Home » Empatia

Empatia

Ascolta la versione audio letta dall’autore

Il Dizionario Garzanti di Psicologia definisce la compassione come “partecipazione emotiva al dolore altrui che si esprime attraverso un sentimento di solidarietà alla base del quale c’è per A. Schopenhauer la consapevolezza della comune partecipazione al carattere doloroso dell’esistenza. […] Per S. Freud, e per la psicoanalisi in genere, la compassione è una forma di inibizione utilizzata nell’economia psichica per reprimere le componenti di crudeltà presenti nella pulsione sessuale”.

Quale fosse la posizione di Freud sulla natura delle pulsioni umane fondamentali, come l’aggressività e la sessualità, è una questione nota anche all’esterno dell’ambito psicoanalitico o psicologico in generale. Le riflessioni filosofiche del padre della psicoanalisi hanno infatti influenzato pesantemente la cultura del XX Secolo. Non ci si dovrebbe pertanto stupire del fatto che egli abbia considerato un sentimento di estrema nobiltà come quello della compassione né più né meno che come un mero meccanismo psichico compensatorio.

Quando sei nella sventura e cerchi compassione dal prossimo, gli porgi una parte del tuo cuore. Ti ringrazierà, se ha buon cuore; se ha il cuore duro, ti disprezzerà

Khalil Gibran
Emozione della Compassione
L’emozione della Compassione
immagine da: pixabay.com

Compassione e psicologia Buddhista

In epoca più recente si tende a parlare dell’emozione della compassione estendendone ampiamente sia il significato che le potenzialità. La compassione fa tra l’altro regolarmente parte dei percorsi di Mindfulness, una forma di meditazione derivante dalla millenaria tradizione Buddhista. Per cui molte persone sono oggi più propense ad annoverarla tra le emozioni umane più nobili, più che ad intenderla come una mera funzione fisiologica o istintuale.

Lo psicologo Jack Kornfield, esperto di psicologia Buddhista, nel suo testo “Il cuore saggio” definisce la compassione rifacendosi proprio agli antichi testi buddhisti, che la descrivono come “il fremito del cuore di fronte al dolore, la capacità di vedere le nostre lotte con occhi gentili”. La compassione, a suo avviso, corrisponderebbe semplicemente alla natura umana più profonda. Sorgerebbe dall’interconnessione tra noi e tutte le cose.

Per Kornfield la compassione costituirebbe di fatto anche un atto di coraggio. Il grande coraggio non si dimostrerebbe con l’aggressività o con l’ambizione. Aggressività e ambizione tendono a suo avviso a dimostrare un’espressione di paura o di percezione erronea della realtà. Il cuore coraggioso non ha invece paura di aprirsi al mondo. E sarebbe proprio la compassione a condurci ad avere fiducia nella nostra capacità di aprirci alla vita senza armature.

Ma l’aspetto più curioso ed interessante che forse più nitidamente traspare sia dagli scritti di Kornfield che più in generale dagli insegnamenti legati all’utilizzo anche in ambito clinico e psicopatologico della Mindfulness è quello della compassione verso sé stessi. La compassione viene infatti intesa come un cerchio che comprende tutti gli essere, noi stessi inclusi, e va rivolta a tutti indistintamente.

Un gesto compassionevole nei confronti di sé stessi sarebbe dunque proprio l’elemento più importante nel percorso che ristabilisce l’armonia interiore. Osservare noi stessi e le nostre esperienze con “occhi gentili” ci renderebbe consapevoli della quantità di dolore che abbiamo entro noi stessi, consentendoci di avviare un processo di consapevolezza e trasformazione interiore.

Compassione e vulnerabilità

Tiffany Watt Smith, autrice del testo “Atlante delle emozioni umane” si sofferma su un dettaglio che non sempre appare evidente quando si parla dell’emozione della compassione. Per poterla esprimere è necessario infatti portare all’esterno lati molto vulnerabili di sé stessi. E questa è un’esperienza non facile da tollerare.

E’ necessaria una grande saggezza per andare incontro al dolore di qualcuno senza esporre se stessi al rischio di sentirsi indifesi a propria volta. Tale rischio non mancherebbe nemmeno nelle professioni di aiuto, dal momento che è del tutto improbabile isolare ermeticamente il proprio cuore dal dolore che attraversa quello di un’altra persona.

La vera compassione però, aggiunge l’autrice, corrisponderebbe in questo caso all’abilità di sostenere le persone in modo tale che arrivino ad essere in grado di trovare la forza in sé stesse. Farsi coinvolgere nel dolore di un’altra persona credendo di offrire conforto non è né saggio né utile a nessuno. Serve solo a togliere alla persona l’abilità di raccogliere le proprie forze per affrontare una realtà difficile.

Come già chiaramente messo in evidenza in alcuni articoli dedicati al tema dell’ascolto profondo, in situazioni simili l’unica cosa che è opportuno fare è semplicemente offrire con gentilezza la propria presenza, senza suggerire nulla, senza trovare soluzioni che nella maggior parte dei casi nessuno sta richiedendo.

Il sentimento della compassione avrebbe dunque diversi aspetti in comune con l’empatia. In entrambi i casi l’autenticità personale viene espressa nel saper offrire all’altra persona i sentimenti più nobili che riescono ad emergere in noi nel momento in cui non abbiamo timore della nostra fragilità.

Ascolto Psicologico

Incontrare un ascolto psicologico profondo, empatico ed autentico, può aiutare a rimettersi in contatto con le proprie emozioni ed a ritrovare la giusta serenità per affrontare la vita nei momenti di difficoltà

Nelle pagine di questo sito abbiamo già parlato dell’importanza dell’impegno a sviluppare la nostra Empatia. Questa qualità, sempre più riconosciuta in diversi ambiti della vita umana, può davvero essere un elemento di straordinaria importanza per stabilire relazioni interpersonali equilibrate e ricche.

