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Autostima

Forse pochi ambiti della vita umana sono in grado di coinvolgere le nostre emozioni come quello relativo ai rapporti personali, con particolare riferimento ai rapporti di coppia. Da un buon rapporto di coppia deriva spesso buona parte della felicità vissuta dalle persone in generale. L’uomo, per sua natura, ha bisogno di relazioni. Costruire una buona relazione con una controparte affettiva è senza dubbio uno dei più importanti obiettivi della vita di moltissime persone.

Si comprenderà dunque perché un numero enorme di richieste di sostegno psicologico derivino proprio da qualche forma di problematica di tipo relazionale. Quando la coppia non funziona, quando i partner affrontano un momento di crisi, ma anche quando una persona è costretta dalle circostanze della vita a sperimentare per lunghi periodi la mancanza di un partner, il vissuto emotivo personale ne risente in maniera senza dubbio molto pervasiva.

Quando i rapporti di coppia non funzionano o nascono in maniera instabile o problematica, o sono causa di dolore e frustrazione perchè rimangono solamente un desiderio non corrisposto, il vissuto emozionale che ne deriva può avere ripercussioni notevoli sul benessere psicologico e la serenità di una persona.

Consulenza e Sostegno Psicologico - RAPPORTI DI COPPIA
Consulenza e Sostegno Psicologico – RAPPORTI DI COPPIA
Immagine da: pixabay.com

Rapporti di coppia e richiesta di sostegno psicologico

Quali sono le richieste che lo psicologo più frequentemente riceve da persone che attraversano un momento di difficoltà esistenziale a causa di un problema legato alla sfera delle relazioni personali?

Data l’estrema eterogeneità sia delle problematiche che dei vissuti soggettivi, anche le richieste di consulenza e sostegno psicologico in ambito relazionale possono essere molto diversificate. Vediamo alcuni aspetti delle richieste che normalmente ricevo e della possibile evoluzione del lavoro psicologico che è possibile progettare in questi casi.

1. Trovare Fiducia in Sé Stessi

Spesso ricevo richieste di questo tipo da persone che soffrono a causa dell’esperienza del rifiuto da parte del partner tanto desiderato. Molte dinamiche relazionali, sia quando sono vissute positivamente che quando creano instabilità o dolore, possono riattivare pattern di attaccamento riconducibili alle modalità con cui le nostre necessità di sicurezza affettiva hanno trovato risposta nel corso del nostro sviluppo.

La ferita del rifiuto può dunque far emergere una sensazione di abbandono o di perdita. Per altre persone può invece “semplicemente” ferire più che altro l’orgoglio, scatenando più risentimento che dolore. Ciascuno di noi reagisce a questo tipo di vissuto con grande soggettività.

La persona che sperimenta la ferita del rifiuto o la prolungata assenza di un partner può vedere minata alla base la fiducia in sé stessa. La convinzione di non piacere, o di non avere nulla di desiderabile agli occhi di un potenziale partner può essere vissuta con grande disagio psicologico, che può spingersi fino a qualche tipo di forma depressiva.

Il lavoro psicologico che cerco di realizzare con la persona in questo caso è dunque prima di tutto mirato ad individuare nel suo cuore la sua bellezza nascosta. Molte persone sembrano incredibilmente non esserne consapevoli, persino quelle che appaiono come più sensibili.

Forse non siamo esteticamente conformi ai “canoni” correnti con cui le persone sono valutate nel loro aspetto fisico. Forse non siamo “brillanti” ed “estroversi” come molti pensano si debba essere per poter piacere. Ma senza dubbio, magari celato nel profondo di noi stessi, c’è un nucleo di bellezza che deve essere conosciuto e portato a manifestazione.

Non c’è nulla di potenzialmente più piacevole di una persona che vive in sé stessa la consapevolezza di quello che ha nel cuore, e che lo offre liberamente a coloro con cui si relaziona. Autostima e fiducia in sé stessi possono dunque costituire un valido aiuto per poter iniziare rapporti di coppia stabili ed appaganti.

Sul tema dell’Autostima e della Fiducia in Sé Stessi puoi trovare anche altri riferimenti all’interno di questo sito, tra cui:

2. Regolazione delle Emozioni

In alcuni rapporti di coppia, soprattutto nelle fasi iniziali caratterizzate ancora da una certa incertezza sul futuro della relazione, “tenere a bada” le emozioni e la tendenza all’ansietà può non essere semplice. Ciò dipende naturalmente per lo più dalle caratteristiche dei propri tratti di personalità, oltre che dall’espressione dei “pattern di attaccamento” personali. Può senza dubbio anche dipendere dalle caratteristiche di personalità del partner con cui ci si relaziona, perché con alcune persone, più che con altre, determinati nostri aspetti emozionali emergono oppure rimangono silenti.

A volte, il confronto con uno psicologo può aiutare a trovare più rapidamente un equilibrio in situazioni di questo tipo, soprattutto quando non vi sono aspetti della personalità che richiedono un più paziente lavoro di ristrutturazione.

Una maggiore consapevolezza delle proprie dinamiche affettive e dei relativi aspetti inconsci che vengono innescati in un rapporto di coppia, può consentire una maggiore libertà espressiva rispetto alle emozioni e ai sentimenti coinvolti.

Quando ci sentiamo in difficoltà nel comprendere il nostro vissuto emozionale in relazione al rapporto con un partner, o quando, pur avendo piena consapevolezza razionale di quali sarebbero le giuste mosse da compiere, ci sentiamo comunque in difficoltà nell’esprimere la vastità delle emozioni coinvolte, un colloquio psicologico potrebbe aiutare a chiarire alcuni dubbi. In particolare, sarà possibile valutare assieme se si tratta semplicemente di normali timori che si superano con il tempo, o se è consigliabile qualche approfondimento al fine di stabilire l’opportunità di intraprendere un percorso di sostegno.

Per tutti gli aspetti legati al sostegno psicologico nell’ambito delle relazioni personali, è opportuno precisare che mi occupo esclusivamente di colloqui individuali, e non di interventi sulla coppia. Il percorso psicologico che la persona intraprende con me può riguardare il vissuto personale rispetto alla situazione di coppia, ma coinvolge normalmente anche tutti gli altri ambiti della propria vita.

Se desideri richiedere un primo colloquio individuale gratuito online o presso il mio studio a Milano, mi puoi contattare tramite il modulo contatti che trovi in questa pagina, oppure utilizzando uno dei canali che trovi nell’apposita pagina contatti.

3. Quando non sembra proprio esserci speranza

Nell’ambito della consulenza e del sostegno psicologico rivolto a situazioni relazionali e di coppia, la gestione delle emozioni che emergono da un aspetto estremamente delicato come questo merita senza dubbio grande attenzione e dedizione professionale. Tra le situazioni esistenziali in grado di generare un grande dolore nel cuore di una persona, l’assenza di un amore e la conseguente solitudine che ne deriva è senza dubbio tra le più amare.

Come abbiamo visto, lo psicologo può aiutare in molti modi la persona desiderosa di migliorare sé stessa e il proprio modo di relazionarsi, sia all’interno della coppia che con il partner potenziale. A volte però al “problema” del dolore per l’indisponibilità di una persona sembra proprio non esserci una “soluzione” che, almeno nel breve periodo, possa alla fine condurre all’appagamento del proprio desiderio.

In situazioni di questo tipo, il lavoro psicologico da svolgere è senza dubbio più complesso. Come già menzionato in alcune pagine di questo sito, quando un problema sembra proprio non avere soluzione, può comunque essere superato. Così almeno si esprimeva Carl Gustav Jung in relazione ai “grandi problemi della vita“.

Che cosa significa “superare il problema” nel caso di un dolore dovuto ad una situazione relazionale irrealizzabile? Significa sostanzialmente imparare prima di tutto ad accettare che non sempre la vita ci può offrire quello che tanto desideriamo. Ma soprattutto possiamo imparare a valorizzare molti altri aspetti della nostra vita che invece abbiamo a lungo ignorato, proprio a causa del permanere della nostra attenzione sul sentimento della mancanza di amore. Possiamo scoprire mondi di Profondità e Significato rispetto ai quali, fino a quel punto della nostra vita, non avevamo probabilmente alcuna consapevolezza.

