Il valore psicologico dell’Inquietudine

Quando l’inquietudine non deriva da un disagio di natura strettamente biologico o psicologico, in alcune persone può indicare l’emergere di un anelito verso l’esplorazione di livelli di consapevolezza sempre più elevati e profondi. Una “malattia provvidenziale” che schiude la nostra mente e il nostro cuore al desiderio di conoscenza del proprio vero essere.
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Prendo spunto da un recente articolo apparso sul sito riza.it: “Inquietudine: se l’accogli ti rinnova” per proporre una riflessione su quel vago sentimento definibile come Inquietudine. Sono decisamente molti gli eventi della vita, o magari semplicemente i pensieri, le aspettative o i timori, che possono suscitare inquietudine in noi. A volte persino le più belle fantasie o i nostri sogni più elevati sono in grado di alimentare qualche inquietudine. Dobbiamo però chiederci se si tratta di un sentimento che va allontanato il più velocemente possibile, oppure se non possa in qualche modo agire nella nostra coscienza come uno stimolo verso la ricerca di qualcosa che è latente in noi e anela ad affiorare alla consapevolezza cosciente.

L’inquietudine non deve spaventare

Nell’articolo appena citato viene affermato esplicitamente che “l’inquietudine non è un male da allontanare”, ma con il giusto atteggiamento mentale essa può addirittura rivelarsi una preziosa fonte di ispirazione. Essa busserebbe alla nostra porta quando è per noi opportuno aprire la mente (o il cuore) verso qualche aspetto o qualche dimensione che ora la vita ci sta chiamando ad esplorare. Riportiamo di seguito le parole più interessanti:

Uno dei più grandi poeti del ‘900, Fernando Pessoa, scrisse un libro intitolato ‘Il libro dell’ inquietudine’ e ne fece una sua fonte di ispirazione. Non ha pensato che l’inquietudine fosse un male da allontanare, un campanello d’allarme, ma le ha aperto la porta, è ‘diventato casa’ per la sua i ‘nquietudine’. Ha deciso di accoglierla e vedere cosa accade, dove lo porterà, cosa vuole fare di lui. Se ti fermi alla convinzione che l’inquietudine è venuta a trovarti perché è successo qualcosa, perché il tuo fidanzato ti ha trattata male, perché devi cambiare lavoro, la tratti come un sentimento negativo e sbagliato, come un qualcosa da aggiustare

Inquietudine e anelito dell’anima

Ma le parole più profonde su questo tema sono a mio avviso quelle che ho avuto la fortuna di leggere in un articolo dal titolo “Elogio dell’inquietudine”, sul sito www.ariannaeditrice.it, di cui riporto alcuni tra gli spunti più illuminanti.

Ecco: questa, forse, è l’inquietudine: lo scuotersi e il fremere degli enti quando li afferra la sublime nostalgia dell’essere; il vento gagliardo che spazza l’afa stagnante e irrompe sulle cose come un soffio di vita nuova; lo squarciarsi delle nubi e l’apparire di un altro orizzonte, di un nuovo cielo e di una terra nuova, più fresca, più viva, come se fosse stata investita da un’ondata di amore e gratitudine; come questi abeti e questi platani che si piegano e si contorcono in una convulsione che è l’aspra sincerità e la gioia dolorosa della vita stessa.

A torto si guarda all’inquietudine come ad una condizione interiore preoccupante e potenzialmente pericolosa. Non parliamo, ovviamente, dell’inquietudine legata a circostanze contingenti e travagliate, per esempio al senso di colpa per una cattiva azione commessa, o all’incertezza per un evento minaccioso che ci viene incontro, o – ancora – alla difficoltà di prendere una decisione difficile, penosa, che ci vede obbligati a scegliere tra due mali.