Pur essendone indubbiamente dotate, numerose persone si chiedono però se esistono dei modi per sviluppare questo potenziale, per potersi aprire alla manifestazione dell’Empatia in maniera efficace e completa. Riportiamo quindi di seguito alcuni suggerimenti pratici che possono essere utili per sviluppare la nostra empatia. Si tratta per lo più di questioni di buon senso, ma la cui efficacia potrebbe addirittura sorprenderci.

Sviluppare la nostra Empatia
Sviluppare la nostra Empatia – Immagine da unsplash.com

Sviluppare l’Empatia con l’Ascolto Profondo

La capacità di ascoltare con presenza, apertura all’altro ed autentico interesse è una dote piuttosto rara. Provocatoriamente, qualcuno afferma che in realtà, quando parliamo con le altre persone, spesso non stiamo realmente entrando in relazione con loro. Stiamo semplicemente aspettando il nostro turno per parlare. Si tratta senza dubbio di un’affermazione eccessiva, ma contiene probabilmente un’ombra di verità. Dovremmo avere prima di tutto il coraggio di chiedere a noi stessi:

  • quanta attenzione dedichiamo alle altre persone quando interagiamo con loro?
  • con quanto interesse ascoltiamo le loro parole, ma anche le loro emozioni, sentimenti, preoccupazioni, sofferenze, ecc.?
  • quanti minuti, in una giornata tipica, riusciamo a dedicare disinteressatamente agli altri e a ciò che sta loro a cuore?
  • quanta sincerità e amorevole desiderio vi è in noi quando ci stiamo relazionando con qualcuno?

Oggi si parla spesso di Mindfulness, o di Presenza Mentale. Ma forse in nessun ambito come nelle relazioni personali questo aspetto dovrebbe essere valorizzato. La Presenza Mentale a livello relazionale indica esattamente tutto ciò di cui avremmo bisogno per riuscire ad ascoltare, ad empatizzare correttamente, a provare sincero interesse e ad offrire il meglio di noi stessi al nostro interlocutore.

In sostanza, per sviluppare la nostra empatia è indispensabile saper prestare un ascolto profondo all’altra persona, cercando di rendersi conto delle sue reali esigenze e di cosa stia cercando di comunicarci realmente attraverso tutti gli aspetti non verbali. A questo scopo, un interessante esercizio quotidiano potrebbe essere quello di interessarsi con sincerità ed apertura ad almeno una tra le persone che si incontrano. E’ sufficiente chiederle come sta. Se la domanda è posta con interesse autentico e sincero, i risultati possono sorprenderci in brevissimo tempo.

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre

Ian Maclaren

Iniziare da sé stessi…

Come è facile comprendere, la prima persona che dovremmo imparare ad ascoltare in profondità siamo proprio noi stessi. Non abbiamo alcuna possibilità di comprendere le emozioni altrui ed interpretarle con il giusto equilibrio se non abbiamo familiarità con la nostra sfera emozionale più profonda. L’empatia più vera è un sentimento ad ampio spettro, che richiede prima di tutto sincerità con noi stessi.

Fare ricorso alle capacità immaginative

Gli esercizi di visualizzazione creativa possono essere utili a tanti scopi, anche per sviluppare la nostra empatia. Dal momento che ciò di cui spesso le persone difettano è l’ascolto profondo, un efficace esercizio per allenare questa capacità può essere quello di cercare di immedesimarsi immaginativamente con l’altra persona.

  • Assumendo il suo punto di vista, come ci sentiremmo nella stessa situazione in cui si trova?
  • Quali sentimenti o emozioni caratterizzerebbero il nostro essere?
  • Quali parole vorremmo sentirci rivolgere per essere aiutati a gestire una situazione che ci addolora?
  • Quale vorremmo fosse l’approccio delle altre persone nei nostri confronti?

Gli esempi possono essere infiniti. L’unico aspetto importante è la necessità di cercare di immedesimarsi con lo specifico punto di vista dell’altro; come se si vedesse il mondo con i suoi occhi; come se vivessimo esattamente la medesima situazione.

Sviluppare la nostra Empatia grazie all’osservazione

Quando pensiamo a qualche modo per poter sviluppare la nostra empatia, forse ci dimentichiamo di averne uno formidabile sempre a portata di mano: la nostra vita quotidiana. Quante persone incontriamo quotidianamente che potrebbero offrirci la possibilità di comprendere qualcosa in più su loro stesse?

In ogni gesto, c’è un significato, un’intenzione, uno stato d’animo, un’emozione, un sentimento, un meccanismo di difesa e tante altre cose. Il tono della voce offre informazioni preziosissime sul mondo interiore del nostro interlocutore. E lo stesso si può dire anche rispetto alla sua mimica e alle espressioni facciali.

Possiamo quindi prenderlo come un prezioso esercizio quotidiano. Sforziamoci in ogni momento di leggere tra le pieghe dei comportamenti, delle espressioni e degli atteggiamenti che le persone attorno a noi assumono. Questo favorirà l’emergere in noi di un’abilità sempre più raffinata e consolidata di allineamento con il vissuto interiore dell’altro.

Permettere agli altri di mostrare empatia nei nostri confronti

Forse potrà sembrare inusuale, ma per apprendere ad empatizzare profondamente con le altre persone dobbiamo consentire loro di poterci offrire la loro empatia. Imparando ad accoglierla, senza dubbio si affineranno anche le nostre capacità non solo di restituirla, ma anche di saperla offrire a persone diverse.

Il riconoscimento e l’accettazione del gesto empatico a noi rivolto può sciogliere resistenze, può alimentare emozioni e può donare la gioia dell’ascolto sincero.