Possiamo renderci conto, soprattutto se non siamo più giovanissimi, che talvolta sono proprio le esperienze più dolorose della nostra vita quelle da cui possiamo trarre gli insegnamenti più elevati. Se davvero vi è in noi una totalità più ampia rispetto a ciò che la nostra consapevolezza cosciente può sperimentare, allora anche esperienze così dolorose possono costituire le tappe più importanti di quel percorso che conduce all’espansione della totalità dell’Essere che Jung ha definito “Processo di Individuazione“.

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In sostanza, un percorso psicologico deve innanzitutto essere pianificato per offrire alla persona il miglior potenziamento possibile delle proprie risorse individuali e la più ampia consapevolezza possibile relativamente ai propri meccanismi affettivo-relazionali. E questo al fine di poter vivere le situazioni di coppia nel modo più gioioso possibile, oppure di poter raggiungere quel grado di sicurezza in sé stessi sufficientemente robusto da permettere alla persona di aprirsi con fiducia alla possibilità di relazionarsi con nuovi partner.

A volte però, come ad esempio di fronte alla persistenza di un rifiuto, un lavoro finalizzato a migliorare le proprie potenzialità potrebbe non essere sufficiente. E’ possibile in questi casi che l’individuo stesso desideri trarre dal dolore che sta vivendo un’opportunità di trasformazione interiore profonda, rielaborando ed attribuendo un senso più nobile al suo disagio esistenziale.

Rapporti di Coppia e Sostegno Psicologico con l’Esperienza Immaginativa

Per tutte le modalità di consulenza e sostegno psicologico nell’ambito dei rapporti di coppia e delle relazioni affettive in generale, mi avvalgo per lo più del metodo dell’Esperienza Immaginativa.

Ho avuto modo di apprezzare sia la sua delicatezza nello sfiorare tematiche così profonde nell’intimità emotiva delle persone, sia la sua efficacia nel portare alla luce quei contenuti del cuore che, una volta “liberati” sono in grado di arricchire la nostra vita di una pienezza difficilmente immaginabile nel momento in cui stiamo soffrendo.

Sul tema del sostegno psicologico mediante l’Esperienza Immaginativa nell’ambito dei rapporti di coppia si veda anche il seguente approfondimento:

L’importanza di possedere una sana autostima e un’ottimale fiducia in se stessi e nelle proprie capacità sembra ormai essere evidente a chiunque. Nathaniel Branden, esperto di fama internazionale sulle tematiche legate all’autostima e alle relative strategie di miglioramento, afferma che “l’essenza dell’autostima è fidarsi della propria mente e sapere di meritare la felicità”.

Più specificamente, secondo il punto di vista di Branden, il concetto di autostima potrebbe essere sintetizzabile in questi due aspetti:

  1. Fiducia nella nostra capacità di pensare e di superare le sfide fondamentali della vita;
  2. Fiducia nel nostro diritto al successo e alla felicità, nel nostro diritto di affermare le nostre necessità e desideri, di realizzare i nostri valori e goderci i frutti dei nostri sforzi.

Molte persone oggi lamentano problemi di autostima. Spesso però non si rendono conto che, più che un dono di natura, l’autostima è il frutto di un preciso impegno a lavorare sull’immagine di sé stessi che la nostra mente detiene.

Consigli, tecniche ed esercizi per migliorare la propria autostima sono ormai numerosissimi oggi. Ed in non pochi casi, se effettivamente applicati con costanza ed impegno, possono produrre risultati apprezzabili. Vi sono però casi in cui l’acquisizione di un ottimale livello di autostima si configura piuttosto come un processo che tende ad arrestarsi con eccessiva frequenza, a seguito di una serie di ostacoli aventi la natura di errate convinzioni o di blocchi psicologici più definiti.

Se desideri intraprendere un percorso psicologico per migliorare la tua autostima, sono a disposizione per studiare e definire assieme la forma di consulenza psicologica più adatta alla tua specifica situazione, andando a lavorare su tutti gli aspetti della vita che possono condizionare questo ambito.

Un percorso di ascolto empatico e di riflessione profonda sugli aspetti più importanti di sé stessi può aiutare a consolidare le proprie sicurezze e rimuovere gli elementi ostacolanti, oltre a promuovere un’immagine di sé molto più positiva, funzionale ed autentica.

Autostima ed Esperienza Immaginativa

Nel percorso di sostegno psicologico specifico per i problemi di autostima e più in generale finalizzato al benessere psicologico personale, la tecnica con cui principalmente amo accompagnare la persona verso una maggiore consapevolezza e conoscenza di sé stessa è senza dubbio quella dell’Esperienza Immaginativa.

La trasposizione sul piano immaginativo-simbolico dell’esperienza personale e la rielaborazione dei vissuti ostacolanti può avvenire con grande delicatezza e rispetto delle qualità e dei tempi personali. Non si tratta naturalmente di un processo di cambiamento strutturale della personalità, ma piuttosto di una specifica forma di consulenza e sostegno psicologico il cui scopo mirato è quello di promuovere una più positiva ed ampia conoscenza di sé stessi, e di tutte quelle potenzialità rispetto alle quali non vi è ancora una chiara consapevolezza.

L’Esperienza Immaginativa pone delicatamente ma efficacemente la persona a contatto con la propria più intima interiorità, a contatto con quegli spazi della propria sfera psichica che contengono anche le migliori risorse. Scoprirle e integrarle nel vissuto quotidiano è l’obiettivo che mi pongo assieme alla persona che decide di intraprendere un percorso finalizzato al miglioramento dell’autostima.

Diciamolo chiaramente fin da subito: l’esperienza o la minaccia della solitudine spaventa quasi tutte le persone. Già altre volte abbiamo parlato della solitudine negli articoli di questo sito. Se essa da un lato offre importanti opportunità di sviluppo interiore, dall’altro rimane una condizione che richiede grandi risorse personali per poter essere opportunamente gestita.

In questa pagina di “Self Help” proveremo a suggerire alcuni semplici metodi pratici utili nel tentativo di superare o accettare la solitudine. L’esperienza della solitudine dovrebbe infatti, prima di tutto, far emergere in noi il desiderio di superarla, cercando di comprendere come aprirci agli altri e alle nuove esperienze che la vita ci può offrire.

“Le aquile non volano a stormi…”

Franco Battiato
Accettare o superare la Solitudine
Accettare o superare la Solitudine – Immagine da unsplash.com

Spezzare la fissazione sull’ “oggetto desiderato”

Per quanto possa sembrare meschino nei confronti di noi stessi, nel momento in cui ci sentiamo attanagliati dalla solitudine dovremmo innanzitutto chiederci se stiamo davvero facendo tutto quanto è in nostro potere per uscire da questa situazione. Questo per evitare di pensare che se ci sentiamo soli, è perchè gli altri non hanno il desiderio di vederci, perchè non siamo abbastanza “solari”, perchè non siamo interessanti o attraenti, o perchè siamo convinti che gli altri ci considerino invisibili.

La solitudine deriva generalmente da una condizione che riguarda gli aspetti affettivi più profondi, come i legami famigliari (ad esempio quando vengono interrotti) o le relazioni di coppia, quando terminano o quando non riusciamo a costruirne una.

Per questa ragione tendiamo a fissare la nostra attenzione su ciò che sentiamo mancare nella nostra vita, ignorando tutte le altre opportunità. Tendiamo a pensare che in assenza della persona o della situazione desiderata non potrà esserci nulla a renderci felici.

In generale, nella nostra vita, l’errore più grave che possiamo fare è quello di vincolare la nostra felicità ad una persona, ad un evento o a qualsiasi altra cosa. Quanto più siamo in grado di autogovernarci e di trovare risorse interiori per vivere la quotidianità, tanto meno le circostanze possono avere effetto su di noi. Niente e nessuno deve avere nella nostra vita così tanto potere da scatenare crisi di solitudine, di depressione o qualsiasi altro stato d’animo negativo.