Parliamo invece dell’inquietudine come condizione esistenziale e legata a un’intima esigenza di cambiamento, di rinnovamento, di superamento, da una condizione chiusa e frustrante verso una di la libertà, apertura, realizzazione. L’inquietudine esistenziale è il segno di una intensa vitalità dell’anima, che non si accontenta della banalità del quotidiano e aspira a una meta degna dei suoi sforzi e dei suoi ardori“.

[…] “Quando l’inquietudine si accende in un cuore generoso e lo spinge a osare la grande avventura, essa prefigura, mediante la nostalgia che ne scaturisce, lo stadio più alto del movimento ascensionale dell’anima: quello della speranza. L’inquietudine nasce dalla delusione del desiderio che non trova adeguata soddisfazione nei singoli oggetti finiti; e la nostalgia d’infinito, che da essa si origina, apre la strada alla speranza, attesa fiduciosa di quella pienezza e di quell’appagamento profondo che solo nel ritorno all’Essere gli essenti possono assaporare. Il cuore tiepido, che non ha mai bruciato d’inquietudine, che non si è mai acceso di nostalgia, non arriva nemmeno a capire la bellezza e la profonda necessità di questo movimento. Se non ha mai provato la divorante nostalgia dell’Essere, vuol dire che non è mai salito in coperta, dove soffiano liberi i venti, a contemplare l’orizzonte marino disseminato di nubi, a respirare profondamente l’odore di salso delle vastità equoree. Vuol dire che è sempre rimasto acquattato in un angolo buio della stiva, nell’odore di muffa e di stantio, dove giunge appena un’eco del possente fragore delle onde e dove le ragnatele tessono indisturbate la tela fra vecchie cose logore e polverose“.

 

Psicologo Online - Inquietudine

 

Inquietudine esistenziale: problema psicologico?

Spesso abbiamo ricordato, sulle pagine di questo sito, che determinati momenti di “crisi psicologica” possono essere segnali di apertura verso nuovi livelli di consapevolezza interiore. Questi segnali devono essere attentamente distinti dai molto più diffusi segni e sintomi di aspetti clinicamente rilevanti, che vanno invece affrontati con i mezzi che la psicologia e la medicina oggi sono in grado di offrire.

Per questo motivo è bene prima di tutto valutare se si è di fronte ad un individuo con una struttura di personalità adeguatamente equilibrata, una polarizzazione tendenzialmente introversa ed “interessisufficientemente elevati. In linea con un’osservazione di questo tipo, nello stesso articolo viene fatta una interessante distinzione tra l’inquietudine quale segnale di un vissuto “nevrotico” e quale segnale, invece, dell’anelito della nostra Psiche verso sfere di consapevolezza più nobili, luminose e pregne di Significato:

Non si confonda l’inquietudine esistenziale con la nevrosi, con l’iperattivismo, con lo scomposto agitarsi, correre qua e là, mangiarsi le unghie, imbottirsi di sonniferi per riuscire a dormire, tempestare amici e conoscenti di telefonate per essere continuamente rassicurati su questo e su quello. La nevrosi è un’altra cosa: è una malattia della psiche che nasce da un groviglio di traumi, complessi, paure e insicurezze che avvertiamo come dei corpi estranei che c’ingombrano e dei quali vorremmo liberarci ad ogni costo.

L’inquietudine, invece, è una malattia dell’anima, ma è una malattia provvidenziale; non riguarda determinati aspetti della nostra vita psicologica, ma investe la totalità della nostra coscienza“.

Se l’inquietudine bussa alla nostra porta dobbiamo dunque prima di tutto verificare se questo sentimento non sia, alla fine, solamente un vissuto ansioso dovuto ad errati atteggiamenti o comportamenti. Essi possono (e devono) essere rettificati prendendo coscienza di modi più sani di vivere, nel rispetto dei nostri bisogni emozionali più sani. Qualora fosse invece qualcosa di più profondo, tale da avere una natura “esistenziale”, sarà bene mettere in campo tutte le proprie risorse per comprendere quale sia la nuova strada che la Vita sta tentando di farci conoscere, perchè quella via potrebbe essere disseminata di preziosi tesori.

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