Leggere…

Potrà apparire come il suggerimento più banale, ma data la scarsa propensione alla lettura dimostrata in generale dalle persone, può senz’altro giovare ricordarlo. Esistono in commercio diverse pubblicazioni sull’Empatia e sul modo di alimentarla in sé stessi. Esistono anche numerosi articoli disponibili liberamente in rete. Possiamo pertanto approfittare dell’altrui esperienza, maturata negli ambiti del vissuto quotidiano o della ricerca in Psicologica, che costantemente si aggiorna.

Il vero “segreto” di quest’arte, è però, a mio parere, la capacità di provare una gioia autentica nell’esprimere la propria crescente empatia. Tra le varie qualità umane, questa è senza dubbio quella che più di molte altre richiede un elevato livello di sincerità, autenticità e genuinità di sentimento.

Altri articoli sull’Empatia

Diciamolo chiaramente fin da subito: l’esperienza o la minaccia della solitudine spaventa quasi tutte le persone. Già altre volte abbiamo parlato della solitudine negli articoli di questo sito. Se essa da un lato offre importanti opportunità di sviluppo interiore, dall’altro rimane una condizione che richiede grandi risorse personali per poter essere opportunamente gestita.

In questa pagina di “Self Help” proveremo a suggerire alcuni semplici metodi pratici utili nel tentativo di superare o accettare la solitudine. L’esperienza della solitudine dovrebbe infatti, prima di tutto, far emergere in noi il desiderio di superarla, cercando di comprendere come aprirci agli altri e alle nuove esperienze che la vita ci può offrire.

“Le aquile non volano a stormi…”

Franco Battiato
Accettare o superare la Solitudine
Accettare o superare la Solitudine – Immagine da unsplash.com

Spezzare la fissazione sull’ “oggetto desiderato”

Per quanto possa sembrare meschino nei confronti di noi stessi, nel momento in cui ci sentiamo attanagliati dalla solitudine dovremmo innanzitutto chiederci se stiamo davvero facendo tutto quanto è in nostro potere per uscire da questa situazione. Questo per evitare di pensare che se ci sentiamo soli, è perchè gli altri non hanno il desiderio di vederci, perchè non siamo abbastanza “solari”, perchè non siamo interessanti o attraenti, o perchè siamo convinti che gli altri ci considerino invisibili.

La solitudine deriva generalmente da una condizione che riguarda gli aspetti affettivi più profondi, come i legami famigliari (ad esempio quando vengono interrotti) o le relazioni di coppia, quando terminano o quando non riusciamo a costruirne una.

Per questa ragione tendiamo a fissare la nostra attenzione su ciò che sentiamo mancare nella nostra vita, ignorando tutte le altre opportunità. Tendiamo a pensare che in assenza della persona o della situazione desiderata non potrà esserci nulla a renderci felici.

In generale, nella nostra vita, l’errore più grave che possiamo fare è quello di vincolare la nostra felicità ad una persona, ad un evento o a qualsiasi altra cosa. Quanto più siamo in grado di autogovernarci e di trovare risorse interiori per vivere la quotidianità, tanto meno le circostanze possono avere effetto su di noi. Niente e nessuno deve avere nella nostra vita così tanto potere da scatenare crisi di solitudine, di depressione o qualsiasi altro stato d’animo negativo.

L’unico “potere” a cui dobbiamo consapevolmente sottometterci è quello della nostra forza e saggezza interiore, è quello emanante dal nostro cuore, anche quando ci invita a tenere duro nell’avversità delle circostanze.

Calandoci nell’aspetto più pratico, è di fondamentale importanza evitare di mantenere la nostra coscienza focalizzata sul nostro dolore interiore. Dobbiamo imparare ad osservare l’ambiente attorno a noi con maggiore attenzione. Dobbiamo, in senso psicologico, imparare ad essere più estroversi, ovvero a trarre dall’ambiente esterno quegli stimoli di bellezza, serenità, gioia e consapevolezza di cui abbiamo bisogno nei momenti in cui desideriamo superare la solitudine.

Possiamo iniziare dalle piccole cose. E’ sufficiente iniziare “sollevando lo sguardo” dai nostri problemi personali, dalle nostre preoccupazioni, per rendersi conto di quanta bellezza è sempre presente attorno a noi: da quella del sole, a quella delle persone e delle opere create dall’uomo o dalla natura. Portiamo dunque la nostra attenzione all’ambiente esterno, e ci renderemo conto di quanta attenzione l’ambiente stesso ha magari sempre desiderato rivolgere a noi, ma eravamo troppo chiusi in noi stessi per rendercene conto.

Fino a quando rimaniamo chiusi ad esempio nel nostro desiderio di un partner, non ci renderemo minimamente conto di quante occasioni stiamo sprecando magari di conoscere nuovi amici, di assaporare qualche momento di radiosa interiorizzazione, di scoprire cose interessanti attorno a noi, o di renderci conto che siamo molto più in grado di governare le nostre emozioni di quanto possiamo aver pensato fino a quel momento.

L’occasione più importante che stiamo ignorando potrebbe dunque essere quella di renderci conto che la solitudine, alla fine, non dipende solamente dalle circostanze esterne. La possibilità di vivere un presente sereno e gioioso è frutto anche della nostra volontà di provare a spezzare la nostra tendenza a rimanere fissi sull’oggetto dei nostri desideri.

La solitudine è indispensabile per l’uomo perché acutizza la sensibilità ed amplifica le emozioni.

Walter Bonatti

Sforzarsi di Contattare almeno tre persone tutti i giorni

Questo può essere un suggerimento molto pratico per proseguire nel proposito di assumere un ruolo attivo, come affermato al paragrafo precedente. Possiamo dunque prendere l’impegno con noi stessi di contattare, di persona o con qualsiasi mezzo tecnologico a noi gradito, almeno tre persone tutti i giorni. Parenti, amici lontani, persone con cui non siamo più in contatto da lungo tempo, persone con cui da tempo desideriamo rimediare a qualche contrasto, persone conosciute da poco con cui vorremmo approfondire la conoscenza, ecc. Non possiamo nemmeno immaginare quanto piacere la gente potrebbe avere di ricevere nostre notizie. E non possiamo nemmeno immaginare, almeno fino a quando non iniziamo a farlo, il potente effetto che potrebbe avere questo sforzo sulle nostre emozioni.

