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Ricerca interiore e cambiamento psicologico

Una tra le più note citazioni attribuite a Socrate facilmente reperibile in rete è quella secondo la quale una vita priva di ricerca interiore non sarebbe degna di essere vissuta. Si tratta di un’affermazione decisamente forte, che non sembrerebbe lasciare molto spazio ad interpretazioni o fraintendimenti.

Il concetto di “ricerca” è però piuttosto vasto, e ciascuno di noi potrebbe intenderla secondo la propria prospettiva personale. Ma indipendentemente da questo, forse ciò che più di tutto potremmo valorizzare oggi dell’aforisma attribuito al grande pensatore greco è proprio il valore umano del dedicarsi ad essa, indipendentemente dal modo in cui la si intende o la si pratica.

Ricerca interiore e cambiamento psicologico
Ricerca interiore e cambiamento psicologico
immagine da pixabay.com

Cambiamento psicologico

Ciò che più mi sta a cuore, nel mio lavoro di psicologo, è trovare il modo di suscitare nelle persone il desiderio verso questa pratica individuale, al fine di favorire il cambiamento psicologico. Che si tratti di scoprire la propria vocazione esistenziale, i valori in cui si crede, o la natura dei propri limiti, una sana ed onesta ricerca interiore può davvero fare luce su molti aspetti rispetto ai quali potremmo avere scarsa consapevolezza.

Se desideriamo intraprendere la strada del cambiamento interiore, o se vi sono in noi aspetti della nostra personalità che che tendiamo a percepire come disallineati rispetto al nostro io ideale, dobbiamo inevitabilmente prima di tutto metterci in contatto con il nostro sé interiore.

In alcuni casi il cambiamento psicologico può scaturire dalla scoperta in noi stessi di potenzialità e risorse interiori che ci mettono nella condizione di affrontare situazioni di fronte alle quali ci eravamo sentiti in difficoltà. Grazie a questo tipo di ricerca interiore, il nostro problema viene pertanto risolto, e la serenità viene ritrovata.

Ma in molti altri casi, forse nella maggior parte di essi, il problema non è risolvibile. Non vi è modo di intervenire sulla realtà per modificare lo stato delle cose, o per ripristinare la situazione ad un livello antecedente la crisi attuale (si pensi ad esempio alla perdita di una persona). La strada da intraprendere appare quindi molto più difficile.

Abbiamo già approfondito questo aspetto in un precedente articolo. Come affermava Jung, probabilmente i più importanti problemi della vita sono di fatto irrisolvibili. Possiamo solo impegnarci a superarli. E superare un problema significa di fatto intraprendere una profonda ricerca interiore in grado di condurci alla scoperta di valori esistenziali, o alla rivelazione di un personale scopo e significato della vita rispetto ai quali in precedenza non avevamo alcuna consapevolezza.

Non c’è altro modo per superare problemi insolubili se non quello di imparare ad accoglierli con serena accettazione e a valutarli da quelle prospettive di maturità psico-spirituale che possono svilupparsi in noi anche quando tutto ci sembra perduto e buio.

L’importanza della domanda nella ricerca interiore

Di fronte ai grandi interrogativi della vita spesso siamo a corto di risposte. Ed è forse ancora più esiguo il numero di risposte che possiamo trovare quando gli interrogativi riguardano le grandi crisi, i grandi dolori, le grandi “prove”.

Ma questo non dovrebbe scoraggiarci. In molti casi non sono le riposte in quanto tali a determinare un cambiamento in noi. E’ piuttosto il fatto stesso di impegnarsi a cercarle. Sono le domande ad avere maggiore importanza. E’ la qualità delle domande che poniamo a noi stessi a fare la differenza in molti casi.

Non dovremmo dunque preoccuparci se le riposte tardano ad arrivare, o se sembra irrealistico pensare di ottenerle. L’obiettivo su cui focalizzarsi dovrebbe prima di tutto essere quello di porre a noi stessi domande sempre nuove, sempre più impegnative, sempre più elevate e stimolanti.

