Esercizi di Psicosintesi – Disidentificazione e Autoidentificazione

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In una delle sue più interessanti affermazioni, Roberto Assagioli, introducendo l’Esercizio di Disidentificazione afferma che

siamo dominati da tutto ciò con cui il nostro io si identifica. Possiamo dominare, dirigere ed utilizzare tutto ciò da cui ci disidentifichiamo.”

Ciò significa sostanzialmente che al fine di poter disporre del nostro corpo fisico, delle nostre emozioni e della nostra mente in piena consapevolezza, è indispensabile che in noi nulla si identifichi con qualcosa che non ci appartiene.

Per quanto possa sembrare incredibile, per rendersi conto dello scarso dominio che spesso abbiamo su noi stessi è sufficiente chiedersi quanto siamo consapevoli della differenza tra il concetto di “coscienza” e i contenuti della medesima. Sono probabilmente poche le persone che quando pensano al concetto di “Io” ne conoscono davvero la natura, in quanto normalmente tendiamo ad identificarci con il flusso di sensazioni, pensieri, emozioni e desideri che, con rapida successione, attraversano la nostra coscienza.

Se vi prestassimo attenzione, scopriremmo quanto raramente ci interroghiamo sulla differenza tra le sensazioni, le emozioni, i desideri e i pensieri che appaiono e scompaiono alla nostra consapevolezza cosciente e il nostro autentico Essere. Essendo ciò che si presenta alla nostra coscienza con maggiore immediatezza, i primi tendono infatti ad essere riconosciuti come ciò che effettivamente siamo, mentre il nostro Essere più vero rimane velato e di conseguenza non conoscibile.

Per poter comprendere noi stessi nella nostra più autentica natura, dobbiamo pertanto prima di tutto apprendere come disidentificarci da tutto ciò che, momento dopo momento, attraversa la nostra coscienza, e che illusoriamente consideriamo come “Io”. Questo è dunque lo scopo dell’Esercizio di Disidentificazione elaborato da Roberto Assagioli, che riportiamo di seguito.

Per poter svolgere correttamente questo esercizio e trarne il miglior beneficio possibile, è necessario cercare di elevare la nostra coscienza su un piano il più astratto possibile, trovando la giusta concentrazione e il giusto distacco dai normali pensieri ed emozioni che continuamente attraversano la nostra coscienza.

Benchè l’Esercizio di Disidentificazione possa risultare piuttosto efficace per prendere coscienza delle nostre emozioni, pensieri e sensazioni, il suo potere “terapeutico” e/o evolutivo va ben oltre a questo. La sua pratica costante e corretta è uno straordianrio metodo per incamminarci sulla strada dell’autocoscienza. Mediante la disidentificazione da ciò che è “non-Io” e il successivo silenzio contemplativo ci può consentire di scoprire cosa sia davvero l’Io, inteso come autentico centro della coscienza, ma, andando ulteriormente oltre, anche come Sé transpersonale. Il diagramma con cui Assagioli spiegava questo concetto è particolarmente chiaro. L’obiettivo è dunque quello di spingerci fino alla consapevolezza dell’ Io superiore.

L’Esercizio di Disidentificazione viene quindi proposto sia a chi necessita di lavorare psicologicamente per rafforzare la propria volontà, la propria consapevolezza ed iniziare una basilare “Psicosintesi”, sia a chi sente la spinta interiore a procedere lungo la difficile strada del proprio sviluppo spirituale. In quest’ultimo caso possiamo parlare di “Psicosintesi Transpersonale”, ovvero di un percorso di sviluppo individuale che conduce l’uomo ad un autentico contatto con il proprio Sé superiore, dopo aver amorevolmente e intelligentemente ricondotto le sue sub-personalità ad un punto di “sintesi” che ne consenta una elevata espressione creativa e nella più piena consapevolezza.

Nel suo testo “l’Atto di Volontà“, Assagioli espone l’esercizio di Disidentificazione e Autoidentificazione che riportiamo di seguito, mediante il quale, egli afferma, possiamo ottenere la libertà e il potere di scelta per identificarci con, o disidentificarci da, ogni aspetto della nostra personalità, secondo ciò che ci sembra più opportuno in ogni situazione. Si tratta in sostanza di mantenere il punto di vista dell’osservatore, e riconoscere che l’osservatore non è ciò che egli osserva.

Psicologo Online - Esercizio Di Disidentificazione
1. Inconscio Inferiore
2. Inconscio Medio
3. Inconscio Superiore o Supercosciente
4. Campo della coscienza
5. Io cosciente (o Sé personale)
6. Io superiore (o Sé transpersonale)
7. Inconscio collettivo
Membrana Biopsichica (confini individuali)

L’Esercizio di Disidentificazione – Versione Completa

1. Fase di “disidentificazione”

Dopo aver raggiunto uno stato di calma interiore e di rilassamento, ottenuto con l’aiuto di qualche respiro profondo, possiamo procedere ad affermare lentamente e deliberatamente:

Io ho un corpo ma non sono il mio corpo.
Il mio corpo si può trovare in varie situazioni di salute o di malattia, può essere riposato o stanco, ma non ha niente a che fare con me stesso, con il mio vero io.
Io valuto il mio corpo un prezioso strumento di azione e di esperienza nel mondo esterno, ma è solo uno strumento.
Lo tratto bene, cerco di tenerlo in buona salute ma non è me stesso.
Io ho un corpo ma non sono il mio corpo.