Si tratterebbe in sostanza di “rimettere in movimento” ciò che era rimasto stagnante. Le nostre energie, rivolte allo stato di solitudine interiore, devono tornare a fluire verso l’esterno, sotto forma di attenzione, sentimento ed emozioni da dedicare agli altri. Le persone che vorrebbero tanto superare la solitudine tendono ad avere un’idea precisa di ciò che potrebbero fare le altre persone per aiutare loro. Rischiano però di non chiedere mai a se stesse che cosa possono fare loro per gli altri, e quale grande potere comunicativo e relazionale si racchiude nei piccoli gesti quotidiani con cui ci possiamo aprire agli altri.

Nel mettere in pratica questo tentativo di avvicinamento alle altre persone, è sempre bene tenere un diario psicologico quotidiano dei risultati che si ottengono. Abbiamo così la possibilità di predisporci all’apertura di cuore verso gli altri, che in un mondo tendenzialmente egoista e distratto come il nostro può far fare un notevole salto di qualità al nostro magnetismo personale.

Evitare di riempire la propria vita di troppe attività

In alcuni momenti, specialmente quando i nostri tentativi di superare la solitudine sembrano non avere effetto, può senza dubbio essere utile il fatto di tenersi occupati con attività interessanti, in modo da evitare di rimanere a rimuginare sui propri pensieri per troppo tempo. Questa però non deve essere la “soluzione” definitiva. La solitudine non può essere superata diventando semplicemente iperattivi, quantomeno non nel lungo periodo.

Quando l’esperienza della solitudine bussa alla nostra porta, dovremmo prima di tutto chiedere a noi stessi che cosa stia davvero succedendo. Dovremmo impegnarci ad ascoltare con più interesse la voce del nostro cuore, perchè alla base di un’esperienza di solitudine non di rado esiste un bisogno di cambiamento interiore.

A volte il senso di solitudine che sperimentiamo potrebbe essere meglio definibile come un vuoto o un disagio esistenziale. Per questa ragione, cercare di superarlo con modalità che tendono semplicemente ad ignorarlo, non potrà arrestarne il tentativo di orientare i nostri passi verso cammini di maggiore consapevolezza interiore.

Diverso è però il caso in cui, grazie alla crisi che stiamo attraversando, possiamo aprirci alla possibilità di superare la solitudine scoprendo una nuova passione o qualcosa in cui ci rendiamo conto di essere davvero portati. Il valore di eventualità come queste è proprio quello di consentirci di introdurre nella nostra vita una nuova realtà e di migliorare la nostra autostima. E tutto questo non può che offrire grandi benefici alle nostre doti relazionali.

Pensare prima di tutto al benessere altrui

Nei momenti in cui sperimentiamo uno stato di solitudine siamo piuttosto consapevoli di quanto gli altri potrebbero fare per noi. Come abbiamo già detto, sappiamo con una certa precisione che cosa ci manca nella vita.

Forse però non sarebbe così paradossale riuscire a pensare prima al benessere delle altre persone. Non c’è infatti niente di più magnetico che il genuino sentimento di una persona capace di una generosa ed autentica empatia. In altri termini, possiamo aiutare noi stessi aiutando gli altri. Il mito greco di Chirone, il “guaritore ferito”, testimonia l’antichità di questa filosofia di vita.

Quando la solitudine serra i ranghi e ci si oppone con tenacia, nelle nostre riflessioni serali dovremmo iniziare col chiedere a noi stessi quante persone siamo riusciti a far stare bene durante la giornata. A volte, basta un semplice sorriso per stabilire una connessione profonda e duratura.

Se siamo realmente in grado di rivolgere la nostra attenzione, i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri moti del cuore a tutto ciò che ci circonda, il sentimento di solitudine svanisce automaticamente, come una fioca luce svanisce alla raggiante luce del sole.

Usare con saggezza i social network

Le abbondanti opportunità di contatto offerte dai moderni strumenti tecnologici hanno oggi un potenziale indiscutibile per aiutarci a superare la solitudine. Questo tipo di relazioni tende però a rimanere ad un certo livello di superficialità. Tende a non portare a sviluppi interessanti delle relazioni, se manca l’interesse di almeno una delle parti a farli evolvere.

Usare con saggezza le opportunità di contatto offerte dai social network oggi può consistere anche nell’impegnarsi ad interessarsi con sincerità a ciò che le altre persone condividono, alle iniziative che propongono e alla scoperta dei loro interessi personali. Come ripetutamente afferma Dale Carnegie, nel famosissimo best seller “Come trattare gli altri e farseli amici”, le persone amano parlare delle cose a cui loro si interessano. Entrare in relazione offrendo loro la possibilità di parlare con entusiasmo di ciò che le appassiona, arricchisce ai loro occhi la nostra personalità di un eccezionale tocco di magnetismo personale.

“La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole”.

Carl Gustav Jung
Accettare o superare la Solitudine

Accettare o superare la Solitudine – Immagine da unsplash.com

Imparare ad accettare la solitudine che non possiamo superare

A volte ci rendiamo conto che la solitudine non può proprio essere evitata. Jung, come alcuni psicologi appartenenti all’area della Psicologia Transpersonale, affermava che la nostra psiche tende ad un livello di integrazione più ampio rispetto alla dimensione dell’Io di cui possiamo avere consapevolezza. Egli definì questa dimensione come “il Sé”. La via che conduce a questo straordinario traguardo è il processo di individuazione. Come dice il termine stesso, si tratta di manifestare la propria individualità, differenziandosi da una psiche che potremmo definire collettiva, al fine di scoprire la propria essenza più autentica. Si tratta di una vera e propria crisi, il cui esito non è sempre certo, ma che certamente implica la capacità di tollerare la solitudine e il silenzio interiore.