Vi sono senza dubbio domande, come quelle aventi natura profondamente esistenziale e spirituale, di fronte alle quali tendiamo a sentirci impossibilitati a trovare risposte soddisfacenti. Ma anche questo fa parte del nostro cammino esistenziale.

Vi saranno sempre problemi, riflessioni, domande, dubbi o misteri, di fronte ai quali non abbiamo risposte chiare o semplici. E se sono tali, spesso provengono da chi non sembra, in realtà, averne compreso la reale natura e la difficile definizione.

Di fronte a questioni di tale portata possiamo però assumere un atteggiamento di consapevole meraviglia. Possiamo assaporare qualche istante o qualche frammento di quello che Jung definiva “l’eterno nell’uomo“, e mantenere viva quella fiamma di curiosità ed interesse verso la vita stessa, che è il fattore più autentico di cambiamento psicologico, anche nei momenti di maggiore difficolta.

Ricerca interiore e aspetti di trascendenza

Il metodo dell’ Esperienza Immaginativa è una parte fondamentale del mio lavoro di psicologo. Grazie alla sua delicatezza, consente di entrare in contatto con le parti più intimamente personali di sé, dai “sotterranei dell’anima” fino alle vette della trascendenza.

Per questo motivo si presta ad essere utilizzato anche nell’ambito della ricerca interiore. E questa ricerca, sospinta dall’emergere di interrogativi sempre nuovi e sempre più sottili, può accompagnare la persona fino allo stadio più avanzato dell’analisi personale condotta con questo metodo. Tale stadio è definito “lucidità creativa“, proprio per la presenza di aspetti attribuibili alla dimensione della trascendenza.

Le risposte che emergono in questo percorso di ricerca interiore favoriscono infatti la nascita di elementi nuovi all’interno della propria coscienza, utili ad affrontare vecchie e nuove dinamiche psichiche con modalità maggiormente intelligenti e creative.

Affrontare la vita con lucidità creativa, in altri termini, significa essere in grado di accedere a quelle risorse interiori che ci mettono in condizione di osservare i nostri tormenti personali con l’atteggiamento di chi, dalla cima di un monte, osserva un temporale nella valle, come affermava ancora una volta Jung.

Considerazioni conclusive

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza

Dante, Inf. XXVI, 118-120

E’ ben noto l’epilogo della versione dantesca dell’avventura di Ulisse. Ma le parole con cui il Poeta esprime l’esortazione alla spinta verso l’ignoto e verso il superamento dei limiti e delle conoscenze attuali rimangono eternamente valide ed eternamente cariche di bellezza.

Amo pensare che se la conoscenza è, e deve essere, un diritto garantito a chiunque, la virtù dovrebbe invece essere un dovere. Una sorta di impegno con noi stessi nel cercare, con la costanza e con l’esempio, di fare della nostra vita un’opera autenticamente creativa e ricca di valore.

La ricerca interiore può vederci impegnati nell’affrontare domane estremamente impegnative, come quelle espresse da persone costrette a vivere con grandi dolori e tormenti. Esperienze come queste spingono inevitabilmente a chiedersi che senso possa avere una vita così fortemente condizionata.

Eppure è proprio in circostanze come queste che nella nostra mente e nel nostro cuore possono germogliare i semi del desiderio di virtù e conoscenza. E’ proprio nei momenti di massimo dolore che in noi può esservi spazio per quel tipo di riflessioni sul senso stesso della nostra esistenza che in situazioni personali meno impegnative tendono a rimanere silenti.

Vivere secondo virtù è dunque saper anche imparare ad amare ed apprezzare la vita per ciò che quotidianamente ci offre, giungendo nel tempo a rendersi conto che ciò che inizialmente ci appare come un destino avverso, in un secondo tempo può trasformarsi nel privilegio di assistere allo sbocciare in noi del fiore della conoscenza.

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