L’unico “potere” a cui dobbiamo consapevolmente sottometterci è quello della nostra forza e saggezza interiore, è quello emanante dal nostro cuore, anche quando ci invita a tenere duro nell’avversità delle circostanze.

Calandoci nell’aspetto più pratico, è di fondamentale importanza evitare di mantenere la nostra coscienza focalizzata sul nostro dolore interiore. Dobbiamo imparare ad osservare l’ambiente attorno a noi con maggiore attenzione. Dobbiamo, in senso psicologico, imparare ad essere più estroversi, ovvero a trarre dall’ambiente esterno quegli stimoli di bellezza, serenità, gioia e consapevolezza di cui abbiamo bisogno nei momenti in cui desideriamo superare la solitudine.

Possiamo iniziare dalle piccole cose. E’ sufficiente iniziare “sollevando lo sguardo” dai nostri problemi personali, dalle nostre preoccupazioni, per rendersi conto di quanta bellezza è sempre presente attorno a noi: da quella del sole, a quella delle persone e delle opere create dall’uomo o dalla natura. Portiamo dunque la nostra attenzione all’ambiente esterno, e ci renderemo conto di quanta attenzione l’ambiente stesso ha magari sempre desiderato rivolgere a noi, ma eravamo troppo chiusi in noi stessi per rendercene conto.

Fino a quando rimaniamo chiusi ad esempio nel nostro desiderio di un partner, non ci renderemo minimamente conto di quante occasioni stiamo sprecando magari di conoscere nuovi amici, di assaporare qualche momento di radiosa interiorizzazione, di scoprire cose interessanti attorno a noi, o di renderci conto che siamo molto più in grado di governare le nostre emozioni di quanto possiamo aver pensato fino a quel momento.

L’occasione più importante che stiamo ignorando potrebbe dunque essere quella di renderci conto che la solitudine, alla fine, non dipende solamente dalle circostanze esterne. La possibilità di vivere un presente sereno e gioioso è frutto anche della nostra volontà di provare a spezzare la nostra tendenza a rimanere fissi sull’oggetto dei nostri desideri.

La solitudine è indispensabile per l’uomo perché acutizza la sensibilità ed amplifica le emozioni.

Walter Bonatti

Sforzarsi di Contattare almeno tre persone tutti i giorni

Questo può essere un suggerimento molto pratico per proseguire nel proposito di assumere un ruolo attivo, come affermato al paragrafo precedente. Possiamo dunque prendere l’impegno con noi stessi di contattare, di persona o con qualsiasi mezzo tecnologico a noi gradito, almeno tre persone tutti i giorni. Parenti, amici lontani, persone con cui non siamo più in contatto da lungo tempo, persone con cui da tempo desideriamo rimediare a qualche contrasto, persone conosciute da poco con cui vorremmo approfondire la conoscenza, ecc. Non possiamo nemmeno immaginare quanto piacere la gente potrebbe avere di ricevere nostre notizie. E non possiamo nemmeno immaginare, almeno fino a quando non iniziamo a farlo, il potente effetto che potrebbe avere questo sforzo sulle nostre emozioni.

Si tratterebbe in sostanza di “rimettere in movimento” ciò che era rimasto stagnante. Le nostre energie, rivolte allo stato di solitudine interiore, devono tornare a fluire verso l’esterno, sotto forma di attenzione, sentimento ed emozioni da dedicare agli altri. Le persone che vorrebbero tanto superare la solitudine tendono ad avere un’idea precisa di ciò che potrebbero fare le altre persone per aiutare loro. Rischiano però di non chiedere mai a se stesse che cosa possono fare loro per gli altri, e quale grande potere comunicativo e relazionale si racchiude nei piccoli gesti quotidiani con cui ci possiamo aprire agli altri.

Nel mettere in pratica questo tentativo di avvicinamento alle altre persone, è sempre bene tenere un diario psicologico quotidiano dei risultati che si ottengono. Abbiamo così la possibilità di predisporci all’apertura di cuore verso gli altri, che in un mondo tendenzialmente egoista e distratto come il nostro può far fare un notevole salto di qualità al nostro magnetismo personale.

Evitare di riempire la propria vita di troppe attività

In alcuni momenti, specialmente quando i nostri tentativi di superare la solitudine sembrano non avere effetto, può senza dubbio essere utile il fatto di tenersi occupati con attività interessanti, in modo da evitare di rimanere a rimuginare sui propri pensieri per troppo tempo. Questa però non deve essere la “soluzione” definitiva. La solitudine non può essere superata diventando semplicemente iperattivi, quantomeno non nel lungo periodo.

Quando l’esperienza della solitudine bussa alla nostra porta, dovremmo prima di tutto chiedere a noi stessi che cosa stia davvero succedendo. Dovremmo impegnarci ad ascoltare con più interesse la voce del nostro cuore, perchè alla base di un’esperienza di solitudine non di rado esiste un bisogno di cambiamento interiore.

A volte il senso di solitudine che sperimentiamo potrebbe essere meglio definibile come un vuoto o un disagio esistenziale. Per questa ragione, cercare di superarlo con modalità che tendono semplicemente ad ignorarlo, non potrà arrestarne il tentativo di orientare i nostri passi verso cammini di maggiore consapevolezza interiore.

Diverso è però il caso in cui, grazie alla crisi che stiamo attraversando, possiamo aprirci alla possibilità di superare la solitudine scoprendo una nuova passione o qualcosa in cui ci rendiamo conto di essere davvero portati. Il valore di eventualità come queste è proprio quello di consentirci di introdurre nella nostra vita una nuova realtà e di migliorare la nostra autostima. E tutto questo non può che offrire grandi benefici alle nostre doti relazionali.

Pensare prima di tutto al benessere altrui

Nei momenti in cui sperimentiamo uno stato di solitudine siamo piuttosto consapevoli di quanto gli altri potrebbero fare per noi. Come abbiamo già detto, sappiamo con una certa precisione che cosa ci manca nella vita.

Forse però non sarebbe così paradossale riuscire a pensare prima al benessere delle altre persone. Non c’è infatti niente di più magnetico che il genuino sentimento di una persona capace di una generosa ed autentica empatia. In altri termini, possiamo aiutare noi stessi aiutando gli altri. Il mito greco di Chirone, il “guaritore ferito”, testimonia l’antichità di questa filosofia di vita.

Quando la solitudine serra i ranghi e ci si oppone con tenacia, nelle nostre riflessioni serali dovremmo iniziare col chiedere a noi stessi quante persone siamo riusciti a far stare bene durante la giornata. A volte, basta un semplice sorriso per stabilire una connessione profonda e duratura.

Se siamo realmente in grado di rivolgere la nostra attenzione, i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri moti del cuore a tutto ciò che ci circonda, il sentimento di solitudine svanisce automaticamente, come una fioca luce svanisce alla raggiante luce del sole.

Usare con saggezza i social network

Le abbondanti opportunità di contatto offerte dai moderni strumenti tecnologici hanno oggi un potenziale indiscutibile per aiutarci a superare la solitudine. Questo tipo di relazioni tende però a rimanere ad un certo livello di superficialità. Tende a non portare a sviluppi interessanti delle relazioni, se manca l’interesse di almeno una delle parti a farli evolvere.

Usare con saggezza le opportunità di contatto offerte dai social network oggi può consistere anche nell’impegnarsi ad interessarsi con sincerità a ciò che le altre persone condividono, alle iniziative che propongono e alla scoperta dei loro interessi personali. Come ripetutamente afferma Dale Carnegie, nel famosissimo best seller “Come trattare gli altri e farseli amici”, le persone amano parlare delle cose a cui loro si interessano. Entrare in relazione offrendo loro la possibilità di parlare con entusiasmo di ciò che le appassiona, arricchisce ai loro occhi la nostra personalità di un eccezionale tocco di magnetismo personale.

“La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole”.