Non si tratta in questo caso di isolamento dal resto del mondo, o dello sviluppo di una tendenza al distacco. Si tratta di una solitudine sana, autentica, consapevole e foriera di una possibile luminosa espansione di coscienza. In momenti come questi, dobbiamo prima di tutto chiedere a noi stessi quale potrebbe essere il senso di questa esperienza, almeno quando avvertiamo con chiarezza che ne deve esistere uno. La solitudine diventa paradossalmente un’esperienza di grande arricchimento interiore quando ci è chiaro il significato teleologico di questa esperienza.

Forse la solitudine non se ne va dalla nostra vita proprio perchè essa rappresenta la voce del nostro inconscio superiore o Sé Transpersonale. Le vite di molti grandi uomini sono costellate da momenti di solitudine. Molti dei momenti più illuminanti della nostra vita scaturiscono da momenti di solitudine, spesso drammaticamente forzata. E’ possibile che la nostra coscienza, in ultima analisi, abbia bisogno di momenti di silenzio interiore, ottenibili grazie alla solitudine e alla capacità che ne deriva di affinamento della propria sensibilità.

Superare la solitudine con l’aiuto di uno Psicologo

Saper distinguere tra una solitudine passeggera, risolvibile con qualche sforzo di volontà personale e un po’ di pazienza, e una crisi di riorientamento interiore, avente invece lo scopo di guidarci lungo le complesse vie dell’individuazione, non è semplice. A volte, l’aiuto di uno psicologo in grado di distinguere con chiarezza tra questi due processi potrebbe non essere superfluo. Si tratta chiaramente di una decisione molto personale, ma che può essere d’aiuto nel personale lavoro di avvicinamento al proprio Sé.

Può essere d’aiuto anche per comprendere che la solitudine, per la persona autenticamente in contatto con la parte più elevata della propria coscienza, alla fine non è altro che un’illusione. Se ci sentiamo soli, se la solitudine ci si presenta come un fardello penoso che siamo costretti a portare, forse non ci rendiamo conto di quanto potere abbiamo per intervenire su questa situazione. o forse ce ne rendiamo conto perfettamente, ma siamo allo stesso tempo consapevoli del suo possibile “ruolo” nella nostra vita.

Capita piuttosto frequentemente che ci possa essere chiesto un parere o un consiglio sulle più disparate questioni della vita, che possono interessare un amico, un parente o qualche conoscente. Quando si tratta però di questioni che toccano la sfera psichica personale, in particolar modo quando hanno un grande impatto sulla sfera emozionale, offrire un consiglio con sufficiente saggezza e da un punto di vista autenticamente empatico non è sempre semplice.

E’ senza dubbio capitato a tutti, nella propria vita, di rivolgersi ad una persona di fiducia in cerca di un parere su qualche specifica situazione. Abbiamo dunque la possibilità di chiedere a noi stessi quanto ci siamo sentiti davvero compresi e quanto siamo stati ascoltati con interesse sincero prima che ci venisse elargito il consiglio. E di conseguenza possiamo avere anche un’idea di quale fosse il nostro stato emotivo conseguente a questa situazione.

E’ del tutto verosimile che una porzione significativa di noi potrebbe riportare un’esperienza non del tutto positiva a questo proposito. Quante sono, infatti, le persone che amano dare consigli semplicemente per esibire la loro intelligenza e per soddisfare un bisogno di sentirsi importanti? La gratificazione “narcisistica” di essere utili a qualcuno è una trappola seducente in cui cadono persino professionisti preparati.

Il profferire il tuo consiglio, non richiesto, niuna altra cosa è che un dire di essere più savio di colui cui tu consigli;
anzi un rimproverargli il suo poco sapere e la sua ignoranza.


Giovanni Della Casa, Galateo overo De’ costumi, 1558 (postumo)
Offrire un consiglio
Offrire un consiglio – Immagine da unsplash.com

Offrire un consiglio su questioni personali

Come comportarci, dunque, quando siamo chiamati ad offrire un consiglio su questioni che riguardano la sfera privata, facendo in modo che possa essere di effettiva utilità alla persona? La prima cosa da fare è estremamente semplice: accertiamoci innanzitutto che il nostro consiglio sia davvero richiesto, e che l’interlocutore non ci stia velatamente inoltrando una richiesta di tipo diverso.

Potrebbe infatti avere semplicemente il desiderio di sentirsi ascoltato. Potrebbe essere alla ricerca di un cuore gentile disposto ad accogliere l’esposizione di un suo problema, senza che gli venga restituito alcun parere specifico. Come è infatti noto da sempre nei contesti psicologici, l’ascolto attivo, profondo, empatico ed autentico ha un potentissimo potere trasformativo nei confronti degli stati di preoccupazione o sofferenza. Dunque accertiamoci di svolgere innanzitutto il ruolo dell’osservatore silenzioso, che rimane sullo sfondo e la cui unica soddisfazione è portare nel proprio cuore il benessere dell’altro. 

In seguito, anche qualora fossimo espressamente invitati ad offrire un consiglio, potrebbe essere utile far prima esprimere verbalmente le riflessioni già elaborate dal richiedente. Spesso le persone hanno semplicemente la necessità di organizzare mentalmente il flusso di pensieri che si susseguono in loro con insistenza. Parlarne con qualcuno, provando ad esporre la questione in maniera ordinata e coerente, potrebbe già di per sé condurre ad una soluzione ottimale elaborata in autonomia. Oltre ad arrivare alla soluzione, in questo caso la persona migliora la propria autostima e il senso di autoefficacia percepita

Riflettere sulla domanda e sulle alternative possibili

Negare al nostro interlocutore un consiglio pratico sul problema che lo riguarda, potrebbe essere percepito come mancanza di sensibilità, di interesse o di rispetto nei suoi confronti. Per questo motivo è sempre bene trovare un modo diverso per affrontare la questione, offrendo alla persona tutta la nostra attenzione ma senza dare una risposta diretta.