Io ho delle emozioni, ma non sono le mie emozioni.
Le mie emozioni sono varie, mutevoli, a volte contraddittorie.
Possono passare dall’amore all’odio, dalla calma all’ira, dalla gioia al dolore, e tuttavia la mia essenza – la mia vera natura – non cambia, “io” rimango.
Sebbene un’ondata d’ira possa temporaneamente sommergermi, so che con il tempo passerà; dunque io non son quest’ira.
Poiché posso osservare e comprendere le mie emozioni e poi imparare gradualmente a dirigerle, utilizzarle e integrarle armoniosamente, è chiaro che esse non sono me stesso.
Io ho delle emozioni, ma non sono le mie emozioni.

Io ho dei desideri, ma non sono i miei desideri.
I desideri sono provocati dagli impulsi, fisici ed emotivi, e da altre influenze. Spesso sono mutevoli e contraddittori, con alternanze di attrazioni e di repulsioni; dunque non sono il mio io.
Io ho dei desideri, ma non sono i miei desideri.

Io mi impegno in varie attività e interpreto vari ruoli nella vita.
Devo interpretare questi ruoli e li interpreto volentieri come meglio posso, sia che si tratti del ruolo di figlio o di padre, di moglie o di marito, di insegnante o di studente, di artista o di dirigente.
Ma io sono più del figlio, del padre, dell’artista.
Questi sono ruoli, specifici ma parziali, che io, io stesso, sto interpretando, accetto di interpretare, e posso guardare ed osservarmi mentre li interpreto.
Dunque io non sono nessuno di essi.
Mi sono autoidentificato, e non sono l’attore, ma il regista della rappresentazione.

Io ho una mente ma non sono la mia mente.
La mia mente è un prezioso strumento di ricerca e di espressione, ma non è l’essenza del mio essere.
I suoi contenuti cambiano continuamente mentre essa abbraccia nuove idee, conoscenza ed esperienza.
A volte si rifiuta di ubbidirmi.
Non può dunque essere me stesso. È un organo di conoscenza sia per il mondo esterno che per il mondo interno, ma non è me stesso.
Io ho una mente, ma non sono la mia mente.

2. Fase di “identificazione”

Dopo aver disidentificato me stesso, l’io, dai contenuti della coscienza, quali le sensazioni, le emozioni, i pensieri, riconosco ed affermo di essere un centro di pura autocoscienza.
Io sono un centro di volontà capace di osservare, dirigere ed usare tutti i miei processi psicologici ed il mio corpo fisico.

3. Fase di “autoidentificazione”

Allora io che cosa sono?
Che cosa rimane quando mi sono disidentificato dal mio corpo, dalle mie sensazioni, sentimenti, desideri, mente e azioni?
L’essenza di me stesso: un centro di pura autocoscienza.
Il fattore permanente nel flusso mutevole della mia vita personale.
È questo che mi dà il senso di essere, di permanenza, di equilibrio interiore.
Io affermo la mia identità con questo centro e ne riconosco la permanenza e l’energia.
(pausa…)

Io riconosco ad affermo me stesso quale centro di pura autocoscienza e di energia creativa, dinamica.
Riconosco che da questo centro di vera identità posso imparare ad osservare, dirigere ed armonizzare tutti i processi psicologici ed il corpo fisico.
Voglio raggiungere una coscienza permanente di questo fatto, in mezzo alla mia vita di tutti i giorni, ed usarla per aiutarmi a dare alla mia vita un significato ed un senso di direzione crescenti.

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Una “versione breve” dell’Esercizio di Disidentificazione, da praticare quando abbiamo solo pochi minuti a disposizione o quando (come lo stesso Assagioli suggeriva) abbiamo raggiunto piena padronanza delle varie fasi, può essere la seguente. Anch’essa può essere praticata dopo qualche istante di raccoglimento in se stessi e qualche respiro profondo.

L’Esercizio di Disidentificazione – Versione Breve

Immaginiamo i tre aspetti della personalità (il nostro corpo fisico, le nostre emozioni e i nostri pensieri) in contatto con la parte più nobile ed elevata del nostro Sé.
Affermiamo, cercando di realizzarlo:
“Io non sono il mio corpo fisico, transitorio, illusorio”
“Io non sono le mie emozioni, variabili, camaleontiche”
“Io non sono la mia mente, instabile e separativa”
“Io sono un centro di pura Autocoscienza e Volontà, eterno, immutabile, perfetto…”
“Io Sono”

Hai provato questo esercizio e vuoi farci sapere le tue impressioni? Puoi farlo utilizzando lo spazio dedicato ai commenti dei lettori. Grazie!

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