Carl Gustav Jung
Accettare o superare la Solitudine

Accettare o superare la Solitudine – Immagine da unsplash.com

Imparare ad accettare la solitudine che non possiamo superare

A volte ci rendiamo conto che la solitudine non può proprio essere evitata. Jung, come alcuni psicologi appartenenti all’area della Psicologia Transpersonale, affermava che la nostra psiche tende ad un livello di integrazione più ampio rispetto alla dimensione dell’Io di cui possiamo avere consapevolezza. Egli definì questa dimensione come “il Sé”. La via che conduce a questo straordinario traguardo è il processo di individuazione. Come dice il termine stesso, si tratta di manifestare la propria individualità, differenziandosi da una psiche che potremmo definire collettiva, al fine di scoprire la propria essenza più autentica. Si tratta di una vera e propria crisi, il cui esito non è sempre certo, ma che certamente implica la capacità di tollerare la solitudine e il silenzio interiore.

Non si tratta in questo caso di isolamento dal resto del mondo, o dello sviluppo di una tendenza al distacco. Si tratta di una solitudine sana, autentica, consapevole e foriera di una possibile luminosa espansione di coscienza. In momenti come questi, dobbiamo prima di tutto chiedere a noi stessi quale potrebbe essere il senso di questa esperienza, almeno quando avvertiamo con chiarezza che ne deve esistere uno. La solitudine diventa paradossalmente un’esperienza di grande arricchimento interiore quando ci è chiaro il significato teleologico di questa esperienza.

Forse la solitudine non se ne va dalla nostra vita proprio perchè essa rappresenta la voce del nostro inconscio superiore o Sé Transpersonale. Le vite di molti grandi uomini sono costellate da momenti di solitudine. Molti dei momenti più illuminanti della nostra vita scaturiscono da momenti di solitudine, spesso drammaticamente forzata. E’ possibile che la nostra coscienza, in ultima analisi, abbia bisogno di momenti di silenzio interiore, ottenibili grazie alla solitudine e alla capacità che ne deriva di affinamento della propria sensibilità.

Superare la solitudine con l’aiuto di uno Psicologo

Saper distinguere tra una solitudine passeggera, risolvibile con qualche sforzo di volontà personale e un po’ di pazienza, e una crisi di riorientamento interiore, avente invece lo scopo di guidarci lungo le complesse vie dell’individuazione, non è semplice. A volte, l’aiuto di uno psicologo in grado di distinguere con chiarezza tra questi due processi potrebbe non essere superfluo. Si tratta chiaramente di una decisione molto personale, ma che può essere d’aiuto nel personale lavoro di avvicinamento al proprio Sé.

Può essere d’aiuto anche per comprendere che la solitudine, per la persona autenticamente in contatto con la parte più elevata della propria coscienza, alla fine non è altro che un’illusione. Se ci sentiamo soli, se la solitudine ci si presenta come un fardello penoso che siamo costretti a portare, forse non ci rendiamo conto di quanto potere abbiamo per intervenire su questa situazione. o forse ce ne rendiamo conto perfettamente, ma siamo allo stesso tempo consapevoli del suo possibile “ruolo” nella nostra vita.

In questa rubrica di Psicologia Pratica cerchiamo di focalizzarci su tematiche relativamente semplici ma al tempo stesso di interesse sufficientemente ampio da poter essere applicabili nella nostra vita quotidiana. Oggi si parla spesso di autostima o di fiducia in sé stessi, dal momento che tematiche come queste hanno un rilievo sempre più riconosciuto nello studio, nel lavoro, nello sport e nella vita in generale. Facendo riferimento ad un articolo apparso di recente sulla rivista Psychology Today dal titolo “13 Things the Most Confident People You Know Never Do”, riportiamo un elenco di tredici caratteristiche che le persone sicure di sé tendono a possedere. Per quanto incompleto o eccessivamente generico possa essere questo elenco, può comunque costituire un simpatico mezzo di rapida autovalutazione del proprio grado di sicurezza in sé stessi.

Secondo la psicologa Barbara Markway, le persone sicure di sé hanno un’idea precisa di quello che cercano e di ciò che ritengono importante. Esisterebbero alcune modalità di pensiero e alcune abitudini in comune tra questi individui. E tutto questo li aiuterebbe a raggiungere i loro obiettivi. Vediamo dunque queste caratteristiche, una per una, con qualche piccolo adattamento e revisione personale.

1. Non credono di valere meno degli altri

Alla base della fiducia in sé stesse che le persone sicure di sé manifestano, vi è una convinzione positiva e realistica sul proprio valore personale. Pensare di valere quanto le altre persone non implica automaticamente la convinzione che non serva impegnarsi per ciò che si desidera. E non significa nemmeno illudersi che la vita distribuisca equilibratamente i suoi doni. Significa piuttosto essere consapevoli di avere il medesimo diritto di tutti gli altri a far valere i propri diritti, a perseguire i propri sogni, a godersi la vita e a realizzarsi nel modo più autentico.

2. Non temono l’insicurezza

Avere qualche insicurezza su sé stessi non è necessariamente motivo di preoccupazione. Qualche timore può semplicemente segnalare che non ci sentiamo adeguatamente preparati per una prova da sostenere. Oppure può significare che vorremmo avere maggiori informazioni su qualcosa per poter fare scelte più consapevoli. A volte segnala anche la nostra esigenza di voler cambiare qualcosa, o il desiderio di prenderci una pausa per poter valutare la situazione con sufficiente distacco ed equilibrio. 

3. Non perdono tempo in esitazioni eccessive

Le persone sicure di sé, una volta acquisite le opportune competenze e informazioni, sono in grado di agire tempestivamente. L’insicurezza iniziale viene opportunamente tollerata. Le decisioni vengono prese con tempestività e consapevolezza, consentendo un azione appropriata ed efficace. Mancano del tutto quegli infiniti pensieri negativi sulle modalità con cui le cose potrebbero andare storte, tipici delle persone insicure. 

4. Non si interessano solo alle azioni eclatanti

Una persona con una grande fiducia in sé stessa non si interessa necessariamente solo a ciò che ha grande visibilità. L’audacia e il coraggio sono aspetti che possono emergere anche con piccoli miglioramenti progressivi. La forza del cambiamento, in questo caso, deriva sia da un crescente sentimento di autostima, sia dal rinforzo positivo ricevuto dalle altre persone.

5. Non confondono l’autostima con l’arroganza

Alcune persone evitano di mostrarsi sicure di sé stesse nel timore di apparire arroganti o di invadere gli spazi altrui. La fiducia in sé stessi non ha però nulla a che fare con l’arroganza, e nemmeno con un atteggiamento esibizionista o presuntuoso. Al contrario, quando ci sentiamo confortevolmente sicuri di noi stessi, è il momento in cui siamo in grado di aprirci agli altri con maggiore sincerità ed interesse. E’ il momento in cui smettiamo di dirottare tutte le nostre energie verso la preoccupazione del modo in cui veniamo considerati, e di conseguenza possiamo prestare più attenzione alle persone con cui interagiamo.

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6. Non temono feedback o conflitti

Una persona sicura di sé accetta tranquillamente un feedback senza porsi sulla difensiva. Se la fiducia in noi stessi non poggia su meccanismi difensivi ma possiede solide e concrete basi di appoggio, siamo in grado di valutare serenamente, e in maniera costruttiva, le osservazioni delle altre persone.

Essere “self-confident” non significa esibire maggiore aggressività quando si presenta un conflitto. Anche l’aggressività viene infatti spesso confusa con la sicurezza in sé stessi o con la capacità di leadership. È senza dubbio possibile esprimere la propria opinione assertivamente lasciando spazio anche ai punti di vista altrui. E persino raggiungere un buon compromesso che tenga conto dell’opinione di tutti.

Persone sicure di sé
Le caratteristiche delle persone sicure di sé – Immagine da Unsplash.com

7. Non temono il fallimento

Le persone sicure di sé non si illudono di non poter mai andare incontro a qualche tipo di fallimento. E non sono nemmeno immuni da momenti di insicurezza o ansietà (vedi punto 2). La fiducia in loro stesse poggia infatti sulla consapevolezza di possedere adeguati strumenti psicologici, grazie ai quali non temono di affrontare questi momenti o le nuove sfide.