Innanzitutto, possiamo chiedergli di elencare tutti i possibili sviluppi che potrebbe avere la questione e tutte le eventuali soluzioni che è possibile adottare per farvi fronte. Senza rendersene conto, la persona potrebbe arrivare ad elaborare autonomamente la soluzione semplicemente dopo aver esplicitato con chiarezza il frutto delle riflessioni personali.

Per aiutare il fluire dei suoi pensieri è possibile ad esempio incoraggiarla ad analizzare la cosa come se fosse un osservatore esterno. E’ del tutto chiaro, in un caso come questo, che l’offerta di un consiglio da parte nostra prima che la persona abbia ponderato a fondo sul problema, potrebbe arrestare il fluire delle sue migliori intuizioni.

Possiamo poi anche chiedere alla persona di assumere un punto di vista diverso. E’ spesso utile chiederle di scambiarsi i ruoli, ovvero di immaginare che fossimo noi a chiederle un consiglio sulla situazione e riflettere su che cosa ci direbbe. Il distacco emozionale, anche solo a livello immaginativo, e l’assunzione di un punto di vista neutrale possono consentire alla mente intuitiva di operare più liberamente e creativamente. 

Potremmo restare sorpresi nel renderci conto che spesso, nel consigliare una persona che riteniamo amica, siamo in grado di ricorrere all’intelligenza del cuore in maniera molto più lucida e profonda di quanto sappiamo fare con noi stessi. 

Offrire un consiglio empatico

Abbiamo già accennato al fatto che quando ci viene richiesto di offrire un consiglio è del tutto verosimile che alla persona destinataria, alla fine, interessi più che altro sentirsi accolta, ascoltata e messa in condizione di esprimere liberamente e confidenzialmente il disagio, lieve o marcato, che questa situazione comporta.

Questo è infatti il fondamento dell’Empatia più genuina: ciò che migliora lo stato d’animo del nostro interlocutore non è il contenuto delle nostre parole, ma la “connessione” che riusciamo a stabilire. Quando la persona si sente autenticamente ascoltata, qualcosa si attiva nella sua mente e nel suo cuore, consentendo alle sue migliori energie creative di emergere e condurre a scelte equilibrate e ben ponderate. Sforziamoci dunque di esprimere semplicemente presenza, senza volerci togliere frettolosamente dall’eventuale imbarazzo, senza avere la pretesa di “risolvere il problema”, senza formulare alcun giudizio.

L’errore più grave che possiamo commettere in questi casi è iniziare a formulare pareri, consigli o precise istruzioni su come affrontare il problema in maniera del tutto impulsiva, prima ancora che la persona abbia avuto modo di completare la sua esposizione. Di norma si tende persino ad offrire suggerimenti che andrebbero bene più che altro per sé stessi, senza curarsi di verificare cosa davvero faremmo se ci trovassimo in una situazione di questo tipo, nei precisi panni della persona che abbiamo di fronte.

Avremmo piacere di sentirci dire quello che noi stiamo per suggerire in quel momento? Ci sentiremmo ascoltati o giudicati? Alleggeriti o ulteriormente frustrati? Saremmo in grado di attuare la soluzione proposta o si tratterebbe comunque di qualcosa di non adatto a noi?

La persona capace di offrire un ascolto empatico non ha timore di ammettere di non avere una soluzione al problema esposto. Non accade di rado infatti che la situazione non possa essere risolta, perchè così è per tutti i grandi problemi della vita. Carl G. Jung non a caso affermava che i grandi problemi della vita non possono essere risolti, ma solo superati. In questo caso è bene limitarsi ad esprimere gratitudine alla persona per aver condiviso con noi un problema così toccante, facendole sentire tutta la nostra compassione e vicinanza.

In sintesi…

Ecco dunque un breve elenco sintetico di aspetti da tenere presenti nel momento in cui siamo chiamati a dare un consiglio a qualcuno.

  • Ascolto attivo e profondo: cercare di assumere il preciso punto di vista del nostro interlocutore e di immedesimarsi nella sua situazione. Offrire un ascolto profondo, accogliente, in totale presenza e senza alcuna interruzione;
  • Tenere a freno l’impulsività: Evitare nel modo più assoluto di formulare frettolosi consigli o suggerimenti, che avrebbero solo l’effetto di far sentire la persona del tutto incompresa;
  • Mettersi nei panni dell’altro: cercare di assumere il suo preciso punto di vista, facendolo sentire incoraggiato ad esprimersi con tutta la libertà che la situazione richiede; Provare a comprendere cosa faremmo esattamente in una situazione di questo tipo, con le risorse che avremmo a disposizione se fossimo l’altra persona;
  • Aiutare a riorganizzare i propri pensieri: potersi esprimere liberamente offre alla persona la possibilità di dare concretezza e ordine al flusso di pensieri che si concatenano nella sua mente. E’ il primo passo verso la ricerca di una soluzione prodotta autonomamente.
  • Favorire il decentramento: aiutare la persona ad immaginare tutti i possibili stati futuri della situazione, e in che modo qualcuno tra questi potrebbe essere una soluzione. Favorire l’adozione di un punto di vista più “distaccato” ed obiettivo, come se stesse offrendo il suo consiglio a qualcun altro.

