelte. Più elevato è il numero di opzioni disponibili, più alte tendono di conseguenza ad essere le aspettative. E la scelta effettuata tenderà dunque a non poterle soddisfare mai pienamente, anche se alla prova dei fatti fosse la migliore possibile.

Vi è inoltre anche un aspetto che Schwartz individua nella responsabilità della scelta. Se le possibilità di scelta sono estremamente limitate, tanto da far sentire quasi obbligata la decisione, si riduce notevolmente anche lo stress legato al rischio di commettere un errore.

Al contrario, quando il numero di opzioni tende ad essere molto elevato, il rischio di scegliere in maniera maldestra viene percepito come interamente a proprio carico. In qualche modo, la sempre più vasta gamma di possibilità oggi disponibili tende a farci pensare che vi siano sempre meno scuse per l’insuccesso, con tutto ciò che ne consegue in termini di senso di colpa, autoefficacia percepita e di impatto sulla propria autostima.

Quali considerazioni sul senso di questo paradosso?

Dovremmo dunque concludere che ridurre la nostra libertà di scelta è la chiave per essere più felici? Onestamente non lo so. Ma appare senza dubbio evidente che se leghiamo il concetto di libertà all’ampiezza delle opzioni di scelta che attraverso il progresso la vita ci offre, è probabile che tutto questo non ci porti ad una autentica felicità.

Come spesso accade, i paradossi tendono ad essere difficili da risolvere se ci si mantiene al livello della dicotomia che essi generano. Non credo infatti che una riflessione sulla riduzione o sull’aumento delle possibilità di scelta possa offrire qualche tipo di utilità.

Forse se ci preoccupassimo di orientare le nostre scelte in funzione del perseguimento della nostra più autentica vocazione esistenziale potremmo contare su un fattore di consapevolezza interiore come elemento guida all’interno del vasto mondo delle possibilità. Essa va però prima scoperta.

Dovremmo preoccuparci di fare in modo che quell’aspetto che James Hillman ha poeticamente definito “daimon” non venga soffocato dentro di noi, sottraendogli la possibilità di far sentire la propria voce.

La conclusione a cui Schwartz perviene è che in sostanza noi avremmo in qualche modo bisogno di una sfera limitata di possibilità entro cui muoverci, per evitare dispersività, ansia e insoddisfazione. Non so se tale considerazione possa dirsi del tutto esplicativa rispetto al fenomeno.

Credo però che sarebbe almeno altrettanto opportuno riflettere sul concetto di libertà. Se per libertà intendiamo l’avere a disposizione la possibilità di fare sempre e comunque quello che ci pare, abbiamo probabilmente ancora molto da imparare su cosa siano la gioia e la serenità nella vita.


Su TED è disponibile un video in cui l’autore citato spiega con chiarezza e semplicità il fenomeno del paradosso della scelta.

Barry SchwartzIl paradosso della scelta

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