8. Non hanno bisogno di ambire alla perfezione

Ambire al perfezionismo è spesso un modo molto efficace per instaurare in noi un sentimento di bassa autostima. La convinzione che tutto debba essere perfetto prima di iniziare qualunque azione, può addirittura impedirci di impegnarci nelle cose che più ci interessano.

9. Non si conformano a modelli esteriori di riferimento

I modelli di successo a cui le persone ritengono di doversi conformare sono spesso creati dalla pubblicità. Molti spot sono opportunamente creati al fine di suscitare nelle persone un sentimento di carenza rispetto a qualcosa. Le persone concretamente sicure di sé non sentono il bisogno di conformarsi a qualche “prototipo” esteriore per creare un modello ideale di realizzazione personale.

10. Non si conformano a ciò che vedono sui social media

Tutte le persone titolari di un profilo social sono perfettamente consapevoli del fatto che nessuno può vantare la totale assenza di imperfezioni, difetti o momenti di crisi. Eppure si tende a condividere solo i momenti che descrivono carriere da sogno, grandi successi o relazioni personali perfette.

Se basassimo la nostra autostima sul confronto con il modo in cui le persone appaiono sicure di sé in quegli opportunamente selezionati momenti di gioia o successo, incorreremmo senza dubbio nell’illusione di non essere altrettanto “fortunati”.

11. Non temono di provare nuove vie

Per quanto possa sembrare paradossale, sono proprio i fallimenti a cui inevitabilmente si va incontro sperimentando nuovi modi di fare le cose ad alimentare la nostra crescita. Non possiamo costruire una solida autostima se non accettiamo prima l’evidenza che determinati momenti di fallimento fanno parte della vita. L’accettazione del rischio di un fallimento è ciò che ci consente di agire senza rimanere bloccati da irreali ambizioni perfezioniste.

12. Non sono eccessivamente autoreferenziali

In alcune tradizioni profondamente spirituali si raccomanda sempre all’allievo di togliere sé stesso e le proprie preoccupazioni dal centro della scena, e di focalizzarsi su ciò che più conta. Pare però che questa raccomandazione valga anche in altri contesti. Quando smettiamo di investire una notevole quantità di energie nel rimuginare sul modo in cui siamo percepiti dagli altri, su come vengono valutati i nostri difetti o sul timore di apparire insignificanti, possiamo renderci conto che anche le altre persone, alla fine, sono intrappolate in loro stesse con le medesime preoccupazioni. Una sana sicurezza di sé si basa dunque anche sulla capacità di decentrarsi e di focalizzarsi sulla costruzione di relazioni proficue con le altre persone.

13. Non aspettano che siano gli altri a determinare i loro obiettivi

Il contesto sociale in cui siamo inseriti tende a promuovere modelli di felicità basati su aspetti che potrebbero non essere adatti a tutti. Le persone del proprio ambiente tendono inoltre ad avere aspettative nei nostri confronti. Allontanarsi da ciò a cui ambiscono la maggior parte delle persone o deludere le aspettative altrui richiede una notevole dose di coraggio e fiducia nel proprio “sentire”.

La capacità di rifiutare un modello imposto eteronomamente per perseguire scopi ritenuti più importanti o più nobili, qualora conduca ad una vita di piena ed autonoma realizzazione, è senza dubbio una dimostrazione di fiducia e sicurezza di sé.

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Altre Pagine sull’argomento dell’Autostima e della Sicurezza di sé:

Quando proprio non funziona…

Sarà certamente capitato a tutti nella propria vita di vivere l’esperienza di un amore non corrisposto. In età adolescenziale o nella prima giovinezza può capitare con maggiore frequenza, ma non è certamente un’eventualità rara anche negli anni della maturità. Proveremo, in questo spazio dedicato alla “Psicologia Pratica” ad offrire qualche suggerimento alle persone il cui cuore è sottoposto al dolore della mancata corresponsione del sentimento. 

Il terreno su cui ci muoveremo è il medesimo su cui trovano appoggio molti dei contenuti di questo sito. Qualsiasi esperienza possa impattare la nostra vita, anche particolarmente dolorosa come quella di un amore non corrisposto, deve alla fine condurre l’individuo ad una più profonda consapevolezza di sé ed una maggiore autocoscienza

Non esistono esperienze fine a se stesse, o frutto del caso, o della sfortuna, o di errate congiunzioni astrali. Anche un amore non corrisposto, come tutto ciò che tocca in profondità il nostro cuore, alla fine altro non è che una pagina del nostro personale libro della vita. Se vogliamo davvero esserne i protagonisti, dobbiamo essere disposti ad assaporale una ad una, frase dopo frase, in tutta la loro bellezza, profondità e, persino drammaticità.

Non siamo mai così indifesi verso la sofferenza, come nel momento in cui amiamo

Sigmund Freud
Superare un amore non corrisposto
Superare un amore non corrisposto – Immagine da pixabay.com

La sofferenza per un amore non corrisposto

Dobbiamo dire innanzitutto che l’esperienza dell’amore non ricambiato in persone particolarmente sensibili può costituire motivo di profonda (e prolungata) sofferenza. Il sentimento di rifiuto, la sensazione di solitudine e il grave impatto sulla propria autostima e sull’immagine di sé sono solo alcuni tra gli aspetti che questa esperienza può scatenare. A chiunque può capitare di ritrovarsi a vivere un amore non corrisposto, e di norma le circostanze della vita fanno in modo che si creino nuove opportunità o che si riesca in qualche modo ad andare oltre. 

Ma se questa eventualità tende a ripetersi, o se si rimane intrappolati in un’attrazione particolarmente intensa ma senza speranza e senza via d’uscita, esiste persino il rischio di sviluppare una sintomatologia di tipo depressivo. Particolarmente esplicativa a questo proposito è la trama del capolavoro letterario di Johann W.Goethe “I dolori del giovane Werther”. La drammaticità per la mancata corresponsione del proprio amore verso la giovane Charlotte, scatenerà nel protagonista una vera e propria ossessione, che lo condurrà addirittura al suicidio.

E’ dunque particolarmente importante rendersi conto che se alcune situazioni di questo tipo si risolvono semplicemente con il tempo, altre possono avere risvolti più complessi da gestire, sui cui è bene prestare particolare attenzione. In alcuni casi può infatti essere raccomandabile un colloquio con uno psicologo, al fine di comprendere se l’evoluzione è del tutto normale, o se vi sono elementi critici da monitorare. 

Alcuni suggerimenti pratici 

Bisogna iniziare dalle cose più semplici e di immediata applicabilità. Dopo la presa d’atto dell’impossibilità del coronamento del proprio sogno d’amore, deve essere trovato il coraggio di spezzare tutti i vincoli, piccoli o grandi, che ci legano alla persona da cui non siamo ricambiati. Dobbiamo riuscire ad affrontare la situazione da un lato ammettendo i fatti con onestà e razionalità, dall’altro mantenendo il più possibile integra la considerazione che abbiamo di noi stessi.

1. Accettare la realtà

Spesso si cerca disperatamente di rimanere aggrappati alla situazione creando nella nostra mente illusioni che possono momentaneamente alleggerire il peso della situazione, ma che non potranno condurre ad altro che a ulteriore dolore.

Il dolore (o l’orgoglio ferito!) determinato dal rifiuto può essere così intenso da spingere alcune persone ad andare alla ricerca di spiegazioni che solo in pochi casi potrebbero avere un fondamento. Potremmo ad esempio pensare che l’altra persona, in realtà, abbia un “blocco emotivo”, oppure “timore dell’intimità”.  Potremmo pensare addirittura di doverla “aiutare” a liberare le sue emozioni, ad esprimere i suoi sentimenti bloccati.