Raccomandazione

Spesso le parole di un buon amico o di una persona cara possono fare miracoli nell’aiutarci a trovare in noi stessi la risposta più saggia a qualche situazione della nostra vita che richiede un consiglio. Vi sono casi in cui la complessità della situazione può però alleggerirsi in maniera notevole effettuando questo lavoro introspettivo con l’aiuto di uno Psicologo.
La tecnica del
Counseling con l’Esperienza Immaginativa può ad esempio essere utile per effettuare un’esplorazione dei possibili scenari futuri, grazie ad una metodica che consente un delicato contatto che le componenti più illuminative del nostro inconscio.
Anche lo Psicologo, tranne in casi specifici ed eccezionali, evita la diretta formulazione di un parere personale relativamente alla richiesta di un consiglio. Egli possiede però raffinati strumenti di lavoro che consentono alla persona di essere “consigliata” su come procedere autonomamente ad
elaborare la propria soluzione ed aiutata a rimuovere eventuali blocchi inconsci che ostacolano il processo.

Per definire esaustivamente il Tipo Amore sarebbe necessario avere una approfondita conoscenza di ciò che si intende con questo termine. “Amore” è senza dubbio una delle parole più utilizzate nella nostra vita quotidiana. Possiamo renderci conto, dal confronto con le altre persone, che ognuno di noi ne ha però un’idea tendenzialmente legata alle proprie esperienze personali.

Per alcuni, l’amore si riduce all’attrazione fisica. Altri ritengono che la forma di amore più importante sia quello che si manifesta all’interno della famiglia. Altri ancora distinguono queste due forme di amore da qualcosa di più nobile e autenticamente disinteressato come la sincerità dell’amicizia più vera.

Non manca naturalmente chi è propenso ad amare ciò che non appartiene alla sfera umana. Il cosiddetto “amore” per il denaro o i beni materiali, o altre forme più astratte come l’amore per l’arte nelle sue varie forme o per la conoscenza.

Ci sono persone che amano il loro lavoro più delle persone che appartengono alla loro vita. C’è poi chi destina il proprio amore solamente (o prevalentemente) a ciò che trascende l’umano, collocandosi nella sfera della religiosità, del misticismo o di qualsiasi forma di spiritualità.

Se ne potrebbero fare molti altri esempi, ma questi dovrebbero bastare a rendersi conto dell’eterogeneità della questione. Tutti questi ambiti sono comunque riconducibili al Tipo Amore definito da Roberto Assagioli. Quando una persona manifesta nel comportamento, nelle emozioni o nel pensiero una forte propensione per uno o più degli ambiti menzionati, è presumibile che abbia in se stessa alcune caratteristiche di questa tipologia.

Madre Teresa di Calcutta - Tipi umani - Tipo Amore
Madre Teresa di Calcutta
© 1986 Túrelio (via Wikimedia-Commons) Creative Commons CC-BY-SA-2.0 de 
– – –
Il suo amore disinteressato, altruistico e pervaso da un forte sentimento religioso, è senza dubbio un esempio del Tipo Amore secondo la classificazione di Roberto Assagioli

Virtù, difetti e qualità da acquisire da parte del Tipo Amore

Possiamo innanzitutto elencare alcune tra le caratteristiche migliori che contraddistinguono il Tipo Amore. Si tratta sostanzialmente di tutte quelle qualità che possiamo individuare nelle persone che in maggior misura possiedono una personalità magnetica, basata sulla capacità di far sentire bene chi le avvicina.

Mostrano solitamente un carattere calmo e sereno. Difficilmente reagiscono con impulsività o irascibilità. La forza che li contraddistingue non è una forza di assalto o di conquista, come nel caso del Tipo Volontà. Per questo motivo sono solitamente pazienti e capaci di sopportazione. A volte anche troppo, anche quando sarebbe più utile una reazione appropriata ma ferma.

Molti possiedono, in maniera spiccata, quella forma di sensibilità verso il vissuto interiore dell’altra persona che viene di norma definita Empatia. Per quanto riguarda i “difetti”, alcune persone appartenenti a questa tipologia si caratterizzano per esprimere l’esatto opposto di quanto fino ad ora descritto. Possono infatti manifestare freddezza, indifferenza per le altre persone e scarsa empatia.

Le virtù a cui il tipo Amore anela, riguardano naturalmente la piena espressione di tutto ciò che fa di questa tipologia quella più incline all’apertura verso le altre persone: amore, compassione, altruismo, ecc.

Atteggiamenti del Tipo Amore

L’atteggiamento del Tipo Amore, può esprimere un sentimento di tipo personale o impersonale. Nel primo caso si tratta di norma di un atteggiamento di tipo “egoistico”, che in un modo o nell’altro ha a che fare con qualche forma di attaccamento.


Secondo Assagioli si tratta di una situazione che riguarda coloro che “dicono, ed onestamente credono, di ‘amare’ i loro mariti, mogli, figli o amici, mentre ciò che essi realmente vogliono è essere amati da loro. 
Questo egoismo inconscio – perchè si tratta di questo – è nascosto sotto l’elevato aspetto esteriore di sentimento ed affetto, ed è la causa di molti conflitti, che conducono a separazioni e divorzi.
Perciò è della massima importanza per tutti noi essere chiari su questo punto e sottometterci ad una analisi onesta e coraggiosa.
Domandiamoci: ‘quando dico o credo di amare i miei cari, quali sono i miei veri sentimenti, atteggiamenti e motivazioni? Li amo per ciò che sono, indipendentemente da me, o imploro e esigo il loro amore per me? Voglio donare me stesso a loro o voglio ricevere amore da loro senza considerare le loro necessità vitali, i loro sentimenti e i loro diritti?’.
Un analisi di questo genere può condurre a delle rivelazioni spiacevoli e perfino sconvolgenti, ma se abbiamo il coraggio e l’onestà di affrontarle, esse determineranno una chiarificazione benefica ed un armonioso riassestamento delle nostre relazioni su un sicuro principio di verità”.

Il tipo Amore può però esprimersi, come dicevamo, con un atteggiamento di tipo impersonale. Esso si può manifestare in una gamma piuttosto diversificata di contesti. Di base, l’elemento in comune è la sincerità di intenti e l’ardente desiderio del cuore di esprimere la propria natura mediante una autentica “irradiazione”.

Normalmente, in persone di questo tipo, l’elemento Amore si manifesta parallelamente ad un altro aspetto: quello della Saggezza. Amore e Saggezza crescono di solito in maniera allineata nell’uomo, ed appartengono ad un’unico aspetto.

Facendo ancora ricorso alle parole di Assagioli, possiamo meglio definire la natura impersonale del Tipo Amore ricordando che la sua modalità di espressione ha spesso a che fare con “l’amore per il Sé universale, o Realtà Suprema, e l’amore per la sua manifestazione cosmica, per la sua rivelazione progressiva nella natura e nell’uomo.
Da questa deriva la ricerca e l’amore del Sé, l’elemento transpersonale nascosto in tutti gli esseri, la compassione spirituale, la coscienza di gruppo sviluppata attraverso l’interazione amorevole e l’identificazione con gli altri.
Ma c’è una seconda serie di qualità supercoscienti […] collegate con il desiderio di conoscere.
La combinazione di sensibilità psichica, intuizione, relazione affettiva e di identificazione con il Sé produce una piena comprensione degli altri, della loro natura essenziale, dei loro bisogni, delle loro aspirazioni ed anche una comprensione della vita in tutti i suoi aspetti. Questo significa saggezza nel suo senso più ampio”.

Elementi di riflessione per la crescita personale

Il Tipo Amore sa senza dubbio esprimere questo sentimento in maniera piena ed equilibrata. Deve però prima stabilire in se stesso il giusto equilibrio e sviluppare opportunamente l’aspetto Saggezza. Il desiderio di essere amati prende non non di rado il sopravvento, riducendo al minimo la capacità di amare con sincerità, quando esiste la necessità di far crescere ancora queste due componenti. L’amore va donato e ricevuto, con sincero altruismo. Quando la preoccupazione per sé stessi e per il desiderio di essere amati appare eccessiva, è forse utile riflettervi.

Anche la grande sensibilità ed empatia di questa tipologia può essere un’arma a doppio taglio. Quando la sensibilità verso se stessi è eccessiva, e in assenza del supporto da parte di una personalità adeguatamente strutturata, tende facilmente a scivolare verso l’autocommiserazione, la compassione eccessivamente emotiva e il senso di colpa. Come abbiamo già accennato, in questa tipologia manca la componente fondamentale del Tipo Volontà. E’ grazie ad essa, infatti, che la persona è in grado di evitare di abbandonarsi a questa forma di illusione, non rara nel Tipo Amore. Lo sviluppo della volontà dunque è un’obiettivo fondamentale per chi si riconosce in questa tassonomia.

Sempre con riferimento alle qualità empatiche, è bene anche prestare attenzione che non nascondano l’inconscio desiderio egoistico di offrire attenzioni o cure alle persone al solo scopo di trarre soddisfazione per sé stessi. A dispetto di quanto affermano molte teorie sociali recenti, forme di altruismo puro e amorevole esiste davvero.

Questa è infatti la natura più autentica del cuore umano, ed in particolare quella del Tipo Amore. Essa deve però poter emergere in tutta la sua bellezza, e per farlo necessita di essere “purificata” dal desiderio egoistico.

Come molti aspetti della natura umana, anche il desiderio egoistico ha un’importantissima funzione di sviluppo e crescita. Al momento opportuno va però lasciato andare, perchè, curiosamente, capita sovente che ciò che costituisce elemento di crescita è destinato a diventare un ostacolo, quando in noi qualcosa cambia.

Lo stesso potrebbe essere detto per la soddisfazione di sé e il successo personale, che tendenzialmente non mancano nel Tipo Amore. Sono elementi di importanza cruciale nello sviluppo della propria personalità e devono essere perseguiti con determinazione. Fosse anche solo per sviluppare quell’aspetto Volontà che sembra mancare in questa tipologia. Possono però diventare ostacolo ad ulteriori sviluppi quando la crescita del cuore è trascurata.

______________________________

NOTA:
Come già specificato nella pagina introduttiva, la classificazione dei “tipi umani” proposta da Roberto Assagioli deve ritenersi utile solo ai fini di un’eventuale riflessione di tipo più che altro “filosofico” su alcuni aspetti della natura umana.
Può essere utile al lettore desideroso di osservare se stesso da un punto di vista differente e difficilmente già noto, ai soli fini di un miglioramento personale.
Le tipologie suggerite non devono in alcun modo essere ritenute utili in ambito clinico per formulare valutazioni della personalità, dal momento che si tratta di categorie concepite con uno scopo unicamente autoriflessivo.

Per i lettori che desiderassero informazioni sulle modalità con cui può essere effettuata una valutazione della personalità da un punto di vista psicodinamico, posso suggerire i seguenti testi, i cui autori sono punti di riferimento anche nel mio lavoro di psicologo:
– Nancy McWilliams, La Diagnosi Psicoanalitica, Casa Editrice Astrolabio
– Jean Bergeret, La Personalità Normale e Patologica, Raffaello Cortina Editore;
– Glen O.Gabbard, Psichiatria Psicodinamica, Raffaello Cortina Editore.

Qualcuno pensa che siamo nati per soffrire…

Nati per soffrire - psicologo online

Per quanto possa sembrare assurda la convinzione che siamo nati per soffrire, per alcune persone la sofferenza è un dato profondamente reale. Qualcuno riesce però a trasformarne gli oscuri sentieri in una luminosa consapevolezza dell’anima.

Empatia e Psicologia

Empatia - Psicologo Online

Il concetto di Empatia in psicologia non implica semplicemente un generico relazionarsi con l’altro, ma richiede la disponibilità ad aprirsi al mondo interno dell’altra persona