Ma la prima cosa da ammettere a sé stessi è la verità: all’altra persona, non interessiamo. Poco importa se non ce lo dice espressamente. Se mostra gentilezza o imbarazzo, non è un segnale di apertura. Probabilmente lo fa solamente perchè non è facile dare un dolore a qualcun altro. Potrebbe avere qualche senso di colpa, o magari semplicemente il timore di perdere quella che dal suo punto di vista è una bella amicizia. Quindi, innanzitutto, facciamo lo sforzo di essere onesti con noi stessi, accettando la realtà che questi non sono segnali di una possibile apertura futura.

2. Accettare un breve attimo di sconforto

Non preoccupiamoci se per qualche giorno tendiamo a cercare qualche canzone triste o ad eccedere con il cibo. Cerchiamo di non provare vergogna o autocommiserazione se ci sentiamo soli, deboli, emotivi e incapaci di reagire prontamente. Soffocare il dolore e tutti i sentimenti connessi ad una situazione di rifiuto amoroso non farà che confinarli in un angolino della nostra coscienza da cui tenderanno a voler evadere. E lo farebbero (come spesso accade) nel momento meno indicato.

Per un tempo il più possibile limitato e ragionevole, rinunciamo quindi a giudicare noi stessi troppo severamente o negativamente, cercando semplicemente di alleggerire il nostro umore come meglio ci riesce, senza avere fretta di uscire dalla situazione. Le opportunità per farlo arriveranno molto presto, e sarà in quel momento che dovremo invece essere opportunamente risoluti.

3. Avere a cuore la propria autostima

Dopo aver ammesso la realtà dei fatti è estremamente importante rendersi conto che l’esperienza del rifiuto è piuttosto comune e che dobbiamo al più presto prenderci cura di noi stessi. Ecco alcuni esempi delle modalità di pensiero che possono aiutare ad orientare il nostro stato d’animo verso quel sentimento di positività e fiducia indispensabile nei rapporti umani.

  • Impariamo, fin da subito, a valorizzare le belle qualità che possediamo, piuttosto che rimuginare sui motivi per cui abbiamo vissuto l’esperienza di un amore non corrisposto;
  • Pensiamo a quanto amore abbiamo da offrire a tutte le persone del nostro ambiente, piuttosto che rattristarci per quello che riteniamo ci sia stato negato da una singola persona;
  • Preoccupiamoci di essere noi la “persona giusta” per il prossimo partner che incontreremo, più che delle ragioni per cui l’altra persona non lo è stato per noi;
  • Cerchiamo di far tesoro di ciò che abbiamo appreso da questa dolorosa situazione, perché anche le esperienze più delicate alla fine sono maestre di vita.

L’elenco potrebbe proseguire all’infinito. Ciò che è importante sottolineare è sostanzialmente il fatto che spetta a noi scoprire e far emergere le nostre migliori qualità. E magari potremmo addirittura renderci conto che senza questa esperienza di amore non corrisposto non ci saremmo mai resi conto di quanto amore, bellezza e forza si celano in noi stessi.

4. Fare qualche esercizio di Autoanalisi

Trascorsi i primi momenti di tristezza e frustrazione, è molto importante saper prendere in mano le redini del proprio destino e fare qualche lucida e sincera riflessione su determinate dinamiche psichiche che ci caratterizzano. Questo ci aiuterà a scoprire qualcosa in più sulla nostra sfera emozionale e su ciò che davvero desideriamo nella nostra vita.

Tendiamo, ad esempio, ad essere attratti da persone che non corrispondono i nostri sentimenti? Quali potrebbero essere i “vantaggi secondari” celati in questa situazione? Tendiamo noi stessi a non ricambiare le persone interessate a noi? Che cosa rende irresistibili, ai nostri occhi, le persone da cui poi non siamo ricambiati? 

Sono solo alcuni esempi delle infinite possibili riflessioni. Naturalmente, ciascuno di noi deve essere in grado di capire se, in questo percorso introspettivo, potrebbe ricevere un grande stimolo alla propria crescita avvalendosi di un aiuto esterno.

5. Spezzare qualsiasi forma di idealizzazione 

La difficoltà più seria nell’affrontare un amore non corrisposto è il fatto che manca spesso il confronto con la realtà. Si dice che non ci si innamora mai di una persona, ma dell’idea o della rappresentazione che creiamo nella nostra mente di quella specifica persona. In altri termini, ciò di cui ci innamoriamo non di rado va oltre la persona stessa. Le nostre emozioni vengono completamente assorbite da quell’immagine perfetta ed ideale che attribuiamo al destinatario dei nostri sentimenti.

Mancando dunque il vissuto effettivo della relazione, il frutto della nostra idealizzazione non può trovare un confronto con la realtà. All’interno della nostra coscienza tende di conseguenza a perpetuarsi. La forza del sentimento che proviamo per il “partner rifiutante” potrebbe, almeno in parte, essere quindi una diretta conseguenza di qualità che siamo noi ad attribuirgli. Anche su questo aspetto, è sempre utile riflettere attentamente, magari con l’aiuto di qualche amico in comune che vede la situazione più obiettivamente. 

Superare Amore non corrisposto - Psicologo Online
Superare un Amore non corrisposto – Immagine da pexels.com

Rimanere amici?

Spesso, in presenza di una relazione che non può evolvere, molte persone si chiedono se sia possibile o in qualche modo utile mantenere un rapporto di amicizia con l’altra persona. E’ certamente possibile, ma non sempre consigliabile. Molto dipende dall’effettiva ragione per cui si desidera mantenere un legame, anche se non è quello sperato. Le difficoltà nel gestire emozioni così complesse, per alcune persone, possono essere davvero notevoli.

Le amicizie tra persone in cui una delle due è coinvolta sentimentalmente possono condurre al rischio di mantenere aperta una speranza anche quando non vi potrà essere alcun esito favorevole. Quando il sentimento provato è travolgente e quando la persona amata occupa la quasi totalità dei pensieri e delle emozioni dell’amante non ricambiato, le possibilità che ciò evolva in una normale relazione di amicizia non sono molte.

L’amicizia è una forma di sentimento, un sentimento talvolta persino più nobile di molte forme di amore di coppia, e come tale deve essere considerata. Non può dunque essere pretesa dalla persona che non desidera un rapporto più intimo, e nemmeno concessa con leggerezza da parte di chi vive la frustrazione dell’amore non corrisposto. Può eventualmente emergere con grande lucidità e consapevolezza da parte di entrambi, e solo dopo un congruo periodo di distacco e di riorientamento dei sentimenti.

La richiesta di “rimanere amici”, soprattutto quando è avanzata dall’amante non corrisposto, può mascherare una fragilità affettiva importante. Essa impedisce alla persona di mantenere il giusto distacco dal partner desiderato, che perpetua però il suo rifiuto. Se invece è quest’ultimo a richiedere l’amicizia, trovandosi in una posizione di maggior distacco emozionale, dovrebbe avere quel minimo di saggezza da comprendere se l’altro/a sarà libero di vivere questa rimodulazione del rapporto, o se lo condannerà a mantenere viva una speranza che dovrebbe invece essere lasciata morire.

Fare tesoro di questa esperienza di vita

Un’altra illusione di cui è bene liberarsi al più presto è quella di avere il cuore spezzato. Il cuore non si spezza mai definitivamente. Per quanto possa far male, nulla ha più forza del nostro cuore, se solo sapessimo rendercene conto in momenti come questi.

Non possiamo sapere se “non era il momento giusto”, se “non era la persona giusta”, o se “qualcosa è andato storto”. E’ del tutto inutile soffermarsi su argomentazioni di questo tipo. La nostra vita, se solo avessimo la pazienza di osservarla più attentamente, procede sempre verso una ricerca di senso e ci pone a contatto con esperienze che hanno lo scopo di farci crescere.

La domanda giusta da porsi è dunque solo una: “che cosa posso apprendere da questa esperienza, nonostante tutto il dolore che mi ha dato?”. Gli eventi sembrano accadere spesso al di fuori delle nostre possibilità di scelta. Non di rado abbiamo la netta sensazione di subire semplicemente gli effetti della casualità. Ma forse sottovalutiamo il potere del nostro cuore di dirigere saggiamente il modo di reagire a questa imprevedibilità.

Se ciò che ci accade può in un certo senso essere definito “destino”, sta a noi esercitare con consapevolezza il nostro “libero arbitrio“. In altri termini, è totalmente nostra responsabilità attivare quelle risorse interiori che ci consentono di fare della nostra vita un’esperienza meravigliosa, indipendentemente dagli effettivi eventi che dobbiamo affrontare.

Sta a noi scoprire che cosa si cela nel nostro cuore dopo aver subito una grande ferita. I doni che la vita ci concede non servono a nulla se non li manifestiamo. Sempre che non preferiamo autocommiserarci, ed insistere su affermazioni come “nessuno potrebbe interessarsi a me”, “non valgo nulla, per questo mi rifiutano”, ecc.

La bellezza è nella forza del nostro cuore. Le qualità del nostro carattere possono, in ogni momento, essere rese meravigliose. Il nostro magnetismo personale è la conseguenza diretta di ciò che pensiamo di noi stessi. In sostanza, molto di ciò che un partner potenziale vede in noi stessi è sotto il nostro diretto controllo. Sta a noi assumerci la responsabilità di renderlo visibile.

Raccomandazione

In queste pagine di Psicologia Pratica sono esposte situazioni di vario tipo, che appartengono generalmente all’ordinarietà della vita. I suggerimenti che abbiamo qui indicato per far fronte ad un amore non corrisposto possono risultare utili quando temporaneamente attraversiamo un momento di difficoltà affettiva. Qualora la situazione in cui ci troviamo dovesse apparire più complessa rispetto a ciò che di norma si verifica in casi come questi, potrebbe essere importante chiedere una consulenza psicologica professionale. I contenuti di questa pagina non sono infatti in alcun modo da ritenersi indicazioni utili per tutte le situazioni e non possono in alcun modo sostituirsi all’intervento di uno Psicologo, qualora fosse raccomandabile.

Capita piuttosto frequentemente che ci possa essere chiesto un parere o un consiglio sulle più disparate questioni della vita, che possono interessare un amico, un parente o qualche conoscente. Quando si tratta però di questioni che toccano la sfera psichica personale, in particolar modo quando hanno un grande impatto sulla sfera emozionale, offrire un consiglio con sufficiente saggezza e da un punto di vista autenticamente empatico non è sempre semplice.

E’ senza dubbio capitato a tutti, nella propria vita, di rivolgersi ad una persona di fiducia in cerca di un parere su qualche specifica situazione. Abbiamo dunque la possibilità di chiedere a noi stessi quanto ci siamo sentiti davvero compresi e quanto siamo stati ascoltati con interesse sincero prima che ci venisse elargito il consiglio. E di conseguenza possiamo avere anche un’idea di quale fosse il nostro stato emotivo conseguente a questa situazione.

E’ del tutto verosimile che una porzione significativa di noi potrebbe riportare un’esperienza non del tutto positiva a questo proposito. Quante sono, infatti, le persone che amano dare consigli semplicemente per esibire la loro intelligenza e per soddisfare un bisogno di sentirsi importanti? La gratificazione “narcisistica” di essere utili a qualcuno è una trappola seducente in cui cadono persino professionisti preparati.

Il profferire il tuo consiglio, non richiesto, niuna altra cosa è che un dire di essere più savio di colui cui tu consigli;
anzi un rimproverargli il suo poco sapere e la sua ignoranza.


Giovanni Della Casa, Galateo overo De’ costumi, 1558 (postumo)
Offrire un consiglio
Offrire un consiglio – Immagine da unsplash.com

Offrire un consiglio su questioni personali

Come comportarci, dunque, quando siamo chiamati ad offrire un consiglio su questioni che riguardano la sfera privata, facendo in modo che possa essere di effettiva utilità alla persona? La prima cosa da fare è estremamente semplice: accertiamoci innanzitutto che il nostro consiglio sia davvero richiesto, e che l’interlocutore non ci stia velatamente inoltrando una richiesta di tipo diverso.

Potrebbe infatti avere semplicemente il desiderio di sentirsi ascoltato. Potrebbe essere alla ricerca di un cuore gentile disposto ad accogliere l’esposizione di un suo problema, senza che gli venga restituito alcun parere specifico. Come è infatti noto da sempre nei contesti psicologici, l’ascolto attivo, profondo, empatico ed autentico ha un potentissimo potere trasformativo nei confronti degli stati di preoccupazione o sofferenza. Dunque accertiamoci di svolgere innanzitutto il ruolo dell’osservatore silenzioso, che rimane sullo sfondo e la cui unica soddisfazione è portare nel proprio cuore il benessere dell’altro. 

In seguito, anche qualora fossimo espressamente invitati ad offrire un consiglio, potrebbe essere utile far prima esprimere verbalmente le riflessioni già elaborate dal richiedente. Spesso le persone hanno semplicemente la necessità di organizzare mentalmente il flusso di pensieri che si susseguono in loro con insistenza. Parlarne con qualcuno, provando ad esporre la questione in maniera ordinata e coerente, potrebbe già di per sé condurre ad una soluzione ottimale elaborata in autonomia. Oltre ad arrivare alla soluzione, in questo caso la persona migliora la propria autostima e il senso di autoefficacia percepita

Riflettere sulla domanda e sulle alternative possibili

Negare al nostro interlocutore un consiglio pratico sul problema che lo riguarda, potrebbe essere percepito come mancanza di sensibilità, di interesse o di rispetto nei suoi confronti. Per questo motivo è sempre bene trovare un modo diverso per affrontare la questione, offrendo alla persona tutta la nostra attenzione ma senza dare una risposta diretta.

Innanzitutto, possiamo chiedergli di elencare tutti i possibili sviluppi che potrebbe avere la questione e tutte le eventuali soluzioni che è possibile adottare per farvi fronte. Senza rendersene conto, la persona potrebbe arrivare ad elaborare autonomamente la soluzione semplicemente dopo aver esplicitato con chiarezza il frutto delle riflessioni personali.

Per aiutare il fluire dei suoi pensieri è possibile ad esempio incoraggiarla ad analizzare la cosa come se fosse un osservatore esterno. E’ del tutto chiaro, in un caso come questo, che l’offerta di un consiglio da parte nostra prima che la persona abbia ponderato a fondo sul problema, potrebbe arrestare il fluire delle sue migliori intuizioni.

Possiamo poi anche chiedere alla persona di assumere un punto di vista diverso. E’ spesso utile chiederle di scambiarsi i ruoli, ovvero di immaginare che fossimo noi a chiederle un consiglio sulla situazione e riflettere su che cosa ci direbbe. Il distacco emozionale, anche solo a livello immaginativo, e l’assunzione di un punto di vista neutrale possono consentire alla mente intuitiva di operare più liberamente e creativamente. 

Potremmo restare sorpresi nel renderci conto che spesso, nel consigliare una persona che riteniamo amica, siamo in grado di ricorrere all’intelligenza del cuore in maniera molto più lucida e profonda di quanto sappiamo fare con noi stessi. 

Offrire un consiglio empatico

Abbiamo già accennato al fatto che quando ci viene richiesto di offrire un consiglio è del tutto verosimile che alla persona destinataria, alla fine, interessi più che altro sentirsi accolta, ascoltata e messa in condizione di esprimere liberamente e confidenzialmente il disagio, lieve o marcato, che questa situazione comporta.

Questo è infatti il fondamento dell’Empatia più genuina: ciò che migliora lo stato d’animo del nostro interlocutore non è il contenuto delle nostre parole, ma la “connessione” che riusciamo a stabilire. Quando la persona si sente autenticamente ascoltata, qualcosa si attiva nella sua mente e nel suo cuore, consentendo alle sue migliori energie creative di emergere e condurre a scelte equilibrate e ben ponderate. Sforziamoci dunque di esprimere semplicemente presenza, senza volerci togliere frettolosamente dall’eventuale imbarazzo, senza avere la pretesa di “risolvere il problema”, senza formulare alcun giudizio.

L’errore più grave che possiamo commettere in questi casi è iniziare a formulare pareri, consigli o precise istruzioni su come affrontare il problema in maniera del tutto impulsiva, prima ancora che la persona abbia avuto modo di completare la sua esposizione. Di norma si tende persino ad offrire suggerimenti che andrebbero bene più che altro per sé stessi, senza curarsi di verificare cosa davvero faremmo se ci trovassimo in una situazione di questo tipo, nei precisi panni della persona che abbiamo di fronte.

Avremmo piacere di sentirci dire quello che noi stiamo per suggerire in quel momento? Ci sentiremmo ascoltati o giudicati? Alleggeriti o ulteriormente frustrati? Saremmo in grado di attuare la soluzione proposta o si tratterebbe comunque di qualcosa di non adatto a noi?

La persona capace di offrire un ascolto empatico non ha timore di ammettere di non avere una soluzione al problema esposto. Non accade di rado infatti che la situazione non possa essere risolta, perchè così è per tutti i grandi problemi della vita. Carl G. Jung non a caso affermava che i grandi problemi della vita non possono essere risolti, ma solo superati. In questo caso è bene limitarsi ad esprimere gratitudine alla persona per aver condiviso con noi un problema così toccante, facendole sentire tutta la nostra compassione e vicinanza.

In sintesi…

Ecco dunque un breve elenco sintetico di aspetti da tenere presenti nel momento in cui siamo chiamati a dare un consiglio a qualcuno.

  • Ascolto attivo e profondo: cercare di assumere il preciso punto di vista del nostro interlocutore e di immedesimarsi nella sua situazione. Offrire un ascolto profondo, accogliente, in totale presenza e senza alcuna interruzione;
  • Tenere a freno l’impulsività: Evitare nel modo più assoluto di formulare frettolosi consigli o suggerimenti, che avrebbero solo l’effetto di far sentire la persona del tutto incompresa;
  • Mettersi nei panni dell’altro: cercare di assumere il suo preciso punto di vista, facendolo sentire incoraggiato ad esprimersi con tutta la libertà che la situazione richiede; Provare a comprendere cosa faremmo esattamente in una situazione di questo tipo, con le risorse che avremmo a disposizione se fossimo l’altra persona;
  • Aiutare a riorganizzare i propri pensieri: potersi esprimere liberamente offre alla persona la possibilità di dare concretezza e ordine al flusso di pensieri che si concatenano nella sua mente. E’ il primo passo verso la ricerca di una soluzione prodotta autonomamente.
  • Favorire il decentramento: aiutare la persona ad immaginare tutti i possibili stati futuri della situazione, e in che modo qualcuno tra questi potrebbe essere una soluzione. Favorire l’adozione di un punto di vista più “distaccato” ed obiettivo, come se stesse offrendo il suo consiglio a qualcun altro.

Raccomandazione

Spesso le parole di un buon amico o di una persona cara possono fare miracoli nell’aiutarci a trovare in noi stessi la risposta più saggia a qualche situazione della nostra vita che richiede un consiglio. Vi sono casi in cui la complessità della situazione può però alleggerirsi in maniera notevole effettuando questo lavoro introspettivo con l’aiuto di uno Psicologo.
La tecnica del
Counseling con l’Esperienza Immaginativa può ad esempio essere utile per effettuare un’esplorazione dei possibili scenari futuri, grazie ad una metodica che consente un delicato contatto che le componenti più illuminative del nostro inconscio.
Anche lo Psicologo, tranne in casi specifici ed eccezionali, evita la diretta formulazione di un parere personale relativamente alla richiesta di un consiglio. Egli possiede però raffinati strumenti di lavoro che consentono alla persona di essere “consigliata” su come procedere autonomamente ad
elaborare la propria soluzione ed aiutata a rimuovere eventuali blocchi inconsci che ostacolano il processo.

Autostima o Arroganza? La vera forza del carattere

Forza del Carattere

L’autentica forza del carattere tende oggi ad essere confusa con l’arroganza o l’aggressività. Spesso questa qualità non è innata. E’ il prezioso conseguimento di cui possiamo beneficiare dopo aver affrontato con umiltà e successo determinate difficoltà della vita.

Come afferma lo psichiatra Paolo Crepet, “l’autostima non si costruisce con feste e bei vestiti, ma nei momenti difficili della vita”. L’autostima autentica è un sentimento genuino di sincero apprezzamento interiore nei confronti di se stessi che può nascere solamente in chi ha esplorato con onestà i propri limiti e i propri punti di forza.
Essa può pertanto essere fatta emergere; può essere costruita pazientemente; perchè, quali esseri umani, abbiamo il pieno diritto ad esprimerci in pienezza e consapevolezza.

“L’autostima non è tutto;
solo che non vi è nulla senza di essa”
Gloria Steinem

L’esercizio che segue, mediante il potere dell’immaginazione creativa, è un tentativo che va proprio in questa direzione.

Esercizio per sviluppare e potenziare l’Autostima

Preparazione:

L’esercizio per potenziare l’Autostima viene svolto preferibilmente seduti su una sedia, con la schiena rilassata ma eretta. E’ comunque possibile effettuarlo anche da sdraiati, purchè ciò non attenui la concentrazione mentale. Questi suggerimenti introduttivi sono basati sulla personale esperienza dell’autore, e sono quindi da intendere come indicazioni generali, completamente adattabili in base alle esigenze e/o abitudini personali.

  • Portare l’attenzione al respiro, inspirando ed espirando delicatamente alcune volte, mentre il corpo si rilassa e si distende.
  • Acquietare dolcemente le emozioni, lasciandole fluire assieme al respiro.
  • Concentrare la mente sul lavoro da svolgere, in modo che altri pensieri distraenti non invadano il campo della coscienza, e procedere con l’esercizio…

L’Esercizio

  • Riflettere per un paio di minuti sul significato autentico della parola AUTO-STIMA (un realistico sentimento di stima e considerazione per se stessi e per il proprio valore).
  • Rispondere mentalmente alle seguenti domande:
    • Quali sono le mie migliori qualità personali (intelligenza, saggezza, amorevolezza, pazienza, ecc.)?
    • Quali sono le doti personali che gli altri vedono in me e che però io non mi riconosco?
    • Quali sono quelle che dovrei sviluppare in me per essere la persona che vorrei?
  • Ora immagina di osservare te stesso, come se ti vedessi allo specchio, e di vederti già dotato di quegli aspetti che ti renderebbero sicuro di te stesso, consapevole del tuo valore e apprezzato dagli altri.
  • Visualizza l’immagine di te stesso che lentamente si ingrandisce, i colori si fanno sempre più vividi e la tua espressione sempre più soddisfatta e piena.
  • Immagina ora qualche situazione concreta della tua vita in cui puoi applicare queste qualità (lavoro, studio, famiglia, crescita personale, ecc.)
    • Quali sono le emozioni che vivi, immaginando il successo e la gratificazione che puoi raggiungere grazie a questa maggiore consapevolezza personale?
    • Riesci a immaginare come migliorano i tuoi rapporti con le persone?

Ora, conservando lo stato emozionale potenziante che si è sviluppato in te, prometti a te stesso di ripetere domani questo stesso esercizio.
Puoi ora ritornare ad uno stato di pienezza di coscienza, con uno spirito di autostima rinnovato.

Psicologo Online - Potenziare l'Autostima

Sviluppare e potenziare l’autostima


L’esercizio per potenziare l’Autostima fa parte di una serie di tecniche elaborate sulla base dell’esperienza personale dell’autore, ma, come risulterà evidente, si tratta di applicazioni ad alcuni ambiti particolari di quelle fondamentali tecniche di immaginazione creativa già piuttosto note a chi opera nel campo.
L’uso personale e continuativo di queste tecniche offre un’importante opportunità autoformativa, che consente nel tempo di avere l’esperienza necessaria per sviluppare i propri strumenti, grazie alla comprensione delle dinamiche psichiche che essi instaurano.